L'Italia meriterebbe uno spread «molto inferiore» a quello attuale. A dichiararlo è il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, il quale in passato, nelle vesti di direttore generale della Banca d’Italia, aveva indicato come giusto uno spread a 100. «La situazione non è preoccupante – ha assicurato – è chiaro che c’è stata una fase di volatilità delle quotazioni di mercato, dovuta inizialmente agli annunci di politica monetaria Usa, che poi sono stati ridimensionati dagli stessi americani». Inoltre, ha notato, «c’è stato un problema di tensione anche in Europa sul Portogallo, e qualche tensione anche di nuovo sulla Grecia». «Complessivamente – ha sottolineato – lo spread italiano è rimasto su livelli a cui era prima e le aste dei titoli di Stato sono andate bene». Secondo il ministro «un Paese che è uscito dalla procedura di deficit eccessivo e che ha tali cifre di finanza pubblica e prospettive di ripresa dell'attività economica, probabilmente se confrontato con altri Paesi dell'area dell'euro potrebbe avere uno spread molto inferiore a quello che ha attualmente». «Sicuramente non ha aiutato la decisione della Standard&Poor's – ha evidenziato, riferendosi al recente declassamento dell'Italia da parte dell'agenzia di rating - Anche qui c’è il problema della regulation e delle iniziative che il Financial Stability Board deve prendere per rendere meno dipendenti dalle agenzie di rating le scelte degli investitori e dei mercati». Ma Fabrizio Saccomanni, partecipando al vertice del G20 a Mosca, è intervenuto sulle possibilità di finanziamento per gli Stati. «C’è stato ampio consenso – ha raccontato – sull'opportunità di riattivare canali di finanziamenti al lungo termine, anche utilizzando forme di credito "innovative", come i credit fund. Il ministro dell’Economia ha poi constatato che «c’è un problema nel riattivare i canali di finanziamento a lungo termine» e ha parlato di un «fallimento di mercato da questo punto di vista, perché risparmi o liquidità ci sono, ma si investono a breve termine, in attività e in istituzioni, che sono nello shadow banking». A questo proposito, ha indicato la necessità di «un'iniziativa di tipo pubblico per trovare nuovi interlocutori, che possano mettere a frutto il dialogo tra le imprese, che hanno bisogno di capitale a lungo termine, e gli investitori istituzionali, che sono pronti a investire a lungo termine, se hanno una corretta percezione del rischio e del rendimento». Saccomanni è poi tornato sull'opportunità di regolamentare lo shadow banking, aggiungendo che «c’è spazio anche per l'attività delle istituzioni pubbliche come la Bei e le banche di sviluppo nazionale». E su tutto questo – ha concluso – mi pare ci sia stato ampio consenso».
Saccomanni: «Meritiamo uno spread più basso di quello attuale»
L'Italia meriterebbe uno spread «molto inferiore» a quello attuale. A dichiararlo è il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni, il quale in passato, nelle vesti di direttore generale della Banca...
