La norma cosiddetta «svuota-poteri» serve a gestire la transizione verso l’abolizione finale di questi enti, dopo la situazione creatasi con la pronuncia di incostituzionalità del decreto del precedente governo. Il premier Letta ha spiegato anche che il provvedimento serve a «essere coerenti con l’indirizzo che ha ottenuto la fiducia delle Camere». Così se il ddl riuscirà a superare gli attacchi e le insidie delle lobby in Parlamento in Italia si avrà un ordinamento composto da due soli livelli istituzionali eletti dal popolo: le Regioni e i Comuni. Saranno questi ultimi a organizzare l’area vasta amministrativa finora identificata con Provincia e che continuerà a chiamarsi così fino a quando non entrerà in vigore l’abolizione dalla Carta Costituzionale. Ai municipi resteranno i poteri amministrativi mentre alle Regioni saranno devoluti quelli di pianificazione e programmazione. L’abolizione delle Province fa così un passo avanti. Ma solo un passetto. Questo si è letto tra le righe della dichiarazione del ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio: «Noi puntiamo che non ci sia il rinnovo delle amministrazioni provinciali nelle elezioni del 2014, pensiamo di convincere il Parlamento che sia necessario. Siamo pieni di speranza e fiducia ma non di certezze». Il ministro sa quanti tentativi siano stati fatti negli ultimi anni per abolire le Province e quanti fallimenti siano stati scritti nell’albo delle intenzioni. Per ora, dalla revisione del sistema istituzionale italiano, Delrio si aspetta, in due anni, risparmi per un miliardo. «Il personale politico costa 120 milioni di euro, con l'accorpamento delle funzioni i risparmi saranno subito di circa 600-700 milioni. Altri risparmi arriveranno con la norma a regime» ha spiegato. Il ddl approvato dall’esecutivo ha tra i punti qualificanti anche l’istituzione delle città metropolitane. « In tutta Europa - ha chiarito Delrio - nelle grandi città si sviluppa l’innovazione, la ricerca e l’occupazione. L’Italia è indietro. Persino i fondi comunitari, nella prossima programmazione settennale, andranno sulle grandi aree urbane». Tra le novità anche le formule e gli incentivi per aiutare i Comuni, soprattutto quelli più piccoli, ad aggregarsi e ad associarsi con quelli confinanti. Le Città metropolitane sono quelle di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Saranno costituite già dal 1° gennaio 2014 per dar vita allo statuto e al 1° luglio 2014 diventeranno operative e sostituiranno le relative Province. Per la Città metropolitana di Roma Capitale varrà una disciplina speciale. La Città metropolitana avrà funzioni istituzionali di programmazione e pianificazione dello sviluppo strategico, coordinamento, promozione e gestione integrata dei servizi, delle infrastrutture e delle reti di comunicazione. Oltre ad ereditare le funzioni delle Province, le Città metropolitane hanno funzioni di pianificazione territoriale generale, promozione dello sviluppo economico, mobilità e viabilità, ferme restando le competenze delle Regioni. Al nuovo ente vengono trasferiti patrimonio, risorse e personale della Provincia. All’inquietudine dell’Upi che ha spiegato che l’abolizione delle province rappresenta la resa del governo ai grandi burocrati dell’amministrazione periferica dello Stato centrale si è contrapposta una velata soddisfazione dei sindaci. Il primo cittadino di Bologna, Virgino Merola, delegato Anci alle riforme istituzionali, ha riconociuto a Letta il merito di «essersi assunto la responsabilità di mettere mano, nei tempi promessi, a questa importante riforma, che avrà ricadute positive per la nostra comunità».
Giudizio finale per le Province italiane
Il governo approva il ddl che le svuota dei poteri in attesa della cancellazione Prevista l’istituzione di 10 città metropolitane e incentivi per le unioni tra Comuni
