Politica

Alfano: «Nessuno al governo sapeva»

La difesa del vicepremier in Parlamento: «Mai informati, è un fatto grave» Si dimette il capogabinetto Procaccini. Terremoto sui vertici della polizia

«Nessuno al governo era stato informato». Angelino Alfano riferisce al Parlamento sull’espulsione di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, e nega eventuali responsabilità dell’esecutivo. Ma la vicenda che sta mettendo in imbarazzo l’Italia di fronte alla comunità internazionale non passerà senza conseguenze. Anzi, ieri sono cadute le prime teste, con le dimissioni del capogabinetto del Viminale Giuseppe Procaccini e il probabile avvicendamento del prefetto Alessandro Valeri, capo segreteria del dipartimento di pubblica sicurezza. D’altronde, il vicepremier è stato chiaro: «Ho chiesto al capo della Polizia e al capo del dipartimento di pubblica sicurezza una riorganizzazione complessiva a cominciare dal dipartimento immigrazione. Perché è grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda. Dobbiamo lavorare perchè ciò non accada mai più». Parole che non mettono lo stesso Alfano al riparo da rischi. Venerdì, infatti, si vota al Senato la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti da Sel e M5S, col Pd che ancora non ha sciolto la riserva e oggi si riunirà per trovare una linea comune alla presenza del segretario Epifani. A complicare la posizione del ministro dell’Interno gli attacchi di due suoi predecessori al Viminale, Claudio Scajola e Roberto Maroni, che in momenti differenti hanno pronunciato le stesse parole: «Difficile che Alfano non sapesse nulla». Il vicepremier si presenta in Senato dopo aver esaminato la relazione sull’accaduto del capo della Polizia Alessandro Pansa. Lo stesso documento che porta a Palazzo Madama e di cui legge ampi stralci. «La ricerca del latitante kazako - è scritto nella relazione - ha inizio il 28 maggio su input dell’ambasciatore Adrian Yelemessov». A quel punto avviene il blitz della polizia giudiziaria a Casal Palocco, durante il quale Mukhtar non viene rintracciato a differenza della moglie, Alma, che viene denunciata per falso e per la quale parte il procedimento amministrativo di espulsione. «In nessuna fase della vicenda - scrive Pansa - fino al momento dell’espulsione della donna e della figlia, i funzionari italiani hanno avuto notizia che il ricercato fosse anche un dissidente politico nel suo Paese». «In nessun momento - continua - è pervenuta o è stata individuata negli archivi di polizia informazione che ne rilevasse lo status di rifugiato». Ultima «attenuante»: la Shalabayeva e i suoi legali non hanno mai presentato domanda di asilo, pur avendone la possibilità. Anzi, «la cittadina kazaka non ha mai detto di possedere un permesso di soggiorno rilasciato dai Paesi Schengen». A differenza del cognato che, nella stessa notte, quando mostra il permesso di soggiorno viene immediatamente rilasciato. «La prima parte della vicenda - si legge ancora - ha seguito correttamente tutti i circuiti informativi sia discendenti che ascendenti». «La seconda parte, invece - avverte il capo della Polizia - si è fermata nella fase ascendente a un livello che non ha coinvolto le strutture di diretta collaborazione col ministro». Gli errori, cioè, si verificano quando si arriva al livello «diplomatico». Pansa ricostruisce come l’ambasciatore kazako, la sera del 28 maggio, abbia informato della situazione il capogabinetto del Viminale Procaccini e il prefetto Valeri. Né questa evidente preoccupazione delle autorità, né il fatto che il Kazakhstan avesse messo a disposizione addirittura un volo privato per trasportare le due cittadine da Roma ad Astana, spinge i vari funzionari a considerare «eccezionale» l’espulsione e ad allertare, quindi, il ministro. È in questo punto che si interrompe il circuito informativo «ascendente». «È evidente che nella prassi non esisteva obbligo di informazione al ministro - sono le conclusioni di Pansa - sia perché si trattava di un’espulsione ordinaria sia perché non vi era consapevolezza che il marito dell’espulsa fosse un diffidente. Va di converso detto che l’attenzione di un altro Paese così evidente e tangibile avrebbe dovuto far valutare l’opportunità di portare l’evento a conoscenza del ministro». «Ora faremo il possibile per riportare Alma e sua figlia in Italia» spiega Alfano dopo aver terminato la lettura della relazione, e annuncia che la Farnesina convocherà nelle prossime ore l’ambasciatore kazako per avere tutti i chiarimenti sulla vicenda. Andrian Yelemessov, però, fa sapere di essere «davvero stupito per questa vicenda. Apprendo ora la notizia della convocazione, sono in vacanza fuori Italia». Parole che fanno capire quanto sarà difficile trattare col governo kazako l’eventuale ritorno delle due donne in Italia. Inoltre, la ricostruzione del ministro non convince le opposizioni, che specie con Sel e M5S continuano a criticare «i troppi punti oscuri» della vicenda. «Uno Schettino qualunque esibito al mondo è già fin troppo. Alfano dimettiti» scrivono i deputati grillini sul profilo facebook del Gruppo.

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