Nel 2012 i ricavi da internet hanno raggiunto il 10 per cento sul totale dei mezzi di comunicazione: web, quotidiani, periodici, radio, tv e pay tv. Sono le cifre dell'ultima relazione dell'Agcom. Si tratta di 1,55 miliardi su 15,76 di una torta in forte contrazione, e l'unica voce attiva tra tutte le fette che la compongono. Nel 2011 la comunicazione in Italia aveva fatturato 17,3 miliardi, in calo minimo rispetto al 2010 quando aveva registrato un aumento di 0,7 miliardi. Dunque la fase acuta della crisi è costata al sistema-comunicazione 1,6 miliardi, quasi tutto negli ultimi dodici mesi. Rispetto all'anno di migliore performance di questo periodo, la flessione ha riguardato tutti: quotidiani (meno 0,52 miliardi), periodici (meno 0,71), radio (meno 0,06), tv generalista (meno 0,76), pay tv (meno 0,12). Internet al contrario quasi raddoppia dal 2009 (da 818 milioni a 1,553 miliardi) e cresce di 150 milioni nel 2012. Soprattutto è l'unico dei media in progressione costante. Ha più che doppiato la radio, e quanto ai quotidiani che nel 2009 fatturavano circa quattro volte tanto, nel 2012 si è passati ad 1,6 volte. È ancora presto per dire se sarà la rete a salvare l'informazione, in Italia e nel mondo; e ancora di più se si realizzerà la famosa profezia dello studioso australiano Ross Dowson, che tre anni fa scrisse che l'ultimo quotidiano cartaceo sarebbe stato venduto (in Argentina) nel 2039. Il risveglio d'interesse per i giornali stampati di big come Rupert Murdoch, Sergio Marchionne e Diego Della Valle dovrebbero testimoniare il contrario. Ma questo ha un'importanza relativa. Il problema per l'Italia è di non perdere uno dei pochi treni che viaggiano in senso anti-crisi. Peccato che i binari siano vecchi e scassati. A fronte di 38 milioni di italiani che accedono ad internet, ce ne sono 22,3 che non hanno mai iniziato. Una percentuale di 15 punti superiore alla media dell'Europa dove del resto siamo il fanalino di coda. Ma non è tutto, perché se il 49 per cento delle famiglie ha la banda larga, quella di nuova generazione sopra i 10 mega è diffusa nel 59 per cento d'Europa ed al 14 da noi. Eppure, da quanto tempo si sente parlare di agenda digitale? Di rendere disponibili in rete tutte le pratiche pubbliche, quella burocrazia che fa perdere tempo e soldi a cittadini e imprese? Una drammatica dimostrazione l'abbiamo in questi giorni con il pagamento dei debiti pubblici alle imprese. Due giorni fa la Cassa depositi e prestiti ha versato ai comuni un'altra tranche di 1,6 miliardi su 3,6 disponibili da quella parte. Il problema è che su 6,7 miliardi finora a disposizione degli enti locali, solo 1,2 sono stati effettivamente pagati ai creditori, gli altri 5,5 giacciono nelle casse comunali in attesa di faticosi e spesso pretestuosi ritardi contabili, quasi fossimo ai tempi dei calamai e libri mastri. Quanti soldi, lavoro e maggior gettito fiscale sarebbero già tornati in circuito, se le risorse fossero state iniettate nel sistema così come si invia un video su Facebook? Ma non solo. Fino a marzo per collegarsi con il sito dell'Inps, che vanta la più grande e potenzialmente efficiente banca dati d'Italia, occorreva dotarsi di un pin di 16 caratteri per metà digitale e metà inviato per posta, da modificare immediatamente e rinnovare periodicamente. Ora il mitico pin è stato ridotto a otto cifre. La pec, la posta elettronica certificata, continua a tagliare fuori le università: l'unica nell'elenco dell'Agenzia per l'Italia digitale di palazzo Chigi è la Federico II di Napoli. Dalle ultime statistiche, aggiornate al 23 maggio, risultano 5,4 milioni di caselle attive, quanto le partite Iva. E tutti gli altri che hanno a che fare con raccomandate e altre pratiche? Molti problemi dipendono dalla rete, ancora quella obsoleta di Telecom, ultimo miglio compreso, che attende da anni gli investimenti per i quali l'ex monopolista pubblico non ha i soldi; situazione che dovrebbe cambiare con lo scorporo e l'intervento dei concorrenti, ormai solo stranieri. Ecco una liberalizzazione e una riforma a costo zero che nessun governo, né questo né i predecessori ha mai fatto. Internet e firma digitale per tutti: altro che taxi.
Non perdiamo il treno di internet
di Marlowe - Nel 2012 i ricavi da internet hanno raggiunto il 10 per cento sul totale dei mezzi di comunicazione: web, quotidiani, periodici, radio, tv e pay tv. Sono le cifre dell'ultima relazione...