Politica

Pressing del governo per l’intesa sul lavoro

Giovannini alle parti sociali: accordo entro il 15 settembre o decidiamo noi

«L'accordo tra le parti sociali sulle deroghe ai contratti in vista dell'Expo 2015 deve essere trovato entro il 15 settembre. In caso contrario è chiaro che governo e Parlamento faranno quello che è necessario, faranno le proprie valutazioni». Se non è proprio un ultimatum è quantomeno un pressing quello che il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha lanciato alle parti sociali al termine dell’incontro sulle questioni del lavoro legate all’Expo. Il vertice è servito per definire una sorta di road map. La flessibilità contrattuale necessaria a fare di Expo 2015 un volano dell'economia passerà per un accordo quadro tra imprese e sindacati, da chiudere entro metà del prossimo settembre con due tappe di avvicinamento: la prima già martedì 30 luglio, la seconda per giovedì 29 agosto. Una micro-intesa che disinnesca, per ora, un nuovo scontro sulla flessibilità del lavoro tra imprese e sindacati che sembrava profilarsi nei giorni scorsi, complice la politica che alimentava l'idea di un possibile autonomo intervento normativo nel corso dell'iter di approvazione, al Senato, del decreto Lavoro. Allarme rientrato dunque, almeno per il momento. La flessibilità contrattuale non solo verrà tenuta fuori dagli emendamenti al dl lavoro fino all'accordo quadro di settembre ma potrebbe essere calibrata e circoscritta su una griglia di criteri territoriali (Lombardia), di settore e di tempi e beneficiare dell'estensione di incentivi contributivi già previsti per la trasformazione del contratto a tempo in uno indeterminato. Nessuna deregulation nazionale perciò, come invece chiede Confindustria. «È una proposta che manterremo al tavolo di confronto. L'Expo 2015 è un evento episodico che andrà ad esaurimento, per questo necessita una risposta adeguata che miri a creare flessibilità nel mercato del lavoro», ha detto al termine il vicepresidente di viale dell'Astronomia, Stefano Dolcetta. Il leader Cisl, Raffaele Bonanni al termine dell'incontro, sottolinea che un decreto sulla flessibilità contrattuale, visti anche i tempi, è difficile da mettere in votazione: «il Parlamento potrebbe non trovare l'unità necessaria per fare le cose. Se il governo decidesse di intervenire con un decreto quindi rischierebbe di fare flop». E se anche il Parlamento volesse utilizzare così la propria sovranità, aggiunge il leader Uil, Luigi Angeletti, pensi a esercitarla piuttosto «per ridurre sia le tasse sul lavoro sia la mano morta della Pa, principali cause della chiusura delle fabbriche». Senza contare, come dice il leader Cgil, Susanna Camusso, «che questo non è il modo migliore per accompagnare una trattativa. Noi pensiamo, infatti, che le parti sociali siano assolutamente in grado di trovare una soluzione adatta». Soddisfatta la Cisl. «Il governo ha accolto tutte le nostre richieste: di circoscrivere la discussione all'expo 2015, di affidare alle parti sociali tutta la partita e di avere un tempo congruo per discutere il come», sintetizza Bonanni. «Spero le imprese capiscano che non è il Parlamento la soluzione; abdicherebbero così solo ai loro doveri e ai loro diritti», prosegue, ribadendo la necessità «di pagare di più chi è più flessibile». Rassicurata anche la Uil. «Bene l’aver affidato la definizione delle regole sui contratti alle parti sociali».

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