«Ho chiesto al capo della Polizia la riorganizzazione complessiva dei vertici della pubblica sicurezza a cominciare dalla direzione centrale dell'immigrazione». Le parole del ministro Angelino Alfano arrivano nell’aula di palazzo Madama alla fine della lettura del rapporto che di prima mattina gli ha consegnato Alessandro Pansa e confermano quello che tutti si aspettavano: un ricambio completo ai vertici della polizia, colpevoli di aver condotto l’operazione Ablyazov in modo superficiale, sottovalutando la delicatezza e l’importanza del caso. E di non avere, quindi, informato il ministro. Un «terremoto» che comunque era già in programma e che la cattiva gestione di tutto il caso ha semplicemente accelerato. Alessandro Pansa, diventato capo della polizia il 31 maggio, si stava preparando a cambiare tutto in un ambiente da troppo tempo rimasto senza una guida. La lunga malattia del suo predecessore Antonio Manganelli, morto il 20 marzo di quest’anno, sommata ai due mesi di interregno prima della sua nomina, hanno fatto sì che nell’ultimo anno e mezzo al Viminale tutti si siano mossi con troppa disinvoltura e senza controllo. Intanto sono già «saltate» due poltrone: la prima è quella del capo di gabinetto del ministro Alfano, Giuseppe Procaccini, che si è dimesso spontaneamente già lunedì sera. Una scelta apprezzata ma arrivata comunque a soli due mesi dal suo pensionamento. L’altro dirigente «silurato» è il capo segreteria del Dipartimento di pubblica sicurezza Alessandro Valeri su esplicita richiesta proprio di Alfano. Ormai praticamente esautorato anche il capo dell’ufficio immigrazione della Questura di Roma, Maurizio Improta. Sul quale Alessandro Pansa scrive: «Il dirigente dell’ufficio immigrazione, che ha mantenuto i rapporti con gli organi investigativi territoriali (Squadra mobile e Digos) non ha attivato canali autonomi di informazione né nei confronti del Questore né del Dipartimento di pubblica sicurezza, non avendo percepito la straordinarietà della modalità con cui l’espulsione è stata seguita». Ma anche per lui quella poltrona aveva da tempo una scadenza: a ottobre era infatti previsto che lasciasse per una promozione che lo porterà a seguire un corso alla Scuola superiore Interforze. «Ho fatto il mio lavoro, come ogni giorno. Da sette anni – ha commentato dopo le parole di Alfano – Per onestà intellettuale ed educazione familiare sono abituato a dire sempre la verità e a non nascondermi dalle mie responsabilità. Rispetto i miei superiori da sempre e specialmente in questo momento. Ho sempre risposto alle norme dei codici e alle leggi non entro in altro tipo di valutazioni, che non mi competono». In bilico ci sono però anche il Questore della capitale, Fulvio Della Rocca, e il prefetto Giuseppe Pecoraro. Alfano, nel suo discorso, non li ha mai citati di persona ma il rapporto ha messo in evidenza una serie di di leggerezze che potrebbero portare anche a un loro avvicendamento. Ma è tutto il vertice della polizia a essere messo sotto accusa dalla relazione di Alessandro Pansa: «Non è stata seguita per niente dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza la fase relativa all'espulsione della moglie del ricercato - scrive – a cui gli organi territoriali hanno attribuito un mero valore di ordinarietà burocratica, come si evince anche dal tipo di coinvolgimento della Prefettura di Roma che ha predisposto il provvedimento di espulsione, la cui richiesta è pervenuta ordinariamente via fax e senza sollecitazioni o particolari avvertimenti». Ed è proprio questo la colpa maggiore che il capo della Polizia rimprovera ai suoi uomini, l’aver gestito la vicenda come se fosse una banalissima pratica di espulsione. Insomma, il flusso di informazioni si è fermato sulla porta del ministro perché chi aveva il compito di informarlo ha ritenuto il caso di scarsa importanza. E nessuno ha pensato neppure di informare i nostri servizi segreti. Tanto che il Copasir ha chiesto a Enrico Letta di andare a riferire in Commissione proprio sulla loro mancata consultazione.
Leggerezze e strafalcioni E Pansa fa piazza pulita
Saltano i vertici del servizio immigrazione e del dipartimento Ps