Politica

Il Cav blinda Alfano: «Resta all’Interno»

No all’ipotesi di consegnare le deleghe «Ma non vedo pericoli di crisi di governo»

La linea non cambia. Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di «sacrificare» Angelino Alfano per fare un piacere al Partito Democratico che ne reclama le dimissioni. Insomma il ministro dell’Interno non si tocca. E se proprio il Pd vorrà andare fino in fondo con il voto sulla mozione che ne chiede la sfiducia si assuma poi la reponsabilità di aver fatto cadere il governo. Il Cavaliere ha seguito da Arcore la crisi che si è aperta con il rimpatrio di Alma Shalabayeva e della figlia e ieri sera, rientrato a Roma, ha riunito a palazzo Grazioli la dirigenza del partito con, tra gli altri, Denis Verdini, Daniela Santanché e i capigruppo di Camera e Senato. Berlusconi, però, aveva già chiarito, in un colloquio con il «Corriere della Sera», il suo pensiero: Angelino non si tocca. E nessuno pensi neppure di fargli fare un passo indietro obbligandolo a riconsegnare le deleghe da ministro dell’Interno. Ma il Cavaliere ha anche difeso il segretario dagli attacchi interni dei «falchi« che lo vorrebbero fuori dall’esecutivo: non è il momento di di critiche interne, il ministro dell’Interno va solo sostenuto. Il Cavaliere resta comunque ottimista sul fatto che questo governo possa continuare per la sua strada. Anche se nessuno si spinge a ipotizzare quanto possa essere lunga. «Non vedo nulla che possa mettere in discussione la stabilità, nulla che possa provocare una crisi», ha spiegato ancora nel colloquio con il quotidiano. Le mozioni di sfiducia presentate nei confronti di Alfano per il leader del Pdl sono solo «un'indegna gazzarra in una fase tanto drammatica del Paese». Anche perché la colpa di tutta la faccenda è delle strutture del Viminale, secondo Berlusconi. La burocrazia ha «prevalso sulla politica – ha aggiunto – È la burocrazia che ha deciso di poter far da sola, muovendosi in piena autonomia e con l'avallo è bene ricordarlo di quattro, dicasi quattro magistrati. O i giudici sono bravi solo quando si occupano di Berlusconi? Eh no, i magistrati hanno dato validità formale al provvedimento di espulsione». Ma il nodo della vicenda ormai è soprattutto politico, ragionano nel Pdl, ed è legato alle lotte interne del Pd, al continuo logoramento al quale Matteo Renzi sottopone Enrico Letta. Così dal Popolo della Libertà sono partite una raffica di dichiarazioni a sostegno di Alfano con un richiamo al Pd a smorzare la polemica. «Le parole del Presidente del Consiglio, Enrico Letta, secondo cui dalla relazione del capo della Polizia emerge la totale estraneità del ministro Alfano – ha commentato il coordinatore Sandro Bondi – dovrebbe chiudere definitivamente ogni polemica e indurre tutte le forze politiche della maggioranza a quel senso di responsabilità e prudenza politica che la situazione del Paese impone». Dura anche la replica ad Anna Finocchiaro che ha chiesto ad Alfano di dimettersi per rafforzare il governo. «Le parole della senatrice e della deputata Bindi – ha risposto il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta – sono assolutamente fuori luogo. Ieri il ministro Alfano ha spiegato la vicenda Ablyazov con chiarezza e con dovizia di particolari. Oggi il presidente Letta ha riconosciuto, se mai ce ne fosse stato ancora il bisogno, l'estraneità del ministro dell'Interno ed ha richiamato i partiti della maggioranza a lavorare insieme per la stabilità e per il bene del Paese. Non capiamo francamente le uscite delle due signore. Creare confusione e divisioni non fa bene a nessuno, né al governo, né al loro Partito democratico. A meno che entrambe non si siano consegnate ai renziani. In quest'ultimo caso allarghiamo le braccia, sconsolati».

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