Politica

L’Ue è una miniera d’oro Ma soltanto per i privati

Oltre la metà dei progetti presentata dalle imprese Comuni e Regioni non sfruttano l’occasione europea

L’Europa è una miniera d’oro che l’Italia - in particolar modo gli enti locali - non hanno ancora imparato a sfruttare appieno. A rivelarlo è un rapporto dell’Ifel - fondazione dell’Anci - la cui pubblicazione è curata dal direttore del Centro Studi Walter Tortorella. Lo studio compie una ricognizione sull’attività degli operatori privati e le imprese nei progetti Por Fesr negli anni 2007-2013 nell’ambito del Piano di Azione e Coesione. E i risultati a cui giunge sono preoccupanti. Oltre la metà dei progetti è appannaggio di privati e imprese. Il contributo totale del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale ammonta a 35,7 miliardi di euro e le sole risorse relative ai Po Regionali Fesr sono di 24,5 miliardi. Il costo rendicontabile complessivo ammonta a 18,5 miliardi, mentre il pagamento rendicontabile a 8,5 miliardi. La media dell’avanzamento finanziario è del 45,7%, mentre i progetti non partiti rappresentano il 13,8%. La maggior parte dei 46.743 progetti (53,2%) e dei relativi costi ammessi (36,9%) è riconducibile a operatori privati e imprese. «Una simile opzione - si legge nel rapporto - sembra sottendere una parziale sconfessione dell’obiettivo di utilizzare le risorse della coesione non per compensare eventuali maggiori costi localizzativi delle imprese, ma per incidere proprio sui gap di contesto (infrastrutturali, economici, sociali) che li determinano. Ne risulta una minore capacità di incentivare la realizzazione di progetti relativi a investimenti in infrastrutture, servizi pubblici, ricerca e innovazione». Il progetto con il costo ammesso più elevato attuato dai privati, relativo alla linea ferroviaria Palermo-Punta Raisi, ammonta a circa 280 milioni, ossia più della metà dei complessivi 422 milioni in capo al comparto istruzione e ricerca. La restante metà degli interventi è attuata da molteplici soggetti: Regioni, Province, Comuni, Unioni di Comuni, Comunità Montane, scuole, università, istituti di ricerca pubblici, organismi di categoria ed altri enti pubblici come ministeri, Asl o enti parco. I Comuni sono i soggetti che dopo i privati gestiscono la mole più ampia di risorse (oltre 5,3 miliardi), seguiti dalle Regioni (circa 3,2). A grande distanza, con 1,8 miliardi, gli altri enti pubblici e organismi di categoria; le Province con 829,6 milioni; scuole, università e istituti di ricerca pubblici con 421,9 milioni e infine, con solo 98,9 milioni le Unioni di Comuni e le Comunità Montane. Lo stato di avanzamento più elevato (60,8%) corrisponde agli interventi in capo a scuole, università e istituti di ricerca, non a caso i soggetti con le operazioni di taglia finanziaria media più ridotta (17 volte più piccola rispetto a quella dei progetti comunali) e con la percentuale più bassa di progetti ancora non avviati (1,5%). I privati e le Regioni registrano un livello dei pagamenti di poco superiore alla metà dei costi, intorno al 52%. Tuttavia il 24,5% delle operazioni regionali è ancora fermo ai blocchi di partenza, contro il 13,9% di quelle in capo ai privati. Un dato che evidenzia la forte difficoltà delle Regioni ad avviare gli interventi dei quali sono beneficiarie, anche se riescono, nei progetti avviati, a tenere il passo con i privati nell’avanzamento finanziario. Tra gli interventi attuati da imprese e privati spiccano quelli destinati a competitività (41,2%) e a ricerca e innovazione (39,9%). È proprio al tema della ricerca che è destinata la quota più ampia di risorse (31,2%) dei costi rendicontabili totali gestiti dai privati. Seguono gli interventi di mobilità (28,8%). Per quanto riguarda i Comuni, la programmazione sembra meno concentrata: le amministrazioni comunali attuano il 23,4% di progetti dedicati alla tutela ambientale, il 24,8% destinato all’efficientamento energetico, il 15,6% per l’attrazione culturale, naturale e turistica e il 13,2% per il rinnovamento urbano e rurale. Tuttavia, in termini di risorse, i principali temi d’intervento sono trasporti (25,2% dei costi rendicontabili), rinnovamento urbano e rurale (22,8%) e prevenzione dei rischi ambientali (20,9%). L’avanzamento finanziario dei progetti attuati dai privati e dalle amministrazioni comunali indica a livello complessivo una gestione più performante da parte delle imprese (52,6% contro 36,5%). Infrastrutture e trasporti costituiscono il settore sono il settore in cui sia i privati sia i Comuni incontrano le maggiori difficoltà nella partenza delle operazioni: il 41,2% dei progetti di mobilità attuati da privati e imprese è fermo ai blocchi di partenza e il dato scende di poco, al 35,0%, per i Comuni. Confrontando le performance di privati e Comuni nell’attuazione dei progetti dei quali sono titolari, emerge un fenomeno di frammentazione delle operazioni, data l’elevata presenza di microinterventi. I progetti attuati dai Comuni sono, in media, di piccolo taglio: il 43,5% ha un importo unitario fino a 150mila euro e solo l’1,3%, ossia 86 interventi, supera i 5 milioni di costo ammesso. «Una tale frammentazione delle risorse difficilmente può riuscire a rispondere alle istanze di crescita strutturale - spiega il rapporto - Al contrario sembra far emergere l’esigenza di far fronte a problemi di finanza locale indotti da tagli ai trasferimenti di risorse ordinarie di bilancio». Lo scenario risulta ancora più estremo nel caso delle operazioni in capo ad operatori privati ed imprese: l’80,2% dei progetti non supera i 150mila euro «e pertanto risulta difficile immaginare come i microinterventi possano impattare strutturalmente sullo sviluppo del Paese. A soffrire dello stallo, infine, sono i progetti con i costi ammessi più elevati che superano i 50 milioni: il 30,8% per i privati e il 42,9% dei Comuni non sono mai partiti.

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