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Troppe tasse, corsa alle rate

Fisco Il Tesoro: nei primi 5 mesi entrate scese dello 0,4%. Crolla l’Iva -6,8% Aumenta il ricorso alla rateizzazione per la crisi e il peso delle imposte

Il peso delle imposte è così elevato che i contribuenti ricorrono alla rateazione. Nel periodo gennaio-maggio, si legge nel rapporto del Dipartimento delle Finanze, c’è stata una flessione delle entrate dello 0,4%. La variazione è il risultato tra la crescita delle entrate tributarie (+148 milioni, pari allo 0,1%) e la contrazione nel comparto delle entrate contributive (-1,2%) la quale riflette in larga misura, spiega il Tesoro, «il crescente ricorso alla rateazione dei pagamenti». In profondo calo l'Iva che nei primi 5 mesi, evidenzia il Dipartimento delle Entrate, mostra una flessione del 6,8%. L'andamento dipende dal calo della componente relativa agli scambi interni (-3,6%) e in misura più marcata, di quella relativa all'import da Paesi extra Ue (-22,4%). Ciò è dovuto alla crisi. Il segno meno viene registrato anche per l'imposta di registro (-8,7%), quella ipotecaria (-6,7%) e i diritti catastali e di scritturato (-9,6%) che «risentono della congiuntura sfavorevole del mercato delle compravendite immobiliari». Un'analisi di Confcommercio realizzata in collaborazione con il Cer (Centro Europa Ricerche) mette in evidenza l’aumento esponenziale delle imposte negli ultimi 20 anni a seguito dell’incremento della spesa pubblica. Le amministrazioni locali hanno aumentato le imposte di ben il 500%. Non è stata da meno l’amministrazione centrale che le ha raddoppiate. Il federalismo fiscale anzichè frenare gli sperperi e portare una gestione oculata delle risorse pubbliche, ha determinato un processo contrario. Questa la fotografia: la spesa corrente delle amministrazioni centrali (Stato e altri enti) è cresciuta del 53%. La spesa di regioni, province e comuni del 126% e quella degli enti previdenziali del 127%: il risultato è che la spesa pubblica complessiva è raddoppiata. Infine, nell'ultimo decennio, risulta quasi triplicato il peso delle addizionali regionali e comunali sull'Irpef complessiva gravante sui salari: dal 4,2% all'11,2% nel caso del lavoratore «single»; dal 5,8% al 17,1% nel caso del «coniugato». Rilevante, infine, la differenziazione delle singole regioni in base all'incidenza dalla tassazione locale: l'aliquota Irap per un'impresa della Campania è quasi il doppio di quella che deve pagare un'impresa di Bolzano. Insomma, uno degli obiettivi principali del federalismo fiscale, quello, cioè, di mantenere inalterata la pressione fiscale a carico dei contribuenti, è stato del tutto disatteso rendendo, pertanto, sempre più necessario un maggiore coordinamento fra le politiche tributarie attuate ai diversi livelli di governo. Per quanto riguarda le spese, tra il 1992, quando sono stati avviati i primi decreti sul decentramento amministrativo, e il 2012, le uscite primarie correnti delle amministrazioni locali sono salite da 90,5 a 205 miliardi con una variazione cumulata del 126%. Nello stesso periodo la spesa delle amministrazioni centrali è passata da 225 a 343,5 miliardi, con un incremento del 53%. Nel complesso la spesa corrente delle Amministrazioni Pubbliche, inclusiva anche delle spese sostenute dagli enti di previdenza, è passata da 413 miliardi a 753 con un aumento dell'82,5% nonostante l'apporto negativo fornito dalla spesa per interessi (-12% pari a circa 12 miliardi). Il processo di decentramento non sembra aver quindi portato a risparmi di spesa, ossia ad un efficientamento della macchina amministrativa. A fronte dell'aumento della spesa sostenuta a livello locale i trasferimenti provenienti dalle amministrazioni centrali sono aumentati in misura molto contenuta passando da 72 a 86 miliardi di euro, +20% in 20 anni. In considerazione dei descritti andamenti della spesa, non sorprende che le imposte a livello centrale siano aumentate del 95% (da 186 a 362 miliardi) mentre quelle riconducibili alle amministrazioni locali siano cresciute da 18 a 108 miliardi, con un eccezionale incremento di oltre il 500%.

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