Potrebbero apparire troppo dure le parole con le quali Renato Brunetta ha stigmatizzato certe uscite di Laura Boldrini e di Pietro Grasso sostenendo che i presidenti della Camera e del Senato «lavorano per disegni organici a minoranze estremiste». Brunetta non ha il dono della diplomazia, ma ha certamente ragione. Ragione da vendere. Il governo Letta, il governo delle larghe intese, è il frutto di un equilibrio assai delicato e a rischio implosione. È costretto a veleggiare a vista, in un mare in burrasca. Non lo aiutano, certo, nella sua perigliosa navigazione i presidenti dei due rami del Parlamento, eletti a suo tempo, con una maggioranza di rottura che non esprimeva lo spirito di una grande coalizione ma rispondeva al disegno, ambizioso e velleitario, di Pier Luigi Bersani di conquistare la Presidenza del Consiglio con una alleanza che escludesse il centro-destra. Quando il presidente del Senato, in polemica con il Pdl, fece balenare, chiamando in causa il capo dello Stato, la possibilità di una coalizione alternativa all'attuale qualora fosse venuta meno la fiducia all'esecutivo, andò oltre i limiti del suo mandato. Ancora più grave, sotto il profilo della correttezza istituzionale, è la vicenda nella quale si è trovata coinvolta la Boldrini. Rifiutando l'invito di Sergio Marchionne di visitare lo stabilimento Fiat in Val di Sangro, il presidente della Camera ha citato la necessità di un «dialogo sociale» e di «costruttive relazioni industriali» e ha bacchettato gli imprenditori affermando che la ripresa non potrà avvenire lungo la strada della «gara al ribasso sui diritti e sul costo del lavoro». Parole, da "pasionaria". Uscite di questo genere (e altre che potrebbero essere ricordate) alzano la temperatura politica, ma, quel che è più grave, gettano ombre sulle istituzioni. Non è un caso che, all'interno stesso dello schieramento di centro-sinistra, si siano fatte sentire voci discordanti. Le presidenze del Senato e della Camera sono le due più importanti cariche dello Stato dopo quella del presidente della Repubblica. Chi occupa quegli scranni dovrebbe essere super partes. Ed evitare comportamenti e dichiarazioni che possano interferire con lo scontro politico. Per il bene delle istituzioni, che, in una democrazia, sono sacre.
Parole di troppo dalle istituzioni super partes
di Francesco Perfetti Potrebbero apparire troppo dure le parole con le quali Renato Brunetta ha stigmatizzato certe uscite di Laura Boldrini e di Pietro Grasso sostenendo che i presidenti della...