Il paragone «mitologico» non salva Beppe Grillo dalla solita polemica per il linguaggio utilizzato parlando delle istituzioni. Questa volta il comico genovese si ispira ad Ercole e ad una delle sue fatiche: ripulire le stalle di Augia. E scrive: «Bisogna ripulire l’Italia come fece Ercole, enormi depositi di letame spazzati via da due fiumi deviati dall’eroe. È una fatica immane, ma per salvarsi, o almeno limitare i danni, bisogna risanare il Paese, vanno sradicati inciuci, connivenze, diritti acquisiti, rendite di posizione, burocrazia». «In quasi tre anni - prosegue - i tagli della spesa hanno prodotto il nulla, meno di zero, sia con Monti che con Letta. È normale che sia così. Dal 2011 siamo governati dal Partito Unico, Pdl e Pdmenoelle, che vive di spesa pubblica, di favori, di lobby, di grandi opere inutili come l’Expo e la Tav in Val di Susa, del consenso di blocchi sociali indifferenti alla distruzione dello Stato. Non può suicidarsi. Parole al vento, dette e ridette. Gli sprechi sono ovunque intorno a noi, ma non c’è alcuna volontà politica di eliminarli». Poi un affondo sull’esecutivo guidato da «capitan Findus Letta»: «Da mesi si trastulla con un punto di Iva e il rinvio dell’Imu, con l’unica decisione di rimandare le decisioni mentre l’economia tracolla. Un governo inesistente composto da figure di seconda e terza fila senza nessun peso internazionale. L’Italia è come una scimmia ipnotizzata da un pitone. Ferma, immobile, paralizzata». «Niente deve cambiare pena la catastrofe - conclude -. Si tollera che un condannato in secondo grado per evasione fiscale si presenti in Senato sorridente e irridente a capo di un partito, che una madre e la sua bambina vengano prelevate da uno Stato straniero nella loro casa, si tollera un Parlamento di servi nominati da quattro segretari grazie a una legge elettorale feudale, si ignora la continua violazione della Costituzione. Disposti a tutto per sopravvivere, ma essersi venduti l’anima non basterà. Il lezzo delle stalle è ormai insopportabile». Immediata la rezione delle forze politiche che, quasi, unanimemente, invocano l’intervento dei presidenti di Camera e Senato. Lo fa il numero uno di Montecitorio Laura Boldrini: «Con il suo linguaggio aggressivo e distruttivo, Grillo continua a rovesciare insulti sulle istituzioni. Dice di volerle migliori, più efficienti, ma i suoi costanti attacchi verbali contribuiscono non poco a screditarle e a far scadere il confronto collettivo». «Grillo dimentica tra l’altro - prosegue - che il Parlamento nasce comunque, nonostante i limiti dell’attuale legge elettorale, dal voto di milioni e milioni di italiani, lo stesso che ha portato alle Camere anche 163 deputati e senatori del Movimento 5 Stelle. Dovrebbe dimostrare più rispetto per i cittadini e per coloro che li rappresentano».
«Bisogna ripulire l’Italia dal letame»
Il paragone «mitologico» non salva Beppe Grillo dalla solita polemica per il linguaggio utilizzato parlando delle istituzioni. Questa volta il comico genovese si ispira ad Ercole e ad una delle sue...