Il «patto di sindacato» del Pd tira un sospiro di sollievo. Almeno per il momento. La rottura tra Matteo Renzi e Massimo D’Alema sembra infatti indebolire la candidatura a segretario del sindaco di Firenze. Al Nazareno raccontano che lo screzio sia nato proprio per l’intenzione di Renzi di correre al congresso, rompendo così l’intesa con il Lìder Massimo che prevedeva via libera per la premiership, senza però contemplare la guida del partito e l’implicito indebolimento del premier Letta. D’Alema, insomma, avrebbe vissuto come un tradimento la virata del sindaco di Firenze. Ma Renzi ha fretta: ha constatato un buon consenso attorno a lui, è certo di vincere e teme che passare la mano lo incastri. Nel 2014 scade il mandato da sindaco e sarebbe davanti a un bivio: ricandidarsi a Firenze o correre alle europee per poi rosolare il Pd fino alle politiche. Ammesso che ci arrivi da candidato premier. Viceversa, fare il segretario lo preoccupa, perché alla guida del Nazareno non potrebbe più fare il... Renzi. Un rompicapo da cui dipendono gli equilibri congrsssuali. Perché senza Renzi non è detto che Epifani non possa arrivare fino alle europee. «Qui non nasce nessun correntone, questa è un’idiozia», sentenzia D’Alema lasciando la riunione di «Fare il Pd» organizzata da Fassina&Co. Andando via dal Nazareno, però, l’ex premier apre il fuoco contro il sindaco: «Credo che giochi un po’ a fare la vittima. Secondo me sbaglia, dovrebbe essere qui». Un’assenza rimarcata anche da Fassina che invita Renzi a «fidarsi». Ma dalle parti di Sant’Andrea delle Fratti il sindaco - a Roma per discutere dell’elezione del presidente Anci - non si vede. Le parole di D’Alema rinfrancano Letta, Bersani e Franceschini: la possibilità di blindare la tenuta dell’esecutivo e l’elezione di un segretario condiviso - anche se un nome unitario ancora non c’è - e morbido - Epifani-bis? - resta. Normale che Renzi reagisca in maniera scomposta. Sentendosi all’angolo al Tg5 esplode: «Per D’Alema ho grande rispetto e stima, ma se uno si candida o non si candida non è che chiede il permesso a D’Alema. Si può fre anche senza di lui». E riferendosi ai dirigenti Dem e al congresso - che Epifani ha ribadito che si terrà entro la fine dell’anno: «Ci diano una data, so che l’agenda è un po’ complicata, ma non vorrei che rinviassimo. Io non vorrei fare il piccione. Vorrei che il Pd non fosse fatto di correnti ma di idee e che passi il tempo non a discutere di come ci organizziamo ma di quello che l’Italia chiede». L’incontro al Nazareno Renzi non la manda proprio giù: «Un’assemblea di una corrente del Pd che ha deciso di passare un pomeriggio a discutere non del Pd, ma delle mosse di Renzi... mi sento spaesato». «Matteo tranquillo. Abbiamo parlato dell’Italia. Fonzie diventa Ecce Bombo?», la replica al vetriolo del solito Fassina. In effetti all’assemblea organizzata da «Fare il Pd» i renziani non ci sono, così come non si vedono Walter Veltroni e i suoi. Né l’ex ministro Fabrizio Barca. Ma gli altri big Dem ci sono tutti, ministri compresi: Bersani, il segretario Epifani, D’Alema, Franceschini, Marini e Fioroni; i possibili candidati al congresso Cuperlo e Fassina. La linea bersaniana non cambia: né alleanza né contro Renzi. Concetto ribadito da Franceschini. Ma qualcosa di vero sul correntone c’è. Una fetta della vecchia maggioranza, quella che fa capo a D’Alema, pur osteggiando il sindaco per ora sta giocando una partita autonoma su Cuperlo, pur con qualche mal di pancia per una linea troppo a sinistra. Il gelo tra Bersani e D’Alema continua e solo dopo che Renzi avrà sciolto la riserva ripartirà il dialogo per una strategia comune. Se Renzi accettasse la sfida della segreteria, l’ala sinistra potrebbe lavorare su una candidatura unitaria: Cuperlo o Fassina. Se invece il sindaco decidesse di puntare solo alla premiership si lavorerebbe su una scelta «rassicurante» come quella di Epifani. Bersani mette in guardia dal rischio che la lotta di potere non sia compresa dalla base che ancora fatica a digerire la grande coalizione. «Prima c’è il Paese, poi il partito poi le persone», dice Franceschini, che avverte: «C’è il rischio scissione tra ex Dc ed ex Pci. Prima c’era un collante formidabile che era Berlusconi: o troviamo un collante diverso o non si sta insieme». L’ala governativa del partito, dai lettiani ai franceschiniani, lavora per preservare l’asse con i bersaniani e garantire stabilità all’esecutivo. Preoccupato per la tenuta del governo anche Beppe Fioroni, che denuncia «la sindrome di Penelope di sfasciare tutto, partito e governo. Stiamo rischiando di andare nel Guinnes dei primati: un partito che ha un suo uomo che guida il governo scrive le regole contro il premier. Tutto possiamo fare ma non dire che possono correre tutti tranne Enrico Letta».
Rottura Renzi-D’Alema. Il Pd esulta
La decisione di correre per la segreteria non piace al Lìder Massimo E il sindaco sbotta: «Non devo chiedergli il permesso per candidarmi»
