In un Pd sempre più nel caos è il giorno della «posta del cuore». Sembra incredibile ma con un Pdl incapace di liberarsi dalla morsa dei processi berlusconiani, in balia dell’eterna lotta tra «falchi» e «colombe», sono i Democratici a pagare il prezzo più alto. Incredibile, ma forse inevitabile. Dopotutto, non è un segreto, il partito guidato da Guglielmo Epifani avrebbe volentieri evitato le larghe intese. Ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. Anche perché significherebbe assumersi la responsabilità di far cadere un esecutivo guidato da quello che, fino a pochi mesi fa, era il vicesegretario del Pd. Masochismo puro. Anche se non è certo meno masochista continuare a vivere in «balia» degli umori del Pdl. La surreale giornata di mercoledì, con la sospensione dei lavori del Parlamento avallata dal voto di una parte significativa dei Democratici, ne è un plastico esempio. Ma ieri non è stato da meno. Al centro del dibattito l’ineleggibilità di Silvio Berlusconi. In mattinata, ospite di Omnibus su La7, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza, assicura: «Secondo la legge del ’57, Berlusconi non è ineleggibile, quindi noi, come sempre abbiamo fatto, rispetteremo la legge». Linea ribadita più tardi anche dal presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato Anna Finocchiaro: «Con questa legge è difficile dichiarare Berlusconi ineleggibile». Anche se poi chiarisce: «Questa logicamente è solo la mia opinione. Penso che la decisione spetta ai colleghi parlamentari della Giunta». Non è un caso. Qualche ora prima Felice Casson, senatore Pd e membro della Giunta, aveva spiegato: «Non mi risulta che non sia ineleggibile». Non a caso l’ex magistrato chiede «l’acquisizione delle carte della sentenza d’appello di Milano perché contiene elementi utili ai fini di valutare l’eleggibilità di Berlusconi». Insomma la discussione è tutt’altro che chiusa. E l’impressione è che presto possa deflagrare. Di certo si tratta di tensioni ulteriori in un partito dove la corrispondenza si è fatta piuttosto fitta. Solo ieri sono state spedite ben 4 lettere. La prima l’hanno scritta 13 parlamentari renziani per denunciare gli insulti ricevuti dopo aver deciso di non votare a favore della sospensione chiesta dal Pdl. Insulti della base, ma anche di colleghi come Matteo Orfini che, secondo una prima versione poi smentita, li avrebbe apostrofati al grido di «merde». La risposta è affidata ad una missiva di 5 deputati (Silvia Velo, Andrea De Maria, Anna Rossomando, Valeria Valente e Fausto Raciti) che invitano a stare calmi e riflettere. Ma il vero botta e risposta si consuma altrove. Sono i capigruppo Speranza e Luigi Zanda a spiegare, scrivendo ai «democratici» e alle «democratiche», che far passare la decisione di mercoledì «come un piegarsi del Pd alla volontà del Pdl di protestare contro le decisioni della Cassazione è contro la verità. È una speculazione politica e una provocazione che si lancia in un momento particolarmente difficile della vita del Paese». «Con lealtà - sottolineano - sosteniamo il governo di servizio per realizzare il programma indicato dal presidente Letta: affrontare l’emergenza economica e fare le riforme. Ma non abbiamo paura e siamo pronti ad ogni evenienza. Non consentiremo al Pdl di giocare con la vita del Paese». Allo stesso tempo, però, sul tavolo del segretario Epifani arriva la lettera di 70 senatori «trasversali» alle varie aree (tra gli altri Giorgio Tonini, Miguel Gotor, Francesco Verducci, Francesco Russo e Valeria Fedeli) che invocano «uno scatto d’orgoglio del Pd» perché non si ripetano «autogol». «Sapevamo - scrivono - che non stavamo creando un governo di larghe intese con Merkel o Cameron, ma le condizioni di urgenza cui ci richiamava qualche settimana fa il presidente Napolitano non sono cambiate. Oggi rivendichiamo che questa è la miglior scelta che si possa fare date le circostanze». Ospite del Tg3 Epifani commenta: «Hanno ragione perché loro lamentano che tutto lo sforzo che stanno facendo nelle aule del Parlamento per approvare decreti e disegni di legge che migliorano la condizione del paese vengono considerati come se nulla fosse». Sarà, ma forse un po’ di anarchia in meno non guasterebbe.
Riparte lo psicodramma Pd
Partito spaccato sull’ineleggibilità del Cavaliere e 70 senatori scrivono ad Epifani: «Ora uno scatto di orgoglio basta autogol»
