Politica

Giusto togliere quegli aggettivi

di Sarina Biraghi «Dummì, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l'ho mai potuta avere». Così spiega...

«Dummì, lo sai quando si piange? Quando si conosce il bene e non si può avere. E io bene non ne conosco: la soddisfazione di piangere non l'ho mai potuta avere». Così spiega Filumena Marturano le sue lacrime a Don Domenico, un attimo dopo aver riconosciuto i tre figli della donna. I figli sono figli e basta. Belli, vivaci, furbetti, mangioni, ma non “legittimi” o “naturali”. O “adottivi”. Finalmente abbiamo saputo da Letta che è stato approvato un decreto di civiltà, che elimina la distinzione tra le categorie di figli: non ci saranno più bimbi di serie A o B perché sparisce quel fastidioso aggettivo. Ecco, ci piace quando il governo di larghe intese diventa il governo del fare e la smette di parlare, in politichese stretto, di cose che poco hanno a che fare con la quotidianità. Ora i figli sono uguali sia che nascano da coppie sposate che accompagnate e saranno uguali anche nelle spartizioni testamentarie. Non solo, nati dentro o fuori dalla famiglia hanno diritto comunque ad essere accuditi da nonni e zii semmai venissero a mancare mamma e papà. Parliamo ogni giorno di famiglia, di violenza contro le donne, di idee per trovare lavoro o investimenti per il Paese. Non si perda tempo a discutere, in modo inesatto, di concessioni tv abusive o di concessioni di grazia, incompatibilità o ineleggibilità di un politico quasi a voler rendere incompatibili i milioni di italiani che lo votano, di falchi, pitonesse, colombe e di un intero zoo che fa solo chiasso… Si deve fare per i nostri figli e basta. Senza aggettivi. Oggi, forse, ne possiamo usare solo uno: royal, pensando all’erede dei principi di Cambridge.

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