Tra un viaggetto a Berlino e una chiacchierata al Festival dell’Unità, Matteo Renzi ha puntato il timer sulla tenuta del governo Letta: «Non credo che durerà molto». Nel giorno in cui M5S e Sel presentano una mozione di sfiducia contro il ministro Alfano per il caso kazako, il sindaco di Firenze, benché finora non avesse preso posizione, ieri ha fatto il suo vaticinio forse perché se Letta cadesse sarebbe lui il «naturale» candidato premier in caso di nuove elezioni. Senza pensare a un sistema parallelo di polizia che agisce all’insaputa dei vertici del Viminale è lecito chiedere trasparenza sul pasticcio dell’espulsione dall’Italia di moglie e figlioletta del dissidente kazako Ablyazov. Ma è altrettanto trasparente come l’attacco ad Alfano sia motivato essenzialmente da chi si vuole liberare del governo di unità nazionale, perché senza il vicepremier del Pdl non esiste il governo Letta. E allora aspettiamo che il prefetto Pansa e il ministro Alfano riferiscano in Parlamento e si eviti di usare questa espulsione «illegale» per sparare a pallettoni contro il governo per favorire la scalata di Renzi. Anche perché una cosa è sicura: chi farà cadere questo esecutivo se ne dovrà accollare ogni responsabilità. E, soprattutto, chi farà cadere un governo di servizio, nato per la sopravvivenza del Paese e benedetto dal garante Napolitano, non è detto che ne esca vincitore, anzi rischia di ritrovarsi più debole di prima. Al caso kazako si aggiungono gli insulti razzisti di Calderoli, due grane che, seppur diverse, investono il prestigio internazionale dell’Italia. Uno dei due casi va risolto con le dimissioni. Visto che il «rimpastino» di governo non ci potrebbe essere, meglio quelle del leghista.
Non sparate sul pianista
di Sarina BiraghiTra un viaggetto a Berlino e una chiacchierata al Festival dell’Unità, Matteo Renzi ha puntato il timer sulla tenuta del governo Letta: «Non credo che durerà molto». Nel giorno in...