Avanti con la decisione di non parlare fino al processo. Silvio Berlusconi osserva strettamente la regola che gli hanno imposto i suoi avvocati di tacere. Ma osserva attentamente quello che accade in Parlamento. E soprattutto nel Partito Democratico, squassato da una lotta fra Matteo Renzi e il segretario Guglielmo Epifani. Ma il Cavaliere deve anche tenere a bada i suoi fedelissimi, i falchi, sempre più decisi a dare battaglia se il 30 luglio la Cassazione confermerà la sentenza di condanna con relativa interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi è intenzionato a non far subire contraccolpi al governo nel caso di condanna. «L’esecutivo deve andare avanti» ripete da giorni ai suoi. Ma l’ala dei «duri» non sembra disposta più di tanto a seguire questa linea. E una delle possibilità è che alla fine Berlusconi dia il via libera alla protesta, facendo «fibrillare» per qualche giorno il governo per poi intervenire ristabilendo la calma. Ma a far salire la tensione nel Popolo della Libertà non ieri è arrivata la decisione del Gip di Palermo Piergiorgio Morosini di dire no all'archiviazione dell’inchiesta su Renato Schifani accusato di concorso in associazione mafiosa e a disporre nuove indagini nei suoi confronti. Il giudice ha invitato i pm a sentire alcuni pentiti per chiarire alcuni fatti. La procura aveva chiesto l'archiviazione nel novembre scorso, reiterando l'istanza nell'udienza di tre giorni fa. Contro Schifani le accuse di quattro pentiti, da Francesco Campanella a Gaspare Spatuzza, da Stefano Lo Verso a Innocenzo Lo Sicco. Berlusconi ha subito inviato una nota a sostegno del presidente del gruppo dei senatori del Pdl: «Sono vicino all'amico Renato Schifani, colpito dall'inaspettata decisione del Gip di Palermo che ha disposto approfondimenti istruttori su fatti che risalgono a venti anni fa, nonostante la richiesta di archiviazione sostenuta e motivata dalla Procura di Palermo». «Renato Schifani – ha continuato Berlusconi – ha ricoperto nella scorsa legislatura la carica di presidente del Senato con dedizione assoluta al servizio dello Stato e con spirito al di sopra delle parti, come gli è stato unanimemente riconosciuto. Sono sicuro che sarà accertata la sua totale e incontrovertibile estraneità a qualsiasi accusa». E tutto il Pdl si è schierato al fianco dell’ex presidente del Senato. «Esprimiamo massima solidarietà all'amico Schifani. Siamo certi che come ora non è emerso nulla, così sarà per il futuro», ha affermato Mariastella Gelmini. Per Luca D'Alessandro «è quanto meno singolare la decisione presa dal gip Morosini di respingere la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Palermo per l'indagine che vede coinvolto il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani. Non avendo trovato alcun pentito in grado di accusare Schifani dopo oltre tre anni di indagini, la sensazione è che qualcuno a Palermo abbia deciso di dare il via a una disperata caccia al collaboratore di giustizia che possa tirare in ballo a qualsiasi titolo il presidente del Gruppo Pdl in Senato, magari con tanto di premio finale di consolazione per il temerario che eventualmente soddisferà questo desiderio». Anche dagli esponenti del Pdl al governo è arrivata solidarietà al capogruppo del Pdl «La correttezza istituzionale e la storia politica di Renato Schifani – ha commentato il ministro per le Infrastrutture Maurizio Lupi – non saranno certo messe in discussione dal prolungamento di un'indagine che provoca amarezza in tutti noi, in chi l'ha conosciuto nella sua attività parlamentare e in chi gli è amico. Auguro a Renato la serenità di sopportare questa ulteriore prova, certo che la verità dei fatti gli renderà presto ragione». Angelino Alfano ha invece fatto una «lunga e affettuosa» telefonata a Schifani. «La correttezza istituzionale e il comportamento da servitore delle istituzioni – ha poi commentato – sono sotto gli occhi di tutti e non saranno certamente posti in dubbio per il prolungarsi di una indagine che, certamente, desta in Renato Schifani una profonda amarezza, ma non può cancellare ciò che lui ha dato al Paese».
Il Cav si prepara alla resa dei conti
Non vuole far cadere il governo in caso di condanna. Ma deve tenere a bada i falchi. Il Gip dice no all’archiviazione per Schifani
