Monta lo scontro politico sulla sentenza del processo Mediaset, in dirittura d'arrivo a fine mese, per la quale Silvio Berlusconi rischia l'interdizione dai pubblici uffici. Dopo la decisione dell’altroieri di sospendere i lavori delle Camere, ieri lo scontro è arrivato sulla riunione della Giunta delle elezioni del Senato, che si è riunita specificamente per valutare se Berlusconi, in quanto titolare di concessioni governative, sia, secondo la legge 361 del 1957, eleggibile. La questione si incrocia col processo Mediaset dal momento che il ruolo di Berlusconi dentro l’azienda, e quindi la sua responsabilità riguardo alle irregolarità accertate, è alla base della condanna sulla quale è attesa la valutazione della Cassazione. Proprio per questo il senatore Pd Felice Casson chiede «l'acquisizione delle carte della sentenza d'appello di Milano» perché «contiene elementi utili ai fini di valutare l'eleggibilità di Berlusconi». Non ci sta, ovviamente, il Pdl, che alza la voce. «Sentenze passate in giudicato attestano che Berlusconi non agisce come capo di Mediaset, che non è lui il titolare della concessione governativa», risponde il senatore Pdl Lucio Malan. «Se Berlusconi - prosegue l’esponente del centrodestra - fosse giudicato ineleggibile, lo sarebbero tutti gli azionisti, anche quelli che possiedono una sola azione, di aziende titolari di concessioni governative. Parliamo di migliaia di persone». Proprio per verificare questo punto Casson chiede allora anche l'acquisizione della concessione governativa di trasmissione di Mediaset. E qui si apre un altro caso. È il senatore Pdl Giacomo Caliendo a rispondere che l'atto di concessione «non esiste». La concessione, spiega poi il senatore Pdl Lucio Malan, «c'è ma si struttura in modo diverso». «Non ci sarebbe un pezzo di carta che dice che Mediaset è autorizzata - sottolinea - e l'unica cosa che concede la concessione è la legge che regola la trasmissione radio-tv». Secca la risposta del MoVimento 5 Stelle: «Bisogna verificare immediatamente quanto affermato in giunta dal collega del Pdl - dice Mario Giarrusso, capogruppo in Giunta dei grillini - in ordine alla inesistenza di atti concessori o autorizzatori alle trasmissioni Mediaset. Se fosse vera questa circostanza bisognerebbe trarne le inevitabili conseguenze previste della legge per chi trasmette le necessarie autorizzazioni. Delle due l'una: o ha ragione il senatore del Pdl e Mediaset non può trasmettere o abbiamo ragione noi e Berlusconi è ineleggibile». Attacca Mara Carfagna (Pdl): «Che l'obiettivo del Movimento Cinque Stelle sia, innanzitutto, quello di eliminare dalla scena pubblica Silvio Berlusconi lo si era capito da diverso tempo, tuttavia farlo sulla pelle delle centinaia di migliaia di famiglie che vivono grazie alle capacità imprenditoriali di Silvio Berlusconi è da miserabili». Insomma «siamo alla caccia alle streghe - prosegue - anzi allo "stregone". Molti esponenti del partito di Grillo a volte non si rendono conto delle conseguenze inintenzionali che potrebbero produrre le loro "iniziative" politiche. In gioco non c’è solo il futuro del più importante imprenditore italiano ma, soprattutto, quello delle sue aziende, cioè delle centinaia di migliaia di donne e uomini che quotidianamente offrono le loro competenze e professionalità per garantire un prodotto di indiscussa qualità. Chi restituirà a queste persone un lavoro stabile e sicuro se l'auspicio del senatore pentastellato dovesse avverarsi? Forse Grillo o Casaleggio?» Interviene anche Giacomo Caliendo (Pdl): «Ma quale oscuramento! Giarrusso parla di cose che non conosce perché in Italia la disciplina é sottoposta ad un'autorizzazione generale: non ci sono le concessioni. Dal 2005 la legge consente di trasmettere a tutti quelli che in passato erano titolari di concessione. Quindi questa cosa di cui parla Giarrusso non esiste». Caliendo chiarisce che si è trattato di una sorta di equivoco e che la formula «non c’è alcuna concessione» va letta come «non c’è bisogno di alcuna concessione del governo a trasmettere». Perché, spiega ancora l'esponente del Pdl, «esiste un decreto legislativo del 2005 grazie al quale non si rende più necessaria una concessione specifica da pare dello Stato». Replica Mediaset: «L'istituto della "concessione" nel settore televisivo non esiste più dal luglio 2012, data in cui tutto il sistema ha abbandonato la tecnica analogica ed è passato alla tecnica digitale. Le trasmissioni digitali hanno luogo in base ad "autorizzazione generale" e ai "diritti d'uso" sulle radiofrequenze, secondo la normativa europea che ha vietato il rilascio di titoli individuali - quali le "concessioni" - nel settore delle comunicazioni elettroniche come la tv o le telecomunicazioni. Il gruppo Mediaset possiede sia "l’autorizzazione generale" accordata nel 2008 quale operatore di rete, sia i "diritti d'uso" sulle radiofrequenze rilasciati nel giugno 2012».
I grillini vogliono oscurare Mediaset
Il senatore Giarrusso denuncia: «Non ha le concessioni per trasmettere» Malan (Pdl): «Cambiate le norme, non servono autorizzazioni. Tutto regolare»
