Politica

Il Pdl blocca le Camere A Montecitorio rissa tra democratici e grillini

Parlamento in tilt per il processo Mediaset Napolitano: «Prevalga la responsabilità»

I due rami del parlamento bloccati, una rissa sfiorata alla Camera e una crisi di governo evitata per un pelo. L’onda lunga dello tsunami Mediaset rischia di travolgere l’esecutivo e scatena una bagarre a Montecitorio. In Parlamento c’è aria di crisi dopo l’accelerazione della Cassazione sul processo sui diritti tv a carico del leader Pdl Silvio Berlusconi. Il Pdl resta sulle barricate, il Pd torna a dividersi con i renziani che chiedono un chiarimento alla dirigenza e il governo Letta finisce ancora una volta al centro della bufera. Dopo la decisione della Suprema Corte di anticipare al 30 luglio l’udienza del processo sui diritti tv, il partito di via dell’Umiltà, infatti, chiede di sospendere le attività parlamentari per tre giorni, poi corregge il tiro per evitare di avvelenare un clima già saturo e lo stop dei lavori d’Aula viene ridimensionato (sia alla Camera che al Senato) solo alla seduta di ieri con l’opposizione di Sel, M5S e Lega. «Siamo contrari a qualsiasi tentativo di blocco delle istituzioni, ma voteremo a favore della proposta dell’onorevole Brunetta di tenere una riunione di gruppo», dice il Dem Ettore Rosato del Pd, provocando la protesta dei grillini. Il sì alla sospensione dei lavori a Montecitorio arriva con «171 voti di differenza», annuncia la presidente Laura Boldrini, ma scatta la bagarre. «Buffoni, servi, schiavi», gridano i deputati grillini rivolti ai colleghi Dem. Poi scendono tutti nell’emiciclo e cominciano a inveire verso i banchi del Pd. A quel punto alcuni deputati del Pd, tra cui Piero Martino e Nico Stumpo, cercano il confronto con i grillini e solo grazie all’intervento dei commessi si evita il peggio. Le tensioni fanno saltare anche il vertice di maggioranza sull’economia. Mentre il premier Enrico Letta preferisce tacere, Angelino Alfano riunisce i senatori nel pomeriggio e usa parole dure: «Sono indignato e preoccupato, c’è il tentativo di travisare la nostra storia». Al termine di una riunione fiume del gruppo al Senato si profila una mobilitazione solo a livello locale e il sostegno ai referendum della giustizia proposti dai radicali.Intanto, Guglielmo Epifani, segretario del Pd, avverte: «A furia di tirare, la corda si può spezzare». I nervi nella maggioranza restano dunque scoperti. Basta poco per far accendere nuove micce. Alfano è convinto che «una sentenza penale non è un atto solo giuridico, perché in una sentenza penale si racconta la storia personale di un individuo, un pezzo importante del suo essere uomo, del suo essere cittadino. La mia rabbia e la mia indignazione derivano dal fatto che si vuole descrivere e raccontare la storia di un uomo che non è quella dell’uomo che conosco e in cui credo da 20 anni. La mia rabbia, la mia indignazione, la mia preoccupazione non possono andare via a meno che non ci sua una totale riscrittura della storia di questi anni». Per il presidente dei senatori azzurri, Renato Schifani «c’è una strategia contro Berlusconi e contro questo governo. C’è qualcuno che lavora perché cada e perché non si consolidi la figura di Enrico Letta». Berlusconi resta chiuso coi fedelissimi e suoi avvocati a palazzo Grazioli. Mantiene la consegna del silenzio che dura da oltre 10 giorni e invita i falchi a frenare, perché ora non è il momento di staccare la spina al governo, la gente non capirebbe e serve senso di responsabilità. Il Pdl si confronta sulla linea da tenere. C’è chi propone di agire subito e chi preferisce attendere l’esito dell’udienza del 30 luglio per poi organizzare, in caso di condanna, una reazione forte, magari una maximanifestazione davanti a Montecitorio. Scartata l’ipotesi di di dimissioni di massa dei parlamentari azzurri. Il Pdl si rivolge a Letta e confida nella saggezza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano, garante ultimo della legislatura. Sandro Bondi, coordinatore nazionale del partito, tira in ballo il premier: «Mi aspettavo da parte di Letta non certo che prendesse le difese di Berlusconi o che attaccasse la magistratura, ma che pronunciasse almeno una parola, una sola parola, che manifestasse la sua comprensione del dramma politico e umano che si sta consumando». Anche nel Pd i nervi sono molto tesi con renziani, dalemiani, prodiani, Bindi e Civati contro la decisione dei gruppi parlamentari di sospendere i lavori alla Camera e Al Senato. Le polemiche che agitano Camera e Senato arrivano ovviamente fino al Quirinale. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve il premier Enrico Letta e il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello. Le polemiche - ribadisce il Capo dello Stato - non devono impedire alla maggioranza di ritrovare lo spirito di collaborazione che fin qui ha segnato l’azione del governo. In una giornata carica di tensione, il Colle insiste sulla necessità di mantenere l’equilibrio indispensabile alla tenuta dell’esecutivo, ricordando di aver accettato un secondo mandato per senso di responsabilità, a patto che le forze politiche si mostrino responsabili. Al Quirinale c’è la convinzione che la giornata si sia conclusa in maniera positiva rispetto a com’era iniziata. E questo, si fa notare, grazie anche all’azione portata avanti dal premier Letta e dal ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, che comunque hanno trovato nelle forze politiche interlocutori pronti ad abbassare il tono dello scontro.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.