E pensare che giusto venerdì il ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge, che del tema si occupa per ovvi motivi, aveva spiegato ai microfoni di SkyTg24 che sullo ius soli (la possibilità che chi è nato sul territorio italiano ottenga la cittadinanza ndr ) toccherà al Parlamento trovare una mediazione. Sostenendo l’ipotesi di uno ius soli «temperato» in cui il processo diventa automatico solo dopo un certo numero di anni di residenza dei genitori in Italia. Una soluzione in grado di superare le resistenze e i veti del centrodestra. Una soluzione che, evidentemente, non piace al presidente della Camera Laura Boldrini. Che ieri ha lanciato un messaggio a metà tra l’invito a fare presto e l’indicazione dettagliata di come muoversi. «Alla Camera sono state già presentate 17 proposte di legge per modificare le regole attuali per ottenere la cittadinanza italiana - ha detto intervenendo alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria a 400 bambini stranieri residenti a Lamezia Terme -. Il fatto che siano così tante, è il segno di come questo tema sia molto sentito nel nostro Paese perché c’è stata una grande sollecitazione. È un tema non più rimandabile. Chi nasce qui è italiano». Insomma una sorta di "spot" a sostegno dello ius soli . Anche se subito ha aggiunto che le proposte depositate vanno «per la maggior parte» in questa direzione, mentre ce ne sono altre che privilegiano lo ius culturae (cittadinanza dopo un percorso di studi). E ha evocato il richiamo del Capo dello Stato Giorgio Napolitano che, tempo fa, aveva spiegato che negare la cittadinanza a questi bambini « è un’autentica follia, un’assurdità». «Mi auguro - ha concluso - che queste esortazioni a cui mi associo, possano essere ascoltate dai partiti per arrivare questa volta finalmente a una buona legge sulla cittadinanza». Il terreno, a questo punto, è scivoloso. Può il presidente della Camera esortare i partiti ad accelerare il loro lavoro? Certo. Può avere un’idea di come dovrebbe andare? Certo. Può esprimerla mentre i deputati sono al lavoro cercando una mediazione? Sarebbe meglio di no. Dopotutto quello di presidente di uno dei due rami del Parlamento è per sua natura ruolo super partes . E sarebbe stato sicuramente più consono mantenere la «sobrietà istituzionale» del ministro Kyenge. Non a caso dal centrodestra parte subito l’attacco. «Dal momento che alla Camera sono state presentate diverse proposte di legge in materia e che tali proposte sono già state assegnate alla Commissione competente - sottolinea la deputata pugliese Elvira Savino -, quello della Boldrini è un chiaro quanto censurabile tentativo di forzare e indirizzare il dibattito verso le sue personali idee politiche». «Con il rispetto dovuto alla presidente della Camera, che dal giorno del suo insediamento ribadisce la propria visione in tema di cittadinanza, anche in virtù della sensibilità derivante dalle sue precedenti esperienze professionali, ricordo che su questa materia è in corso un dibattito nella Commissione competente di Montecitorio, Affari costituzionali» le fa eco la collega Annagrazia Calabria. «Non dovrebbe sfuggire alla Presidente della Camera la terzietà del ruolo che ricopre - insiste Maurizio Gasparri -. Eppure la sua è una entrata a gamba tesa in un tema delicatissimo, come quello del diritto di cittadinanza. Affermare con determinazione che vorrebbe la concessione automatica, quindi lo ius soli, è grave proprio in funzione del suo ruolo, essendo tra l’altro un tema già all’attenzione del Parlamento, oggetto di diverse proposte». La replica del Pd non si lascia attendere. «Il vicepresidente del Senato Gasparri che non perde occasione, pur ricoprendo cariche istituzionale, di esprimere il suo parere politico sulle vicende giudiziarie di Berlusconi - sottolinea Emanuele Fiano - considera invece inaccettabile che la presidente della Camera Boldrini esprima un opinione circa il tema della cittadinanza nel nostro Paese». E anche Khalid Chaouki, responsabile nuovi italiani del Pd e dell’Intergruppo Parlamentare sull’immigrazione (nonché italiano nato in Marocco), difende Boldrini: «È un attacco francamente incomprensibile e sintomo di nervosismo. Porteremo avanti il lavoro di mediazione su questo tema in Commissione Affari Costituzionali e non accettiamo e non accetteremo ricatti o rinvii sulla pelle dell’Italia e del suo futuro». E pensare che bastava solo un po’ di attenzione in più. Ma il presidente della Camera ormai ci ha abituato al suo doppio ruolo di «lotta e di governo». Ne sa qualcosa Sergio Marchionne. Che sperava di incontrare un rappresentante delle istituzioni, ma ha dovuto fare i conti con un capopartito.
Boldrini capopartito dà la linea alla Camera
Ius soli Incurante del lavoro del Parlamento rilancia: «Chi nasce in Italia è italiano»
