Politica

Tutti contro Boldrini in versione Fiom

Critiche al rifiuto del presidente della Camera di visitare lo stabilimento Fiat Brunetta (Pdl): lavora per minoranze estremiste. Fim Cisl: scelta sbagliata

Solo la Cgil ha commentato positivamente il rifiuto del presidente della Camera Laura Boldrini a visitare la Sevel. Per il resto la critica è stata trasversale ed è venuta anche dal Pd anche se con motivazioni diverse rispetto al Pdl. Per il segretario della Cgil, Susanna Camusso, il no di Boldrini è la risposta più logica a quello che la sindacalista considera come un «invito provocatorio da parte della Fiat». Secondo la leader della Cgil «è giunto per tutti il momento di cambiare pagina nelle relazioni industriali italiane, di tornare alla normalità e utilizzare le nostre energie per rimettere in piedi il Paese, per dare lavoro ai giovani, per rilanciare l'economia e garantire i diritti». Per Camusso sta «finendo un'epoca», quella in cui si puntava sulla «divisione sindacale», in cui si pensava «si potessero scambiare diritti con occupazione». E per quanto riguarda Fiat, «è certamente un'azienda importante ma non si può pensare che le leggi vengano fatte solo per aderire alle sue richieste. La Fiat sarà fuori da Confindustria ma è dentro il Paese. Le leggi vanno scritte per essere applicate a tutti». Secondo Susanna Camusso voltare pagina per il Lingotto «significa mettere da parte l'idea che si possa governare la fabbrica escludendo una organizzazione sindacale che ha consenso tra i lavoratori». Di segno contrario invece il commento della Cisl. «La Boldrini non sa di cosa parla» arringa Giuseppe Farina, segretario generale Fim Cisl. Per il sindacalista il passaggio sulla «gara al ribasso sui diritti citato da Boldrini nella lettera in cui rifiutava l'invito non è stato adeguato». È una lettera «sbagliata sia nel merito che nel metodo certamente non adeguata al ruolo istituzionale che l'onorevole Boldrini ricopre». «L'unico ribasso che ho notato in questi giorni -prosegue il sindacalista- è quello del livello istituzionale sulle vicende economiche e industriali del Paese. Visitando la fabbrica e incontrando i lavoratori Fiat in carne e ossa avrebbe potuto verificare personalmente il loro apprezzamento per l'impegno dell'azienda e per le scelte che il sindacato ha fatto in Fiat». Nell’atteggiamento del presidente della Camera, Farina vede una sponda ala Fiom «un sindacato ormai minoritario che non mi sembra possa oggi ergersi a rappresentante degli interessi e delle opinioni dei lavoratori». Quanto agli accordi sindacali «sono stati fatti nel pieno rispetto delle leggi. E quindi quando un presidente della Camera interviene su una materia così delicata dovrebbe usare maggiore cautela». Meno sfumate le reazioni del Pdl. Per il presidente dei deputati, Renato Brunetta «Grasso e Boldrini lavorano per le minoranze estremiste e rischiano di vanificare il cammino difficile, ma produttivo, che la grande coalizione di Letta e Alfano sta intraprendendo». Brunetta mette in evidenza come Boldrini si sia schierata «senza nemmeno un velo di pudore dalla parte della Fiom rifiutando di incontrare non tanto l'ad di Fiat Marchionne, quanto la grandissima parte dei lavoratori di Val di Sangro, quasi che la cittadina presidente debba rispondere non al popolo italiano ma a Landini e Vendola». Non è stato da meno il presidente Grasso che «domenica scorsa aveva di fatto preconizzato una nuova maggioranza sostenuta dai grillini, costringendo il capo dello Stato a riparare i danni minimizzando». Nel loro comportamento Brunetta vede «il sogno di maggioranze strampalate. Ma è bene che la strana coppia recuperi il senso delle istituzioni». Immediata la replica del portavoce di Boldrini, Roberto Natale: «Solo forzature polemiche (politiche o editoriali) possono leggere come scelta di parte, e non istituzionale, l'appello rivolto al mondo sindacale e a quello imprenditoriale. Tutti siamo chiamati a sfide nuove». Il portavoce vicario del Pdl, Anna Maria Bernini, il rifiuto del presidente della Camera «è antinazionale. Proprio quella sinistra che accusa Marchionne di comportamenti anti-italiani rifiuta di visitare stabilimenti che sono un simbolo dell'identità nazionale e di guardare negli occhi i lavoratori». Critiche anche dal Pd. Massimo Mucchetti ritiene che «ci sia modo e modo di visitare le fabbriche. Si può andare a Melfi, come fece Mario Monti per sponsorizzare Marchionne ed esserne sponsorizzato. Ma si può anche andare a vedere, con la fabbrica, il gioco del suo gerente». «Pensi la presidente Boldrini quante questioni avrebbe potuto porre tra un robot e l'altro, in favore di telecamere»».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.