Bufera al Tar del Lazio. Bastava pagare una mazzetta alle persone giuste e la vittoria del ricorso era garantita. Ieri mattina i carabinieri del Noe del colonnello "Ultimo, Sergio De Caprio, hanno messo la parola fine allo scandalo. Su richiesta della Procura di Roma (il procuratore Giuseppe Pignatone e il pm Stefano Pesci) sono stati arrestati il giudice Franco Angelo Maria De Bernardi, della Seconda sezione del Tribunale amministrativo, e altre sei persone. Sono l’avvocato Matilde De Paola, il faccendiere Giorgio Cerruti, il banchiere Giovannino Antonini (ex presidente della Banca popolare di Spoleto), l’ingegnere Francesco Clementi, l’intermediario Francesco Felice Lucio De Santis e l’amico del giudice Marco Pinti. I primi tre sono rinchiusi in carcere, gli altri ai domiciliari. L’accusa è di corruzione in atti giudiziari per vicende andate avanti sino a poche settimane fa. La storia non finisce qui. Gli investigatori del capitano Pietro Rajola Pescarini hanno portato alla luce il presunto sistema di giustizia assicurata con le tangenti che andava avanti da anni e aveva coinvolto anche insospettabili, convinti che sarebbe bastato pagare per risolvere i propri problemi giudiziari. Somme che variavano a seconda dell’importanza della causa: si andava dai 10 ai 50 mila euro. Cifra concordata tra De Bernardi e De Paola. Tra gli indagati due ammiragli della Marina militare, Marcantonio Trevisani e Luciano Callini. Imprenditori del calibro di Claudio Salini (dell’appalto per il nuovo Ponte della Scafa, a Fiumicino). Ma anche Renato Vettoretto, titolare del Luna Club, locale per scambisti nella Capitale. E Luigi Boccia, ad della radio Tex Rama. Secondo la Procura di Roma, i sospettati avevano richiesto i favori del giudice ritenuto al vertice della cricca. Erano entrati in contattato con l’avvocato De Paola che garantiva la giusta stesura della pratica legale, chiaramente concordata con il magistrato corrotto, avviandoli al ricorso. Tutti pagavano in nero. Solo gli alti ufficiali avrebbero preteso la fattura delle tangenti. Soldi (10 mila euro) che «il giudice - scrive il gip Maria Paola Tomaselli - ha percepito dalla De Paola un compenso "mascherato" da una fattura emessa da Mandija Evis (anche lei indagata e convivente del giudice, ndr ) per prestazioni inesistenti». È esplicita una intercettazione ambientale tra l’avvocato De Paola il giudice De Bernardi, nel suo ufficio al Tar del Lazio. De Paola : «Poi ho visto stamattina sull’home banking che Trevisani ha versato». De Bernardi : «Ah meno male... invece Clemente quanto ci dà?». D.P : «10.000 ... nero ... sì sì ... io gli ho detto 20.000 anche sui 25... 20.000 neri ... poi sono 5.000...». D.B : «Esatto... fatturabili! ...invece l’altro... purtroppo... l’ammiraglio tutti... niente nero...». De Paola confermava per tutti e due (gli ammiragli Trevisani e Callini). D.P .: «L’ho dovuto fare le fatture con tanto di...». De Bernardi diceva che gli ammiragli li poteva capire, mentre gli altri no perché «c’hanno 3/4 della loro attività nera». Il giudice del Tar era da poco rientrato in servizio. A maggio il Tribunale di Palermo l’aveva coinvolto in una vicenda di riciclaggio, tra i quali c’era anche Gianni Lapis, il commercialista dei Ciancimino, cognome noto nei processi di mafia. De Bernardi era accusato di aver condotto una trattativa per l’acquisto di una partita di franchi svizzeri con la percentuale di sconto del 15% di cui il 10% quale sconto per la parte acquirente e la rimanente parte il 5% quale compenso da suddividere per i mediatori.
Sentenze e tangenti Manette al Tar
Arrestati il giudice De Bernardi e altri sei: un avvocato, un manager e due ammiragli
