Politica

Monti striglia Epifani: chieda scusa

Scelta Civica diventa partito. Alla prima convention il Professore rinnova fiducia a Letta ma avverte: «Saremo esigenti». E si smarca da Pd e Pdl

Ieri la convention. Adesso il tesseramento. Scelta Civica diventa partito e Mario Monti ne è sempre più il leader tanto da svelare chiaramente le proprie ambizioni: «che un giorno si dica che quello che ho fatto con Scelta Civica è più importante di quanto fatto al governo del Paese». Per uno, come il Professore, che rivendica di aver salvato l’Italia dal fallimento e di aver ridato al Paese credibilità nel mondo, non è poco. Mario Monti usa il palco dei Teatro Eliseo di via Nazionale per riconquistare centralità nel panorama politico italiano. E lo fa ribadendo il pieno sostegno al governo, a patto che non si concretizzino quei segnali di «controriforma» nell’aria ormai da mesi, ma soprattutto prendendo le distanze da Pd e Pdl. «Noi rispettiamo i travagli di Pd e Pdl - dice l’ex premier - ma vogliamo che questi partiti rispettino l’interesse generale e non scarichino questi travagli sui cittadini e le imprese». «Noi non vogliamo fare parte di una grossa coalizione che sia costretta a saldare i debiti elettorali contratti da un partito in campagna elettorale - avverte Monti - Se ci sono spazi finanziari, pensiamo che debbano essere destinati ad alleviare le sofferenze delle imprese e dei lavoratori, se possibile evitare l’aumento dell’aliquota Iva e operando sull’Imu, sapendo che si tratta però di un’imposta che esiste in tutta Europa». A catturare l’attenzione di Monti è, questa volta, molto di più il Pd che non il Pdl. Due i messaggi al segretario democratico Guglielmo Epifani. Il primo diretto: «Riconsideri le sue parole, il mio governo non ha lasciato alcuna polvere sotto il tappeto» dice alludendo a una frase di Epifani sul lascito del governo Monti all’esecutivo Letta. Il secondo messaggio al segretario Dem è invece sulle riforme: «Chiedo a Epifani se il Pd sostiene la posizione conservatrice di Damiano, che vuole erodere le riforme, o vuole dare voce a una posizione liberaldemocratica che intende favorire il progresso del Paese». Al Pdl il messaggio è stavolta solo indiretto, ma molto più concreto visto che tocca i cavalli di battaglia del partito di via dell’Umiltà, ossia il blocco dell’aumento Iva e l’eliminazione dell’Imu. Due impegni fin troppo importanti, una «debito elettorale» lasciato da Pd e Pdl in carico al governo Letta. Le priorità per Monti sono diverse. Sono le imprese e il lavoro dato che la «drammaticità della condizione italiana» non è ancora venuta meno e a farne le spese è, prima ancora che il mondo produttivo, chi dal mercato del lavoro è escluso. Solo una volta messi in sicurezza questi ceti, si può mettere mano a Iva e Imu, benché quest’ultima «sia un’imposta esistente in tutti i Paesi...». Non solo: riconoscendo che i provvedimenti adottati dal suo governo hanno avuto, nel breve periodo, effetti recessivi, Monti sottolinea che quei partiti che oggi criticano quelle scelte «avrebbero potuto farsi avanti prima» e suggerire una cura diversa. «So bene - spiega il Professore - che i provvedimenti che il mio governo ha preso hanno aggravato nel breve periodo la recessione, ma se i partiti che mi hanno preceduto al governo avevano risposte migliori, è un vero peccato che non si siano fatti avanti». «Oggi l’Italia - rivendica l’ex premier - è in posizione di grande rispetto in Europa, ma Letta, che già è molto apprezzato, può godere di questo rispetto perché si è presentato in Europa senza l’aggravio di quel debito che in molti mi incoraggiavano a contrarre quando ero presidente del Consiglio». Parole che provocano la dura reazione del capogruppo Pdl alla Camera, Renato Brunetta: «Monti ha la coda di paglia, riconosce nel suo intimo i suoi errori, ma non riesce ad ammetterli pubblicamente. E per difendersi continua ad attaccare gli altri. Non è serio». E sul rapporto tra Scelta Civica e Palazzo Chigi, Monti non rinuncia al ruolo di pungolo nei confronti dell’esecutivo guidato da Enrico Letta. «Si deve essere esigenti verso il governo anche se non si hanno i numeri per far venire meno la maggioranza - dice l’ex premier - Anzi si deve essere ancor più esigenti». Appoggio e fiducia rinnovati quindi a Letta, ma Sc sarà più esigente. Al partito, nel giorno del battesimo ufficiale, Monti riserva parole accorate auspicando di essere ricordato in futuro più per quanto di buono fatto con Scelta Civica che non per quanto realizzato nei mesi del suo governo. «Abbiamo fiducia negli italiani e abbiamo fiducia in Sc, siamo un movimento con visione e concretezza, un movimento che sa resistere alle pressioni degli interessi organizzati e che sa anche essere esigente. Si tratta per noi di rendere popolari le scelte giuste». «Lavoro su un obiettivo arduo: che un giorno si dica che quello che ha fatto Mario Monti con Scelta Civica è più importante di quello che ha fatto con i colleghi del governo - spiega il Professore - Un anno fa, sei mesi fa Edoardo Nesi era un imprenditore, Ilaria Borletti Buitoni era presidente del Fai, Giannini era rettore e oggi è segretaria d’aula, e ciò prova che non sempre l’impegno in politica comporta maggiori gratificazioni - aggiunge Monti - A tutti va il mio ringraziamento per aver accettato la sfida. Un anno fa, sei mesi fa, io ero presidente del Consiglio, non per mia scelta civica ma per scelta istituzionale del presidente Napolitano». «Oggi - conclude Monti - sono qui per dire che ho fiducia in Scelta Civica e ho fiducia nell’Italia. Abbiamo visione strategica sappiamo realizzarla, ma dobbiamo saper convincere le persone».

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