Politica

Salta la norma sui «super-stipendi»

C’è anche un giallo nel decreto «Fare». Sarebbe infatti saltata la norma che prevede il tetto dei 300 mila euro agli stipendi dei manager pubblici. «Occorre garantire subito agli italiani che il...

C’è anche un giallo nel decreto «Fare». Sarebbe infatti saltata la norma che prevede il tetto dei 300 mila euro agli stipendi dei manager pubblici. «Occorre garantire subito agli italiani che il Senato correggerà la norma e che il limite va subito ristabilito dopo essere saltato per errore nel passaggio dalla commissione all'aula della Camera – hanno denunciato – i deputati del Pd Michele Anzaldi, segretario della Vigilanza Rai, Dario Parrini, Edoardo Fanucci (entrambi componenti della commissione Bilancio di Montecitorio) ed Ernesto Magorno. «Servono assicurazioni immediate – spiegano ancora i deputati del Partito Democratico – affinchè nessuno metta veti, altrimenti saremmo di fronte non ad un errore ma ad un gravissimo ritorno al passato. Il limite per i manager di aziende pubbliche come Poste, Rai, Ferrovie va reintrodotto immediatamente, dando seguito ad un impegno sul quale pubblicamente non sono mai stati manifestati dubbi dalle forze politiche della maggioranza». «Fare un passo indietro sullo stop alle retribuzioni d'oro dei manager pubblici – aggiungono i parlamentari democratici – significherebbe tradire pesantemente le attese dei cittadini, in un momento in cui la crisi economica si fa sempre più dura». Critiche al Dl Fare arrivano anche dalla Cgil: «Si sta preparando un nuovo taglio lineare alle spese per il funzionamento delle Pubbliche amministrazioni, insieme all'ennesima riduzione per l'acquisto di beni e servizi che produrrà ricadute sull'occupazione di chi lavora negli appalti delle Pa», ha denunciato il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile. «Si tratta dell'ennesima scorciatoia per non affrontare i problemi della qualità della spesa delle Pa – ha proseguito – e stride con tanto rigore il silenzio sul costo delle consulenze, quantificato dallo stesso governo nel 2011 per 1,4 miliardi di euro, e la sottrazione degli amministratori delle società partecipate dalle Pubbliche amministrazioni al tetto retributivo che riguarda tutti i dirigenti pubblici. Retribuzioni che vengono legate alle "migliori pratiche internazionali", proprio mentre ogni giorno gli organi giurisdizionali, a cominciare dalla Corte dei Conti, limitano sempre di più i diritti contrattuali ed occupazionali dei lavoratori "non amministratori"».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.