Politica

Tensioni sui rimborsi E i grillini preparano il dossier sugli sprechi

Mercoledì il comico al Quirinale: chiederà a Napolitano anche di ridurre le spese

L’addio ai rimborsi elettorali scatena le tensioni nei partiti. È soprattutto la mozione presentata dal MoVimento 5 Stelle, che sarà discussa prima della fine di luglio, a preoccupare Pd e Pdl. Rischia, infatti, di diventare un vicolo cieco per i partiti. I parlamentari del M5S chiederanno di rinunciare alla rata annuale di rimborsi elettorali (91 milioni di euro) che arriverà proprio in quei giorni. Soldi a cui i partiti, ovviamente, non vogliono rinunciare. Non è un caso che nel ddl preparato dal governo il finanziamento pubblico venga azzerato soltanto dal 2017. La mozione a 5 Stelle rischia di mettere in difficoltà Pd, Pdl, Sel, Lega Nord, Fratelli d’Italia e gli altri. Se votassero contro, infatti, si esporrebbero inevitabilmente a molte critiche. Se scegliessero, invece, di approvare la mozione getterebbero nel panico i rispettivi tesorieri, in difficoltà a far quadrare i bilanci. Ieri il cassiere del Pd, Antonio Misiani, ha spiegato che i Democratici hanno già ridotto molte spese e che la rata dei rimborsi elettorali prevista per luglio servirà a coprire tutta una serie di spese necessarie. Ma in una parte dei Democratici cresce anche il timore che i renziani possano votare a favore della mozione per rinunciare ai 91 milioni di euro. Misiani ha avvertito: «Sarebbe una contraddizione» se volessero cancellare subito il finanziamento pubblico, visto che hanno presentato una proposta di legge che prevede un periodo di transizione. Ma non si sa mai. Ieri è stato il senatore Democratico Andrea Marcucci a spiegare in modo esplicito: «Chi difende il finanziamento pubblico ai partiti, lavora contro il governo. Paradossale che Renzi venga accusato di attaccare Letta, quando anche nel Pd c’è chi cerca di contrastare in tutti i modi l’approvazione di un testo, voluto proprio dal premier». Insomma, aggiunge Marcucci, «in politica contano i fatti. A chi nel Pd lamenta una freddezza del sindaco di Firenze nei confronti del governo, vorrei chiedere piuttosto di non bloccare il ddl di Palazzo Chigi, e soprattutto di non stravolgerne il senso, come tante altre volte è accaduto in passato». Il riferimento è al tesoriere Misiani e ai parlamentari del Pd che propongono alcuni correttivi al testo del governo. Vorrebbero, soprattutto, che la nuova legge riconoscesse dei finanziamenti a progetti. Ha spiegato Misiani al Tempo : «Anche ora, ad esempio, il 5 per cento dei rimborsi deve essere utilizzato per dare più spazio alla partecipazione delle donne alla politica». Si potrebbe pensare, dunque, «di dare fondi per la formazione dei giovani o altro». Inoltre, ha aggiunto, «dobbiamo incentivare di più i piccoli contributi. Anche in Canada è stato abolito il finanziamento pubblico ma è previsto il 70 per cento di credito d’imposta». Pur non entrando espressamente nella materia, ieri Matteo Renzi, al teatro comunale di Treia, a Macerata, in occasione della giornata conclusiva del seminario estivo di Symbola, è tornato a «picconare»: «Il messaggio di novità di questi mesi è venuto dalla Chiesa, con il nuovo straordinario Papa. I partiti facciano come la Chiesa, devono saper innovare la loro proposta e il loro linguaggio. Io credo che la politica italiana non sappia comunicare, o forse non sa cosa comunicare», ha aggiunto. Insomma, più fatti e meno chiacchiere. Lo stesso terreno su cui si muovono gli esponenti del MoVimento 5 Stelle, che stanno preparando un dossier sugli sprechi del Parlamento. Lo presenteranno alla fine della prossima settimana. Mercoledì ci sarà l’incontro tra Beppe Grillo e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il comico genovese, con i capigruppo del non partito, lamenterà al Capo dello Stato la mancata centralità del Parlamento. Ma, dicono dal MoVimento, chiederà anche di tagliare le spese del Quirinale. «Ci attendiamo azioni concrete e non degli spot» ha detto pochi giorni fa il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, rispondendo ai cronisti che domandavano se i 5 Stelle chiederanno anche al presidente della Repubblica di ridurre le spese. «Del resto - ha puntualizzato Di Maio - lo diciamo da sempre: non è una novità che il Quirinale costa troppo, così come la Camera e il Senato». Ma il lavoro maggiore i deputati e i senatori del MoVimento lo stanno compiendo per preparare il documento in cui denunceranno le spese pazze del Parlamento. Tra queste: 400 milioni di euro l’anno per i vitalizi, 200 mila stanziati per il circolo della Camera, 260 mila euro all’Unione interparlamentare. «I soldi alla politica fanno male. Se li togli diventa una cosa bellissima», ha detto il vicepresidente della Camera. Ma gli sprechi sono di più. Montecitorio costa un miliardo di euro all’anno, il Senato intorno ai 500 milioni di euro. Negli ultimi anni le spese sono diminuite ma ancora c’è molto da fare. I parlamentari del MoVimento 5 Stelle promettono battaglia.

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