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La lotta all’evasione non rende In 13 anni persi 545 miliardi

Il documento Su 800 miliardi a ruolo, ne sono stati recuperati 69 L’80% dell’ammontare non incassato è sopra i 500 mila euro

I furbi delle tasse riescono in molti casi a farla franca. E non solo perché sfuggono agli accertamenti ma anche perché una volta individuati il fisco non riesce a recuperare le somme dovute e non pagate. A scattare una fotografia di questo scenario desolante è il ministero dell’Economia che ha depositato presso la Commissione Finanze della Camera i dati aggiornati al 30 aprile scorso. Si tratta di una risposta scritta del viceministro dell'Economia, Luigi Casero, a una interrogazione presentata dal presidente della commissione Finanze, Daniele Capezzone (Pdl), e da Enrico Zanetti, deputato di Scelta civica. Dal documento emerge che dal 2000 al 2012 grazie alla lotta all'evasione sono stati emessi ruoli per 807,7 miliardi di euro ma la somma effettivamente riscossa in questi anni è però solo di 69,1 miliardi (altri 193,1 sono stati oggetto di sgravio totale). In particolare, proprio nel momento in cui la crisi è esplosa, cioè l’anno scorso, e quindi c’era bisogno di maggiori entrate, il fisco ha riscosso meno: 2,2 miliardi contro i 3,9 del 2011, i 5,6 del 2010, i 5,9 del 2009 e i 6,5 del 2008. È, invece, il 2006 l'anno in cui si è registrata la maggiore entrata nelle casse dello Stato con 8,4 miliardi di euro. Inoltre su 545,5 miliardi tuttora non riscossi, ben 107,2 miliardi si riferiscono a ruoli emessi a carico di soggetti già falliti. Nell'interrogazione veniva chiesto quanto dei 545 miliardi non riscossi, indicati dal direttore dell'Agenzia delle entrate, Attilio Befera, fosse da considerare come inesigibile. Nel documento depositato in Commissione da Casero si legge che «con riferimento ai residuo attivi al 31 dicembre 2012» l'Agenzia delle entrate ha comunicato «una percentuale di abbattimento pari all'82%». Per l'individuazione «dell'effettiva consistenza della insegibilità dei crediti, è necessario attendere la presentazione da parte dell'agente della riscossione delle comunicazioni di inesigibilità» oltre «all'esito dei controlli» da parte degli «enti impositori». Il dato del riscosso «a seguito del decorso di un decennio dall'affidamento all'agente della riscossione», sugli 807,7 miliardi di euro, tende comunque «ad assestarsi intorno al 20%». E «il peggioramento del quadro economico di riferimento» non può che influenzare, si fa rilevare nel documento, l'andamento della riscossione «che potrà essere valutato nella sua effettività solo quando, nei prossimi anni, sarà ormai consolidato». Il ministero dell'Economia ha fornito la classificazione per categorie del carico residuo dei ruoli non riscossi relativi ai 545,5 miliardi: 443,9 fanno capo all'Erario, 70,6 all'Inps, 7,1 all'Inail, 15,1 ai Comuni, 8,7 ad altri Enti. E sempre a fine 2012 l'80% del carico residuo era riferibile a debitori iscritti a ruolo per importi complessivamente pari a 500mila euro (121.409 soggetti per un carico netto residuo da riscuotere pari a 452 miliardi). Oltre ai ruoli emessi a carico di soggetti già falliti (107 miliardi), poi ci sono i falliti dopo la consegna del ruolo, i nullatenenti (chi dall’anagrafe tributaria non risulta avere nulla intestato e quindi Equitalia non può fare alcuna azione esecutiva), i deceduti, chi ha attivato la rateazione e quindi sta pagando, chi l’ha attivata e non la sta più pagando perché è in difficoltà. E poi, ovviamente ci sono quelli che non pagano. In particolare, una buona parte di quelli che non pagano sono truffatori che si sottraggono ai pagamenti attraverso dei raggiri. Un caso classico è quello delle società cartiere, i cui amministratori sono delle teste di legno, cioè dei soggetti nullatenenti che vengono messi a capo delle società al solo scopo di sfuggire al recupero. L’80 per cento sopra i 500 mila euro E' evidente come il recupero di somme superiori a 500 mila euro risulti estremamente difficoltoso in quanto presuppone comunque l'esistenza di patrimoni aggredibili di valore corrispondente o maggiore.

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