Un movimento. Ma non un partito. Una struttura agile, flessibile ma radicata sul territorio. Aperta a giovani e imprenditori, capace quindi di autofinanziarsi. Siamo nel 2013 ma l’identikit è quello del 1994: Forza Italia, il nuovo partito che Silvio Berlusconi ha in mente di varare alla ripresa autunnale per superare il Pdl. Forza Italia 2.0 farà parte del Pdl, che resterà come coalizione di centrodestra, con dentro tutti. L’obiettivo è quello di riunire i moderati in un’unica coalizione ma diversificare l’offerta politica in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Non ci saranno passi indietro. Ormai il dado è tratto. Il Cavaliere, rimasto ad Arcore con i suoi più stretti collaboratori, affida a Facebook una dichiarazione che suona come un annuncio ufficiale. Con tanto di plurale majestatis. «Abbiamo deciso di tornare a Forza Italia perché vorremmo, come ci riuscì 20 anni fa, rivolgerci ai giovani e ai protagonisti del mondo del lavoro per chiedere di interessarsi al nostro comune destino. Spero che con il lancio di Fi nel mese di settembre possano aggiungersi a noi tanti italiani con il loro entusiasmo e loro passione». Per la guida di Fi resterebbe in pole il «falco» Daniela Santanchè qualora non dovesse essere eletta alla vicepresidenza della Camera. Berlusconi vuole creare un contenitore in stile ’94, con volti nuovi, soprattutto giovani, (guidati sul territorio magari da manager di alto profilo, capaci di gestire il partito a livello locale con piglio imprenditoriale senza sprechi di risorse) salvando solo alcuni padri nobili della vecchia guardia. Meglio ancora se gli ex An andassero per la loro strada. L’ex premier non li vuole e il Pdl del resto sarà aperto a tutti, anche a Scelta Civica e Udc che si attesterebbero al 4,5% e al 2,6%. La rinascita azzurra passerà attraverso il recupero dello statuto di Fi: movimento «presidenzialista» privo del segretario che si autofinanzierà. La raccolta fondi sarà fatta grazie alle cene riservate ai finanziatori medio-grandi e alle piccole donazioni dei simpatizzanti. Sul tavolo ci sarebbe pure l’ipotesi di finanziamento tramite il meccanismo della «lista di nozze», ovvero un merchandising di qualità pensato per specifiche iniziative. Denis Verdini e Daniele Capezzone starebbero lavorando su questo fronte, mentre Antonio Palmieri si occuperà del lancio on line. L’ex premier è convinto che con il lancio del nuovo partito (con tanto di simbolo con il tricolore in primo piano, che subirà un piccolo restyling grafico) possa avere ancora grande appeal elettorale e portargli quel 20-25% di voti, garanzia di rielezione e conferma della sua leadership nel centrodestra. La riedizione di Fi, dicono a palazzo Grazioli, potrebbe sempre tornargli utile per un ritorno alle urne qualora la situazione politica dovesse precipitare dopo un’eventuale condanna al processo Mediaset il 30 luglio. Secondo gli ultimi sondaggi commissionati alla fidata Alessandra Ghisleri, il Pdl sta crescendo e sarebbe pari con il Pd: 28,1% contro il 28%, mentre la coalizione di centrodestra si attesterebbe al 35,9 rispetto al centrosinistra, fermo per ora al 33,9%. La Lega starebbe al 3,9%, Sel al 4,9% e M5S stabile al 16,1%. L’eventualità del voto però per il momento non viene presa in considerazione dal Cavaliere. L’umore di Berlusconi varia: a volte pessimo, a volte più sereno. Il pensiero va al 30 luglio e al processo Mediaset. Rinchiuso ad Arcore, il Cav continua a restare scettico sul verdetto della Cassazione. Confida nel buon senso dei giudici della Suprema Corte, perché leggendo le carte si accorgeranno della sua innocenza, ma non si aspetta l’assoluzione. I suoi avvocati gli hanno chiesto di mantenere la consegna del silenzio e il Cav rispetterà la linea del low profile. Resta convinto che le sue vicende giudiziarie non possano minimamente intaccare le larghe intese. Il Cavaliere preferirebbe conoscere subito l’esito della sentenza, già il 30 o il 31 luglio al massimo, perché un rinvio lo terrebbe sulla graticola per altre settimane, con il rischio di sfilacciare ulteriormente la fragile maggioranza che sostiene Letta. Il leader Pdl non vuole farsi cuocere a fuoco lento. Attende la sentenza sui diritti tv con preoccupazione, ma avrebbe invitato i suoi a non alzare i toni dello scontro, perché il ruolo di «responsabile» paga, in termini di consensi e di forza contrattuale con il Pd. Per Berlusconi le urne potrebbero essere una sorta di salto nel buio e staccare la spina a Letta lo indebolirebbe. Meglio, quindi, continuare a sostenere il governissimo, per il bene del Paese e una questione di opportunità politica, senza fare sconti a nessuno sulle misure economiche. Troppe incognite sul futuro, almeno secondo l’attuale stato d’animo del Cav, nonostante la spada di Damocle del 30 luglio.
Berlusconi torna al vecchio amore: Fi
Il leader del centrodestra affida a Facebook l’annuncio ufficiale Partito leggero senza segretario e autofinanziato col merchandising
