Basta un minuto al Capranichetta, a due passi da Montecitorio, affollato di giornalisti e politici per capire che la sfida di Matteo Renzi può contare su un alleato particolare. Quel Goffredo Bettini che è stato coordinatore del Pd quando il segretario era Veltroni e che da tre anni e mezzo non ha incarichi. La sua tesi è semplice: nella crisi di democrazia che viviamo da vent’anni (da dopo Tangentopoli) c’è bisogno di ripensare il rapporto tra istituzioni e cittadini. Soltanto un campo largo dei riformisti, un partito aperto, senza correnti, che decida insieme con gli iscritti e i sostenitori può far ripartire il Paese. Bettini presenta il suo documento congressuale. È firmato da trentadue persone. Tra cui Ileana Argentin, Stefano Boeri, Massimo Brutti, Gianni Borgna, Roberto Morassut, Michele Meta. Ma anche esponenti della società civile, come l’imprenditore Andrea Mondello, l’editore Alessandro Dalai e la cantante Grazia Di Michele. In sala c’è il sindaco di Roma Ignazio Marino, più tardi esprimerà il suo plauso all’iniziativa anche il numero uno della Regione Lazio Nicola Zingaretti. La sfida di Renzi sembra a un passo. Non a caso il sindaco di Firenze ha citato Bettini nella lunga intervista a «Repubblica» in cui ha lanciato il suo impegno alla segreteria del partito. Bettini vuole dare un «contributo» al congresso. Non con una mozione, precisa, «perché per quella serve un progetto dal respiro più ampio», ma un documento che fa due proposte: cancellare le vecchie oligarchie per costruire una «democrazia deliberante» e lavorare, allo stesso tempo, «per l’unità della sinistra». Un documento, ha aggiunto Bettini, «che si rivolge a tutti gli iscritti» e che parte dall’analisi della sconfitta del partito alle elezioni politiche, «perché tale è stata». L’ex coordinatore non fa sconti: «La lettura della sconfitta è stata assolutamente edulcorata ed è prevalso il desiderio di dare tutte le carte come se avessimo vinto arrivando alle drammatiche conseguenze del voto su Prodi e Marini». L’altra crisi, quella che ha investito la seconda Repubblica, «non è andata a vantaggio della sinistra ma è andata a gonfiare l’astensione e questo dimostra che agli italiani il Pd come è oggi non piace». Ecco dunque le due idee di Bettini: «Costituire in Italia un unico campo democratico. Le divisioni a sinistra sono funzionali al mantenimento di posizioni oligarchiche. Ci siamo divisi sui programmi in maniera confusa e non abbiamo lavorato per affermare uno sguardo comune sulla realtà italiana. I programmi vanno costruiti con contributi dal basso. Vogliamo cercare di ricostruire le ragioni dei democratici guardando il mondo in maniera complessiva e riproporre le nostre parole con forza». Il secondo pilastro riguarda quella che Bettini e i teorici politici chiamano «democrazia deliberante»: «Vogliamo costruire un soggetto politico che unisca una comunità che si riconosce nella democrazia deliberante; non un partito che espropri gli iscritti dalla possibilità di dire la propria. No alle correnti, sì al pluralismo. La vita del partito deve essere fatta da milioni di agorà che sono i nostri circoli. Per restituire al nostro popolo la voglia di essere partecipe». Siamo all’inizio ma l’operazione politica è quella di costruire una vasta area che renda più solido Renzi. Anche perché se il sindaco di Firenze dovesse diventare segretario del Pd avrebbe più forza, secondo Bettini, per concorrere alla premiership. Ma non si deve correre. «Sarei felice se la prospettiva di un avvicinamento con Renzi si concretizzasse ma non voglio forzare questo processo», precisa Bettini, che assicura: «Possiamo dialogare a 360 gradi». Soddisfatto il sindaco Marino: «Un grande campo aperto, modernizzazione e rinnovamento» sono le parole d’ordine. «Penso ci sia bisogno di nuove idee per tutto il Paese e il Pd deve partecipare a questo processo di modernizzazione. È davvero urgente». Anche il presidente del Lazio Zingaretti va sulla stessa scia. È contento che si sia cominciato a parlare di idee più che di nomi e ricorda che bisogna superare la «cristallizzazione di correnti». Spiega il segretario del Pd del Lazio Enrico Gasbarra: «Il documento illustrato da Bettini libera tutti dalle "camicie di forza" con cui troppo spesso dentro il Pd ci si confronta, più sui nomi che sui contenuti». Si tratta di «un ottimo ritorno alle origini» dice il capogruppo Pd in Campidoglio Francesco D’Ausilio.
Bettini lancia la sfida e rafforza Renzi
L’ex coordinatore del Pd presenta un documento «Basta con le correnti e più spazio ai cittadini»
