Politica

Di che parla Renzi in Europa?

di Marlowe - Matteo Renzi ha incontrato Angela Merkel. Presto farà un giro, come si dice, "per le cancellerie europee", e volerà immancabilmente a Washington da Barack Obama. Fonti del Pd dicono...

Matteo Renzi ha incontrato Angela Merkel. Presto farà un giro, come si dice, "per le cancellerie europee", e volerà immancabilmente a Washington da Barack Obama. Fonti del Pd dicono che Enrico Letta ne sia molto irritato: c'è da capirlo, il premier è al chiodo, con la Kanzlerin che gli controlla gli spiccioli e non gli scuce un "sì" vero che sia uno; e lui, Matteo, ci va a discutere alla pari, con tanto di tweet del portavoce Steffen Seibert: "Si è parlato di quello che bisogna fare per la competitività e l'occupazione in Europa". Ma come: le due questioni sulle quali Letta ha appena sudato sette camicie portando a casa il solito magro risultato? E Bersani? Come deve sentirsi lui che era sì volato a Berlino, ma ottenendo udienza dal ministro (democristiano) Wolfgang Schauble, e nessun appuntamento dal leader socialdemocratico Peer Steinbrueck, teoricamente della stessa parrocchia del Pd, ma che Renzi ha snobbato andando dritto da chi comanda? Per non parlare dell'ambasciata dei capigruppo a Strasburgo, dei soliti trait d'union che se la tirano sui giornali, tutti scavalcati, e la cui rilevanza esce ammaccata dal fatto che il sindaco abbia combinato tutto da solo. D'altra parte Renzi è così. Quando andò ad Arcore dal Cavaliere non chiese il permesso a nessuno, né se ne è mai dispiaciuto, anzi. Arriva il nuovo ambasciatore americano? Bene, John Phillips è amico di Renzi, hanno preso il gelato insieme a Firenze, adora la Toscana dove possiede un borgo con piscina (in provincia di Siena), ed è uno del giro ristretto di Obama, nonché tra i maggiori fundraiser. E si sa che il modello di finanziamento privato dei politici, il fundraising appunto, è un cavallo di battaglia di Matteo. Mentre è visto come degenerazione capitalista dalla sinistra. Comunque, cancellerie a parte, è sicuro che Phillips aprirà a Renzi le porte della Casa Bianca. Dove anche Letta verrà accolto ovviamente con cortesia, ma forse non con lo stesso feeling: il premier italiano è in fondo, agli occhi del governo Usa, uno degli "sleepwalkers", i sonnambuli eurocrati indecisi a tutto, e neppure di quelli di prima linea. Al contrario il sindaco va in giro per il mondo per far conoscere il proprio marchio ed affermare la propria leadership. Una strategia di marketing che va benissimo, e che in fondo somiglia molto a quella del suo altro amico Oscar Farinetti, il geniale ideatore di Eataly che nel mondo ci porta con successo l'eccellenza della nostra gastronomia. Ma il punto è proprio questo: quale prodotto sta pubblicizzando Renzi? Che cosa c'è dietro il brand? Ammettiamo di avere avuto, e magari di averne ancora, una certa simpatia per il sindaco fiorentino. E di trovare del tutto risibili le pensate regolamentari che il Pd, in puro stile vecchio Pci, gli sta piazzando tra i piedi per ostacolarne l'ascesa: è come tappare l'acqua con un dito. Però Renzi, oltre a muoversi, girare, agitarsi, lamentarsi, dovrebbe anche decidersi a dire che cosa vuole. A noi, non alla Merkel. Qual è il suo programma di aspirante capo del governo di questo paese (di quello di eventuale segretario del partito non ci interessa nulla)? Ha parlato con la Cancelliera di competitività e di lavoro: ottimo, quali sono le sue idee? Quelle di Marco Biagi, di Piero Ichino o della Cgil? Data la familiarità con gli Usa, non gli sarà sfuggita l'implacabile dogana americana: è favorevole alla politica delle porte aperte per tutti predicata dal suo partito, o ritiene che qui abbia diritto di venire e di restare solo chi lavora e rispetta la legge? Le tasse: non ignorerà che nell'America obamiana l'aliquota massima è il 35 per cento sopra l'equivalente di 262 mila euro. In Germania è il 45 oltre i 250 mila. Da noi il 43 sopra i 75 mila, e poi ci sono le addizionali locali. Ecco tre punti - lavoro, immigrati, tasse - sui quali ci piacerebbe conoscere il programma di Renzi. Magari prima che ne discuta all'estero. Finora abbiamo apprezzato lo stile casual e la presenza in tv: bene, ma non basta.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.