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«Ma non cadrà per un viaggio a Berlino»

CertezzaGentiloni (Pd): «Nemmeno gli esecutivi balneari andavano in crisi così La sorte del governo dipende dalla sua capacità di rispondere alle sfide economiche»

«Il governo Letta non cadrà né per i revanscismi giustizialisti del Pdl, né per il congresso del Pd». Paolo Gentiloni lo ripete con voce ferma quasi a voler testimoniare la sua incrollabile certezza. Per cosa cadrà? «Sarà l’economia a decidere della sorte dell’esecutivo. La sua capacità di rispondere alle difficoltà della crisi». I partiti, però, parlano di altro. A cominciare dal Pd che, secondo Eugenio Scalfari, si trova in uno «stato confusionale». È così? «Non parlerei di confusione. Nel Pd c’è un’evidentissima contesa politica. Che è fisiologica in ogni partito che non dipende da una sola persona ed è accentuata da due elementi: l’avvicinarsi del congresso e il condividere le responsabilità di governo con il Pdl. Cioè il contrario di quello che abbiamo detto per anni». Il tutto in assenza di un leader. «Abbiamo un leader in pectore: Matteo Renzi. Un fuoriclasse, l’unico dirigente del centrosinistra capace di attirare consensi oltre i confini del centrosinistra». Non sarebbe ora di schierarlo? «La sua è una leadership potenziale che non ha potuto affermarsi alle primarie. Può capitare di tenere un fuoriclasse in panchina, ma tirargli le monetine tutti i giorni come fa qualcuno nel Pd, è masochismo». Forse perché il «fuoriclasse» preferisce giocare da solo. Magari andando a parlare con Angela Merkel. «Neppure un governo balneare va in crisi per l’incontro tra il sindaco di una grande e bella città italiana e la Cancelliera tedesca. Mica hanno fatto un patto contro l’Italia. La cosa buffa è che lo criticano gli stessi che mesi fa lo descrivevano come un "pischello" senza alcuna credibilità internazionale». C’è chi dice che anche Letta non abbia gradito. «Ripeto, il governo cadrà se non affronterà le sfide economiche. E il mio sostegno nello sforzo per affrontarle è totale». Quindi neanche la mozione di sfiducia nei confronti del ministro Angelino Alfano sul «caso Kazakhstan» la spaventa? «Il punto centrale è il merito. Se il ministro sapeva deve dimettersi. Se, come sostiene, non sapeva, deve prendere decisioni drastiche nei confronti di chi lo ha tenuto allo scuro di tutto. I cittadini vanno rassicurati sul fatto che la gestione del Viminale fa capo al ministro e non ad altri». Non teme che qualcuno nel Pd possa utilizzare la mozione per minare le larghe intese? «Il gruppo Pd discuterà e si atterrà compatto alle decisioni prese. Il punto è il merito che non può essere sempre sacrificato alla necessità di non destabilizzare l’esecutivo». Pensa che c’è chi punta su Letta per frenare Renzi? «Penso che ogni tanto, all’interno del Pd, si ripropone una sorta di union sacrée di capicorrente contro Renzi. Una posizione guidata da un’irresistibile voglia di perdere visto che militanti, elettori, dirigenti territoriali, cioè la stragrande maggioranza del partito, crede nella leadership di Renzi». Che sarà segretario e candidato premier? «Sarà sicuramente il nostro leader nella prossima sfida elettorale (che non sappiamo quando sarà). Per la segreteria sceglierà nelle prossime settimane».

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