Con tutto il rispetto dovuto, per carità, ai professori, esperti, saggi e quant'altri affollano comitati e commissioni, sia consentito ai cittadini comuni di storcere il naso di fronte ai pasticci di varia origine che si stanno accumulando attorno alle Province. Delle quali si attende l’abolizione dal lontano 1970, quando furono eletti i primi consigli delle Regioni a statuto ordinario e cominciò il conto alla rovescia per le Province, appunto, considerate ormai inutili. E destinate invece ad aumentare parossisticamente di numero e di costi, per quanti sforzi compiano ora i sostenitori della loro sopravvivenza, o riorganizzazione, per contestare i risparmi che deriverebbero dalla soppressione. Non sarebbero, in particolare, i 13 miliardi di euro l’anno ipotizzati dagli abolizionisti, ma poco più di cinquecento milioni, al netto dei costi del personale destinato a passare a carico delle regioni o dei comuni, o di altri enti pubblici. Dopo la bocciatura ultimamente riservata dalla Corte Costituzionale allo strumento urgente del decreto legge adoperato dal governo di Mario Monti per fare finta di abolire le Province riducendole, ma cominciando comunque a commissariare quelle minori arrivate allo loro scadenza elettorale, il Consiglio dei Ministri ha annunciato ieri l’arrivo della ruspa. Che però è soltanto un disegno di legge costituzionale dal percorso necessariamente lungo, con doppio voto in entrambe le Camere, per togliere dalla Costituzione ogni riferimento alle Province. Approvato il quale, occorrerà procedere di fatto, e non solo di nome, alla liquidazione delle amministrazioni provinciali con l'applicazione di una legge ordinaria. Si dà però il caso che sia stato appena avviato al Senato, con un altro disegno di legge costituzionale, un percorso di revisione della Costituzione relativo anche a parti riguardanti le Province. Un percorso per il quale il governo ha fissato un traguardo, diciamo così, accelerato fra 18 mesi. E in cui il buon senso avrebbe suggerito, e suggerirebbe ancora, di includere quello fieramente annunciato ieri a Palazzo Chigi. A meno che non si creda, in realtà, così poco alla riforma organica della Costituzione da perseguire a parte l'abolizione delle Province. O viceversa, se preferite, a pasticcio rovesciato.
Il pasticcio delle Province svela di più
di Francesco DamatoCon tutto il rispetto dovuto, per carità, ai professori, esperti, saggi e quant'altri affollano comitati e commissioni, sia consentito ai cittadini comuni di storcere il naso di...