Politica

Letta pensa già a settembre Dismissioni e rigore nei conti

Interventi Nella legge di Stabilità incentivi fiscali e provvedimenti per vendere partecipazioni e immobili dello Stato

Il premier Letta rassicura l’Europa sulla tenuta della linea del rigore in Italia. Ma al question time al Senato lascia presagire quale binario prenderà la politica economica a settembre, quando le condizioni economiche renderanno presumibile un intervento di manutenzione dei conti pubblici. Non una manovra ma interventi sul fronte delle spese e introiti dalle dismissioni e dalla valorizzazione dei beni demaniali. Lo strumento per mettere mano nei conti sarà la Legge di Stabilità, erede della vecchia Finanziaria, nella quale troveranno posto i provvedimenti più corposi. Letta non li ha spiegati. Ha solo accennato all’estensione dell’incentivo fiscale che, come nel caso del bonus ristrutturazioni, sta dando buoni risultati. Ma il metodo resta lo stesso e cioè la continuazione della virtù del rigore che resta imprescindibile. Letta ha ammonito: «Lo dico anche se non fa guadagnare consenso, ma il buon padre di famiglia ha il dovere di dire dei no. I conti pubblici devono rimanere in ordine: il 3 per cento è la condizione per avere più flessibilità». Dunque niente nuove tasse ma nemmeno il ritorno alla spesa facile. Per tagliare lo stock del debito pubblico si potrebbe quindi pensare alla «valorizzazione del patrimonio immobiliare» ma anche a cedere «partecipazioni pubbliche nazionali e degli enti locali», ha proseguito il premier tornando su un tema lanciato da Saccomanni al G20 di Mosca. Le risorse del resto serviranno a obiettivi concreti: non solo il taglio delle tasse, ma anche il rifinanziamento della cassa integrazione, la soluzione del nodo esodati e dei disoccupati «anziani». «Il passo tra disoccupazione e povertà deve angosciare chi siede in questi banchi. - ha concluso parlando ai senatori - Nel nostro Paese ci sono delle situazioni insostenibili e affrontare questi temi è una grandissima priorità. Le misure per il lavoro restano centrali nell’azione dell’esecutivo guidato da Letta. «Quanto fatto in 90 giorni ha a che vedere con un impegno molto particolare: il dl sul lavoro vuole incentivare in modo forte e corposo il lavoro a tempo indeterminato». «Non contano le parole, ma i fatti e il Governo ha scelto di incentivare il lavoro a tempo indeterminato per dare alle imprese e ai lavoratori la possibilità di stabilizzare i rapporti di lavoro il più a lungo possibile», ha aggiunto il premier. Il regime di favore fiscale per perseguire questo obiettivo è ormai una realtà. «Il nostro Paese ha una condizione di favore fiscale per assumere i giovani senza eguali in Europa» ha detto il presidente del Consiglio Letta. Sempre in tema di lavoro il premier ha annunciato la prossima riforma in cantiere e cioè quella degli uffici di collocamento. «Non abbiamo un sistema dei servizi per l'impiego all'altezza, facciamo fatica su questo tema, tutti dobbiamo farci carico di soluzioni». Per questo martedì partirà un’unità di missione che avrà l’obiettivo di costruire un sistema efficiente. «La riforma strutturale del servizio dell’impiego sarà uno degli obiettivi» ha specificato Letta. «In particolare ci sarà una grande banca dati per legare insieme domanda e offerta» ha osservato. Sempre con lo sguardo alla fine dell’anno il premier ha spiegato un altro asse di sviluppo dell’azione del suo governo. «In autunno abbiamo intenzione di approvare e di applicare un grande piano, Destinazione Italia, per allargare la possibilità di attrazione degli investimenti». Immune alla paura di svendere il Paese agli stranieri Letta ha spiegato che «se ci sono marchi importanti italiani che trovano investimenti esteri più importanti nel mercato, io non mi scandalizzo. L’italianità - ha aggiunto - va considerata nell'accezione più larga e noi dobbiamo attrarre lavoro». L’unico tema su cui il presidente del Consiglio ha glissato è quello della riforma dell’Imu non senza code polemiche. Il capogruppo del Pdl a palazzo Madama, Renato Schifani, che aveva interrogato il premier su questo punto ha replicato: «Presidente, mi ritengo soddisfatto anche se dell'Imu ne parleremo al prossimo question time, visto che non c'è stato modo di ascoltarla sul tema, ma mi rendo conto che è un tema delicato che interessa anche la legge di Stabilità».

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