Politica

La scoperta del Kazakhstan

di Gennaro Malgieri - Abbiamo "scoperto" il Kazakhstan. Dolorosamente, come si sa. Sappiamo però ora che nelle strategie economico-finanziarie del nostro Paese, la nazione caucasica, dominata dal...

Abbiamo "scoperto" il Kazakhstan. Dolorosamente, come si sa. Sappiamo però ora che nelle strategie economico-finanziarie del nostro Paese, la nazione caucasica, dominata dal despota protosovietico, Nursultan Nabarbayev, è un punto di riferimento fondamentale. Il volume di affari sviluppatosi tra Roma ed Astana ammonta a circa un miliardo di euro: l'Italia è il secondo (dopo la Germania) partner commerciale del Kazakhstan ed il sesto su scala mondiale. L'incoraggiamento ad investire in una terra che sembrava fino a qualche giorno fa sospesa tra leggenda e mistero, è dovuto all'alto tasso di crescita (circa l'8%, inferiore solo alla Cina ed al Qatar) e alla ricchezza del sottosuolo. Quest'ultima circa vent'anni fa convinse l'Eni a guardare con speciale riguardo alle possibilità di sviluppo di un rapporto soddisfacente tra i due Paesi e si accaparrò la "supervisione" dell'espansione del più grande giacimento di idrocarburi scoperto negli ultimi trent'anni, nei pressi di Kashagan. Oggi quell'area è un cantiere valutato centocinquanta miliardi di dollari nel quale l'Eni occupa una posizione preminente anche rispetto alle major mondiali più agguerrite. Dopo l'Eni, imprese come Salini-Todini, Impregilo, Italcementi, Renco ed Unicredit si sono ritagliate un ruolo di primaria importanza contribuendo a far crescere l'interscambio. L'istituto bancario, prima della crisi, rilevò l'Atf, quinta banca kazaka alienata nel maggio scorso dopo aver perso una parte consistente del miliardo e mezzo di euro che vi aveva investito. Dai dati forniti dall'Istituto italiano per il commercio estero risultano ben 54 aziende presenti in Kazakhstan, alcune di primissimo piano e più o meno dello stesso livello di quelle citate. Da parte kazaka l'Italia è il secondo Paese nell'export, in particolare petrolio, un gradino più sotto della Cina, mentre l'Unione doganale tra Russia, Bielorussia e Kazakhstan, come è stato rilevato, offre all'Italia opportunità per un giro d'affari che ammonta a 34 miliardi di euro. Questi dati, benché parziali, danno la dimensione del rapporto economico tra i due Paesi che al momento sembrano fronteggiarsi in un contenzioso "umanitario" che è bene tenere separato da quello affaristico. Così come fa la Gran Bretagna che pure ha interessi rilevanti nel Kazakhstan, ma ciò non le ha impedito di dare asilo politico al "dissidente" Mukhtar Ablyazov, già ministro dell'Energia di Nazarbayev ed oggi suo nemico al punto da essere inseguito per mezzo mondo dai servizi segreti kazaki e del quale sono vittime innocenti la moglie Alma Shalabayeva e la figlia Alua, consegnate - inconsapevolmente vogliamo sperare - come "ostaggi" al "presidente a vita" che dalla reggia di Astana non soltanto sovraintende agli affari economico-finanziari, ma si guarda bene dal proteggere il suo personale "impero" da tutte le minacce interne. Se l'interesse nazionale, comunque, è fuori discussione dal momento che la competizione è globale e non si può andare tanto per il sottile quando in campo vi sono questioni perfino vitali come le fonti energetiche, è altrettanto vero che sostenere il primato della sovranità nazionale con comportamenti che non inficiano necessariamente i rapporti economici tra gli Stati significa non soltanto salvaguardare un principio umanitario e civile, proteggendo per esempio due innocenti, ma anche guadagnarsi il rispetto dell'interlocutore facendogli intendere che non può trattare l'Italia come un tappetino su cui mettere i piedi. Di fronte al principio di sovranità, che non sembra più tanto di moda in Italia - il "caso Battisti" e la detenzione dei marò in India lo testimoniano eloquentemente - non ci sono affari che tengono: questi, soprattutto se afferiscono ad uno scambio ragionevole e soddisfacente tra le parti, non possono subire nocumento dall'opposizione (come non è stato fatto) a pretese insensate che peraltro non hanno raggiunto lo scopo di acciuffare il ricercato, ma ottenere l'espulsione illegale di due sue congiunte nel modo discutibile che sappiamo. Il fatto, per esempio, che il genero di Nazarbayev, Timur Kulibaev, è indagato a Milano da quasi due anni per corruzione, non ci risulta che abbia fatto naufragare i buoni rapporti tra l'Italia ed il Kazakhstan: basta saper agire con la dovuta cautela e tenere separati i piani di intervento se non si vuole apparire agli occhi del mondo come una nazione politicamente di serie B, per quanto competitiva sul piano degli affari.

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