Politica

Il sindaco diventa Marco Polo

di Francesco Damato - Matteo Renzi non riesce più a convincere neppure nella versione dalla quale sembra tentato dopo tutto il terreno che è riuscito a perdere in Italia con le sue acrobazie, da...

Matteo Renzi non riesce più a convincere neppure nella versione dalla quale sembra tentato dopo tutto il terreno che è riuscito a perdere in Italia con le sue acrobazie, da destra a sinistra. Penso alla versione Marco Polo, di cui probabilmente il sindaco di Firenze seguirà le orme in Cina, una volta esauriti i suoi viaggi in Europa, appena cominciati con la tappa a Berlino, con tanto di visita alla potente e temuta cancelliera Angela Merkel. E magari anche negli Stati Uniti, dove il suo amico e oriundo italiano John R. Philipps, di casa in Toscana per una tenuta posseduta nel Senese e fresco di nomina ad ambasciatore a Roma, vorrà e saprà rimediargli una capatina persino alla Casa Bianca. Beppe Grillo, pur potendo essere una volta tanto scambiato per un moderato in confronto con il leghista Roberto Calderoli, esibitosi ieri sul palco del razzismo dando dell'"orango" alla ministra dell'Integrazione Cecile Kyenge, ha definito Renzi un "voglioso ebetino" per la sua visita "genuflessa" alla Merkel, alla maniera dei "grandi feudatari del Medio Evo con il Papa". Ma meno comicamente e ben più argutamente e rovinosamente di Grillo, dato l'ascolto a sinistra delle sue omelie domenicali dal pulpito della Repubblica di carta, Eugenio Scalfari ha colto nella visita alla Merkel un ulteriore segno della "confusione" di Renzi. Che si aggiunge a quella di altre "frazioni", non più correnti, di un Pd destinato probabilmente, anche se Scalfari non se la sente ancora di ammetterlo, a destabilizzare il governo delle cosiddette larghe intese di Enrico Letta ben più di quanto esso non appaia minacciato dal Pdl. Dove Silvio Berlusconi, consigliato anche dal suo nuovo avvocato Franco Coppi nella ormai imminente partita decisiva alla Corte di Cassazione sulla sua condanna in appello per presunta frode fiscale, sembra per ora preferire le colombe ai falchi, tentati di reagire con la crisi appunto di governo ad un verdetto giudiziario sfavorevole al loro leader. È sintomatico che proprio dopo l'escursione a Berlino, peraltro preparata con cura, avendo la Merkel chiesto ad Enrico Letta nel loro recente incontro al vertice europeo, il 27 giugno, il sostanziale permesso di ricevere lo scalpitante sindaco di Firenze; è sintomatico, dicevo, che proprio dopo questa escursione Scalfari abbia polemicamente sfidato Renzi a spiegare significato e contenuti dei suoi frequenti richiami al governo a "fare", evidentemente più di quanto non abbia fatto sino ad ora con l'andatura esplicitamente criticata dei "piccoli passi". In particolare, il presidente del Consiglio, al quale Renzi alterna promesse di lealtà e di appoggio con attacchi camuffati da stimolazioni, "deve minacciare la Merkel?", ha chiesto Scalfari al sindaco di Firenze. Così egli gli ha implicitamente contestato di trovarsi, o ritrovarsi, in questo caso in linea con la posizione di Berlusconi. Il quale da tempo reclama una svolta nei rapporti con Berlino non per rovesciare il banco dell'Unione Europea o uscirne, come gli attribuiscono gli avversari più trinariciuti, e forse lo stesso Scalfari, ma per correggerne la linea troppo rigorista, responsabile della forte recessione in corso in Italia e altrove. Ma Renzi, questa specie di Tarzan che è diventato nel Pd e, più in generale, nella politica italiana, ed ora anche internazionale, vista la smania di farsi conoscere di più all'estero, non può minimamente aprire alla linea e alle posizioni del Cavaliere. E ciò sia per avere incluso fra le critiche al governo di Enrico Letta anche quella di troppi "cedimenti" al Pdl, sia per essersi appena allineato al più becero antiberlusconismo, quello di marca grillina, dimenticando i giorni in cui diceva e prometteva di volere combattere e battere Berlusconi politicamente, senza cavalcarne, cioè strumentalizzarne, le vicende giudiziarie. Ora anche Renzi scambia addirittura per insopportabile "intimidazione" alla magistratura la sospensione di due o tre ore dei lavori della Camera e del Senato concessi qualche giorno fa, con il ragionevole consenso di larga parte del Pd, ai parlamentari berlusconiani interessati a discutere tra di loro gli ultimi sviluppi della vicenda giudiziaria del Cavaliere più vicina all'epilogo.

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