Per il suo viaggio in Inghilterra Enrico Letta avrebbe sperato in tutt’altro scenario. E invece anche Oltremanica gli echi del «giallo kazako» costringono il presidente del Consiglio all’ennesimo esercizio di equilibrio per tentare di tenere in piedi un esecutivo sempre più minato da chi vorrebbe sfruttare la vicenda per archiviare definitivamente le larghe intese. Letta si schiera totalmente con Angelino Alfano. Lo fa, prima ancora che con le parole, con i fatti. Domani il presidente del Consiglio sarà in aula al Senato per riferire sulla vicenda e proverà a mettere al riparo il ministro dell’Interno - e quindi l’esecutivo - dalla mozione di sfiducia presentata da Sel e M5S. Un atto che una parte consistente del Pd, non solo i renziani, è tentata di votare. Il premier vorrebbe parlare d’altro. Di come, ad esempio, sia importante per l’Europa che la Gran Bretagna resti ancorata al progetto Ue. Ma il caso kazako fa inevitabilmente capolino nelle conferenze stampa a margine degli incontri con Cameron e il leader laburista Miliband. «Ho letto attentamente la relazione del prefetto Pansa - spiega Letta - da cui emerge la totale estraneità del ministro Alfano». Un messaggio a chi auspica le dimissioni del ministro per evitare i rischi della mozione di sfiducia. Il premier prova a negare le fibrillazioni nel Pd: «Non vedo nessun problema col mio partito» afferma, aggiungendo che «con Renzi non c’è nessun problema. Ci siamo parlati e ci parliamo continuamente». Ma per sgombrare il campo da ogni tentazione «sfascista» prova a richiamare tutti alla responsabilità: «La stabilità politica è una questione fondamentale per noi. Senza non c’è crescita, non si può agganciare la ripresa». «Non vedo nubi all’orizzonte - conclude - perché il Paese sa quali sono le responsabilità e quali sono le necessità». Come dire: occhio a giocare sulla pelle dell’Italia per le proprie ambizioni politiche. O, peggio, per guadagnare consensi in vista del congresso del Pd. Peccato che le sue parole sembrino non sortire effetto su un partito avvitato in una continua resa dei conti interna. Così, con un Alfano che a dimettersi non ci pensa in nessun modo, anche qualche aiuto «esterno» è più che gradito. Ad esempio quello della Lega, che per bocca dei capigruppo al Senato e alla Camera, Massimo Bitonci e Giancarlo Giorgetti, fa sapere che non voterà la sfiducia «anche se l’intervento del ministro dell’Interno alle Camere contiene alcuni punti da chiarire». Anche il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri invita il governo a restare «coeso» e a fare quadrato intorno ad Alfano. Intanto l’inchiesta sull’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia Alua va avanti. Sia dal punto di vista istituzionale che da quello «legale». Da un lato infatti il ministro degli Esteri Emma Bonino - che si è recata in serata al Quirinale - ha convocato alla Farnesina l’ambasciatore kazako Adrian Yelemessov esprimendo «forte sorpresa e disappunto per le irrituali modalità di azione» dello stesso. Dall’altro si è mossa la Procura di Roma, che ha acquisito la relazione di Pansa e non è escluso possa sentire i vari protagonisti della vicenda.
Letta in Aula per difendere il governo
Domani il premier sarà a Palazzo Madama al fianco del vicepremier: «Dimostrata la sua estraneità». La Bonino convoca l’ambasciatore kazako
