Politica

«La Shalabayeva ringrazia l’Italia»

Funzionari della Farnesina dalla donna: «Sta bene, è felice di quanto stiamo facendo» Giallo su una seconda visita dell’ambasciatore kazako al Viminale dopo il blitz

Alma Shalabayeva «sta bene» e «ringrazia il governo italiano» per quanto viene fatto. È quanto hanno riferito fonti della Farnesina, dopo che funzionari del ministero degli Esteri hanno incontrato ad Almaty la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. Ma mentre il governo si impegna per trovare una soluzione diplomatica al caso, anche se resta difficile ipotizzare un ritorno della donna e della figlia Alua in Italia, perlomeno a breve, spuntano nuovi particolari inquietanti nella ricostruzione della scabrosa vicenda. Secondo quanto riferisce La Repubblica, infatti, nelle oltre cento pagine di allegati alla relazione Pansa sull’accaduto, sarebbe svelata una seconda «visita» dei diplomatici kazaki al Viminale, avvenuta dopo il blitz. È la mattina del 29 maggio, la sera precedente un gruppo di 30-40 uomini delle forze dell’ordine ha fatto irruzione nella villetta di Casal Palocco dove avrebbe dovuto trovarsi Ablyazov, che però ha già fatto perdere le sue tracce. Così il giorno dopo l’ambasciatore kazako Adrian Yemessov si reca nuovamente dal capo di gabinetto del ministero dell’Interno Giuseppe Procaccini e si lamente della mancata riuscita dell’operazione. Non solo: chiede, e ottiene, che la polizia effettui una seconda perquisizione nella villetta di Casal Palocco. Le forze dell’ordine usano in questo caso addirittura un sofisticato apparato geotermico che dovrebbe servire per scoprire se il dissidente politico si nasconde ancora nell’abitazione. Non finisce qui, perché al tempo stesso l’ambasciatore kazako invia un suo uomo, Nurlan Khassen, nei palazzi che ospitano le direzioni centrali della polizia italiana a Cinecittà. E in questi luoghi insiste a sua volta perché l’abitazione che avrebbe dovuto ospitare Ablyazov venga nuovamente perquisita. Si tratta di una serie di circostanze che avrebbero dovuto spingere i funzionari italiani a sospettare del troppo zelo degli uomini kazaki. E quindi ad allertare le strutture del ministero. Cosa che invece, secondo la ricostruzione di Pansa, almeno nelle parti rese pubbliche, non è avvenuta per una serie di errori e sottovalutazioni. Anche per questo ora si predisporrà un profondo rinnovamento delle strutture che hanno fallito. Rinnovamento che ha già preso il via ieri, con la nomina del nuovo capo di gabinetto del Viminale dopo le dimissioni di Procaccini. Si tratta del prefetto Luciana Lamorgese. Nata a Potenza l’11 settembre 1953, la Lamorgese è entrata nella carriera prefettizia nel marzo 1979. È stata nominata prefetto il 28 luglio 2003 e destinata a svolgere, presso il Dipartimento per le politiche del personale dell’Amministrazione civile e per le risorse strumentali e finanziarie, prima le funzioni di direttore centrale per le risorse umane e, poi, quelle di vice capo dipartimento per l’espletamento delle funzioni vicarie. Le è stato, quindi, assegnato dal 10 dicembre 2008, l’incarico di vice capo di gabinetto vicario del ministero dell'Interno e, dal 12 gennaio 2010, ha assunto la responsabilità della Prefettura-Ufficio territoriale del Governo di Venezia. In qualità di prefetto di Venezia è stata nominata commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari al definitivo superamento dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nella Regione Veneto.

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