Politica

Parte la sfida di Galileo al Gps americano

Il centro del Fucino di Telespazio ha ricevuto il primo segnale dai quattro satelliti in orbita. Nel 2015 via ai servizi commerciali

PIANA DEL FUCINO Il sistema di navigazione satellitare europeo, Galileo, concorrente del Gps americano da ieri non è solamente un’idea. Alle 16 e 32 i quattro satelliti già in orbita dei trenta che a regime, entro il 2020, osserveranno tutta la superficie terrestre, hanno puntato i loro occhi sul Centro Spaziale del Fucino di Telespazio Italia e rilevato il segnale inviato da un'antenna con un margine di errore di circa due metri. È il primo passo di un progetto sviluppato e finanziato integralmente dall'Unione Europea e dagli Stati membri che apre prospettive economiche importanti per il sistema industriale Ue. Ad annunciare il successo del primo test operativo di Galileo è stato il vicepresidente della Commissione europea, Antonio Tajani, direttamente dal centro del Fucino, alla presenza del ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato e di quello dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza. La prova di ieri che ha di fatto consentito la determinazione della posizione geografica in termini di latitudine, longitudine e altitudine testimonia che il programma di navigazione satellitare è in grado di fornire dati di posizionamento estremamente precisi ai sistemi di navigazione delle automobili o ad altri dispositivi di ricezione come ad esempio i telefoni cellulari di ultima generazione. Il progetto deve chiaramente essere completato. Ai quatto satelliti attualmente in orbita se ne aggiungeranno altri due entro la fine dell'anno. Poi a scadenze determinate ne saranno lanciati quattro alla volta fino al 2020, anno nel quale Galileo sarà pienamente operativo. Già dal dal 2015 però i primi servizi commerciali potranno essere erogati agli utenti. Si tratterà di applicazioni che inizialmente saranno legate ai trasporti, alla pesca e all'agricoltura. «L'Expo di Milano sarà in particolare il banco di prova per testare l'efficacia del sistema nel comparto agricolo» - ha spiegato Tajani. Ma i campi di utilizzo sono infiniti ad esempio nel caso della Protezione civile dove il segnale satellitare può mappare le conseguenze di una catastrofe e guidare i soccorsi in sicurezza. Oppure nel caso della sanità. A Londra, ad esempio, un atleta paraolimpico non vedente ha attraversato un pezzo di metropoli da solo, dotato di occhiali modificati per ricevere indicazioni proprio da Galileo. Gli usi sono dunque illimitati e consentiranno all'Europa di migliorare la vita dei suoi cittadini. Ma le conseguenze del progetto hanno anche un'importanza economica e politica sottolineata da Tajani: «Galileo è una vittoria dell'Europa. Questo progetto vive ed esiste. Una parte dei trenta satelliti sarà costruita anche in Italia e porta l'industria europea a un livello di competitività elevato nello scenario internazionale». Da segnalare infatti che essendo arrivato dopo il più comune e conosciuto sistema Usa Gps, è molto più preciso e affidabile. Quanto ai dati economici a fronte dei 10 miliardi di investimenti spesi complessivamente dall'Unione Europea l'impatto economico stimato sarà di 90 miliardi di euro. Anche per questo Tajani ha difeso nell'ultimo bilancio europeo le poste stanziate per gli investimenti nell'aerospaziale con il fine di rispettare l'obiettivo di portare entro il 2020 al 20% la quota del Pil europeo generata dall'industria. Con Galileo l'Europa si mette in competizione attiva con la Cina e con gli Usa, quest'ultimi inizialmente scettici sulle potenzialità del sistema. Per ora i primi a essere interessati dal business generato sono le aziende tecniche del settore. Già ieri al centro del Fucino sono cominciati i primi incontri con le aziende specializzate nella costruzione dei ricevitori dei segnali. E cioè dei chip da inserire nei cellulari o nei sistemi informatici. Insomma l'Italia si avvia, con Galileo, ad aumentare la sua leadership in un settore ad alto tasso di ritorno tecnologico ed economico. La partita si gioca a tutto campo. E il ministro Zanonato sulle cessioni di asset da parte di Finmeccanica e dunque anche di Avio, specializzata nel lancio dei vettori spaziali, è stato molto tranchant: «Tutte le cose che hanno caratterizzato la presenza di Finmeccanica in Italia devono avere tutela. Per questo penso che sia opportuno non andare avanti nella cessione di questo asset». Un segnale politico molto forte nell'indirizzo gestionale della holding della difesa i cui vertici hanno partecipato alla presentazione del primo segnale di Galileo. L'ad Alessandro Pansa ha spiegato che Galileo presenta più aspetti positivi. Il primo è che è un’iniziativa comunitaria che arriva a conclusione. Il secondo è che le ricadute del progetto consentono all'azienda di Piazza Monte Grappa di continuare a investire nel settore. «Riteniamo che lo spazio rappresenti uno dei pilastri di tecnologia sui quali puntare per un Paese come l'Italia che ha ancora eccellenze nel settore» - ha spiegato Pansa. Anche il neo presidente Finmeccanica, Gianni De Gennaro, ha detto che l'avvio operativo del progetto Galileo «è la dimostrazione concreta di quanto l'azienda consideri strategica l'industria aerospaziale». Luigi Pasquali, ad di Telespazio, ha invece spiegato che l'azienda «vuole partecipare sempre più a questo programma. La società si candida infatti a diventare un player internazionale per la fornitura dei servizi di Galileo e per lo sviluppo di nuova applicazioni». Il ministro Carrozza ha invece ribadito il suo plauso per il sistema: «Un lavoro di anni in cui ha lavorato la politica per togliere gli ostacoli al progetto e la tecnica di avanguardia europea». Infine il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese, ha spiegato che le risorse finora utilizzate dall'Italia sono state attinte da una legge del 2001 che ha potuto contare finora su una dote di 309 milioni. Una legge che attende ora di essere rifinanziata.

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