Il caso Shalabayeva rischia di diventare un pretesto per far «saltare» Angelino Alfano dal governo. Un sospetto che nel Pdl sta diventando ora dopo ora sempre più concreto visto lo scaricabarile che sulla vicenda ha fatto la Farnesina e soprattutto Emma Bonino, attaccata per aver gestito in maniera pessima la vicenda. Il responsabile degli Esteri ieri, in una intervista a «La Repubblica», ha spiegato però di aver informato il 2 giugno di tutta la storia sia il premier sia il ministro dell’Interno. Rigettando su di loro eventuali responsabilità. «Letta e Angelino li ho avvertiti io alla parata del 2 giugno. Ho detto loro: "Dovete capire che cosa è successo perché lo scandalo sarà grande"». Insomma non è vero che Alfano era stato tenuto all’oscuro di tutto. In realtà, secondo Emma Bonino, sapeva perfettamente quello che era successo. Poi, sempre ieri, è arrivata anche una nota ufficiale della Farnesina per spiegare e scaricare sull’Interno la responsabilità dell’espulsione della moglie del dissidente kazako: «Il Ministero degli Esteri non ha alcuna competenza in materia di espulsione di cittadini stranieri dall'Italia né, in base alla normativa, ha accesso ai dati relativi a cittadini stranieri ai quali sia riconosciuto da Paesi terzi lo status di rifugiato politico; b) la sola prerogativa del Ministero degli Esteri è di verificare l'eventuale presenza nella lista di agenti diplomatici accreditati in Italia di nominativi che possano essere di volta in volta segnalati dalle autorità di sicurezza italiane; c) nel caso di specie, in conformità con la prassi vigente, nessuna indicazione è stata fornita alla Farnesina circa i motivi della richiesta di informazioni sull'eventuale status diplomatico della signora Shalabayeva». Angelino Alfano da parte sua ha annunciato che prenderà provvedimenti contro chi, nel suo staff, gli ha nascosto tutte le informazioni. Qualcuno sapeva, ha confidato, ma io non sono stato avvertito. E così è partita una indagine interna per scoprire i «traditori». «Cadranno molte teste» ha sibilato furibondo. E ha dato tre giorni al capo della Polizia Alessandro Pansa per far arrivare sulla sua scrivania un resoconto dettagliato su come si sono svolti realmente i fatti. Ma a sinistra la guerra è già iniziata. «Su questa delicata vicenda pretendiamo la verità – ha attaccato il segretario dell’Italia dei Valori Ignazio Messina - È doveroso che tutti i veri responsabili vengano accertati e chi di dovere faccia un passo indietro. Bisogna porre rimedio a quello che Amnesty International ha già definito un atto contrario al diritto internazionale». Ma se gli attacchi al ministro dell’Interno arrivano dalla sinistra, è vero che c’è anche una parte del Pdl che «tifa» perché Alfano lasci il governo. Per i «duri» del Popolo della Libertà l’ex Guardasigilli è troppo morbido con Enrico Letta. E soprattutto è visto come il punto di riferimento delle «colombe» del partito, troppo impegnate – è la critica – a tenere in vita l’esecutivo e poco interessate invece a difendere la linea politica del Pdl. Così ieri l’area più «morbida» del Popolo della Libertà si è mossa per fare quadrato attorno al segretario. Fabrizio Cicchitto ha invitato tutti ad aspettare la relazione del capo della polizia per capire come sono andate veramente le cose: «La ricostruzione del ministro Bonino consente di chiarire in modo ineccepibile i tempi nei quali il ministro Alfano è venuto a conoscenza della questione Shalabayeva: esattamente il 2 giugno quando il ministro degli esteri suonò il campanello di allarme al vicepresidente del consiglio e ministro egli Interni Alfano. Morale della favola: solo chi è in malafede e in effetti gioca a far cadere il governo può aprire una offensiva contro il ministro Alfano in assenza della ricostruzione dei fatti che verrà fatta quanto prima dal capo della polizia». Anche Maurizio Gasparri chiede più prudenza nei commenti: «Consiglierei maggiore cautela a tutti coloro che attaccano in modo selvaggio il vicepremier Alfano. Le cronache vanno lette tutte. Anche quelle che dovrebbero far sorgere almeno qualche dubbio sul profilo di chi potrebbe essere un dissidente perseguitato ma anche ben altro. Ci sono fatti e circostanze che meritano approfondimento. Prudenza e verifiche debbono valere per tutti. Per il governo che deve offrire ulteriori risposte. Ma anche per chi può rischiare di prendere lucciole per lanterne». «In ogni caso – è la conclusione – la serietà di Alfano è ben nota e non lascia spazio ad aggressioni politiche che vanno respinte con fermezza».
La sinistra vuole far dimettere Alfano
Attacco al ministro La Bonino scarica su di lui le responsabilità: «Sapeva tutto, l’ho informato il 2 giugno insieme a Letta». E la Farnesina rincara: «Non abbiamo competenza sulle espulsioni»
