Politica

La raccolta differenziata è un business. Non per i Comuni

L’accordo con Comieco fa perdere agli enti locali l’80% dei ricavi

In tema di rifiuti, la Capitale ha sin troppi problemi, ma, almeno in un caso, rappresenta un esempio virtuoso a livello nazionale. Insieme a Bologna, Roma è infatti l’unico grande Comune ad aver deciso di vendere direttamente sul mercato la carta riciclata, ricavando l’80% in più rispetto agli enti locali che in questa attività si fanno coadiuvare dal Comieco. Oggi la raccolta differenziata è un grande business, ma, almeno per la carta (tecnicamente definita Fms, frazione merceologica similare, per distinguerla dal cartone per il quale sussiste una procedura merceologica differente), non lo è per la maggioranza dei Comuni italiani, che insieme al Comieco, il consorzio per il recupero ed il riciclo degli imballaggi a base di cellulosa, sono tra i principali protagonisti di questa remunerativa attività. Ecco la situazione. Tra Comuni e Comieco sussiste una libera convenzione-delega, non imposta da nessuna norma o direttiva, che prevede due possibili opzioni: i Comuni nella prima si rivolgono direttamente al mercato mentre con la seconda si avvalgono di un sistema amministrato da Comieco, vale a dire che è quest’ultimo a immettere sul mercato, in parte con asta, la carta. La prassi che, però, prevale è la seconda, quella che ai Comuni porta minor guadagno. Infatti, sulla base dei dati della Camera di Commercio di Milano, dalla raccolta conferita ai Comuni attraverso Comieco essi incassano il 75% di 5 euro a tonnellata fino alla quotazione di 30 euro e il 75% dell’eventuale differenza tra i 30 euro e la quotazione media indicata dalla stessa Camera di commercio di Milano riferita al mese precedente al conferimento della carta. Una procedura assai macchinosa e che, in definitiva, si risolve per i Comuni in un magro guadagno che non deriva da una media di mercato definite sulla base della domanda e dell’offerta, ma da quotazioni medie stabilite dalla camera di commercio milanese, non si capisce bene sulla base di quali criteri. E, comunque, anche volendo accettare per buoni i parametri della quotazione della Camera di Commercio di Milano, in pratica i Comuni incassano circa l’80% in meno rispetto a quanto avrebbero potuto ottenere rivolgendosi oggi direttamente al mercato. Siccome per il solo 2012 in Italia il totale di carta immessa nel circuito da Comieco è circa 650.000 tonnellate, è facile immaginare l’entità della perdita dei Comuni che hanno scelto la seconda via. E non si capisce perché, in un momento in cui le casse comunali sono pressoché vuote, la prima possibilità è stata scelta solamente da meno del 5% degli 8.103 Comuni italiani e tra quelli delle grandi città solo Roma e Bologna hanno scelto la via più vantaggiosa del libero mercato, ricavando un giusto corrispettivo conseguente al valore attribuito in base alla dinamica della domanda e dell’offerta. Un paradosso, visto il valore economico potenziale di questo particolarissimo mercato che potrebbe trasformare in ricchezza i rifiuti. E, vista la situazione economica di molti Comuni laziali e italiani, forse si sta perdendo un’occasione.

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