Politica

Letta contro il Fmi «L’Imu sarà superata»

Alfano: non accettiamo consigli da oltre Oceano Bankitalia: Italia tra i più «tartassati» dell’Eurozona

Sull'Imu nessun passo indietro, il governo rispetti i patti o il Pdl ne trarrà le conseguenze. All’indomani del parere negativo da parte del Fmi sull’abolizione dell’Imu per la prima casa, arriva secco il messaggio del partito di via dell’Umiltà a Palazzo Chigi. Il Pdl teme che il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, già in difficoltà a trovare la copertura, possa cogliere al balzo l’occasione fornita dall’istituto di Washington, per mettere una pietra tombale sull’abolizione dell’Imu. Mai come in questo momento una autorevole sponda internazionale potrebbe tornare utile. Non a caso Brunetta avanza il sospetto che «qualcuno» al Tesoro abbia chiesto «l’aiutino» al Fondo Monetario. Un rischio che il Pdl non intende correre tant’è che il segretario e vicepremier Angelino Alfano, mentre il premier Enrico Letta scende in sala stampa al termine del Cdm, si affretta a scrive su twitter: «Sull'Imu non accetteremo il consiglio dell'Fmi». È un messaggio rivolto a Letta che non tarda a rispondere in modo rassicurante: «Nel discorso che ho fatto alle Camere c'è chiaramente scritto che noi faremo un riforma che supera l'Imu così come è adesso e riconfermo che questa è l'indicazione del governo». Poi ha garantito che «sarà una discussione collegiale tra coloro che sostengono il governo» e ci sarà il coinvolgimento del Parlamento». Insomma nessun colpo di mano. Del resto, Letta sa bene che il Pdl sul fronte Imu, come sui debiti della Pubblica amministrazione e Iva, non cederà mai. Berlusconi nei colloqui privati con i suoi ha più volte ricordato che sulla tassa sulla casa ci ha messo la faccia e non può mollare la presa. Certo, le difficoltà per reperire le risorse necessarie ci sono, e il Pdl ne è consapevole. Tanto che fuori dall'ufficialità gli stessi big di via dell'Umiltà riconoscono che l'abolizione tout court dell'Imu sarà ardua, ma il segnale va dato, la parola va mantenuta. Lo dice chiaro e tondo Renato Schifani, che arriva a paventare una crisi di governo, addossandone però la responsabilità ai Democratici: «Sarebbe drammatico se non si riuscisse ad abolire l'Imu sulla prima casa e a stoppare definitivamente l'aumento di un punto dell'Iva. Per il Pdl - scandisce il capogruppo al Senato - Imu ed Iva restano due punti irrinunciabili e non saranno certo le valutazioni ragionieristiche dei tecnici del Fondo Monetario a farci cambiare idea. Speriamo che le altre forze politiche di maggioranza e soprattutto il Pd non colgano l'estemporanea opinione del Fmi per mettere in crisi il governo». Il segretario del Pd si muove cauto e richiama il programma di governo: «È chiaro che si dovrà trovare una soluzione coerente con il programma illustrato da Letta in Parlamento». Ma il democratico Pittella, candidato alla segreteria del partito, chiede polemico se «il Pd ha sposato il populismo di Berlusconi o condivide la serietà delle osservazioni mosse dal Fmi». E invita a porsi il problema se «è equo in questo momento di crisi abolire l'Imu per chi abita in una villa al pari di chi magari vive in un piccolo appartamento di periferia». A favore dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa arrivano i dati della Banca d’Italia sull’aumento della pressione fiscale. L'Italia infatti si piazza al quarto posto nell'Eurozona per il peso delle tasse che è salito, in rapporto al Pil, al 44% nel 2012 dal 42,6% del 2011. Dalle statistiche di Finanza pubblica nei Paesi dell'Unione europea emerge che prima dell'Italia ci sono solo Belgio, Francia e Austria. L'Italia, che nel 2011 era al quinto posto nella zona euro con un peso delle tasse al 42,6%, ha scavalcato la Finlandia che ha una pressione fiscale al 43,5% (43,4% nel 2011). Il peso del fisco nel nostro Paese è superiore alla media dell'area euro (41,5%) e della Ue (40,5%) che, escludendo l'Italia, scendono rispettivamente al 41,1% e al 40%. Nettamente inferiore rispetto alla nostra, la pressione fiscale in Germania (40,5%), Paesi Bassi (39,1%), Regno Unito (37,1%), Grecia (36,5%), Portogallo (34,6%) Spagna (33,6%). Mentre superano l'Italia paesi come la Danimarca (49,3%) e la Svezia (44,6%). L’Italia ha anche un altro triste primato. Per il peso del debito pubblico lordo in rapporto al Pil, il nostro Paese è secondo tra i 27 paesi Ue: nel 2012 si attesta al 127% dal 120,8% del 2011. Peggio di noi solo la Grecia dove è al 156,9% (in calo dal 170,3% del 2011). Sopra il 100% Irlanda (117,6%) e Portogallo (123,6%). Sempre in tema di conti pubblici, c'è da registrare il lieve calo del gettito tributario nei primi cinque mesi dell'anno. Nella nota del ministero dell'Economia si sottolinea come, nel complesso, le entrate erariali di gennaio-maggio 2013 ammontano a 149,117 miliardi, in calo dello 0,2% (-373 milioni di euro) rispetto ai primi cinque mesi del 2012.

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