È stato come gettare benzina sul fuoco. Nel pieno della discussione sull’abolizione dell’Imu sulla prima casa, con il governo in affannosa ricerca della copertura, ecco che da Washington arriva lo stop. Il Fondo Monetario internazionale per bocca di Kenneth Kang, assistant director del dipartimento europeo, interviene nel dibattito con toni perentori: «La tassa sulla proprietà sulla prima casa dovrebbe essere mantenuta per ragioni di equità ed efficienza». Piuttosto l’Italia «dovrebbe accellerare la revisione dei valori catastali per assicurare l'equità». Queste parole hanno per il governo il valore di un soccorso tant’è che il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che non ha mai nascosto la difficoltà a trovare la copertura, ha colto la palla al balzo. «E’ una questione che stiamo valutando. Certamente terremo conto dell’opinione del Fmi. Ma l’obiettivo è trovare un consenso all’interno della coalizione», ha subito replicato. Il titolare del Tesoro ha chiarito che la missione del Fondo monetario internazionale «riconosce comunque i punti di forza dell’economia italiana nell’aver realizzato progressi significativi nel consolidamento fiscale, nella gestione della riforma delle pensioni e in altri campi come la solidità del sistema bancario». Nel rapporto Kennet Kang stima per l’Italia «l’arrivo della ripresa a fine 2013 grazie alle esportazioni e da un cambiamento nel settore degli investimenti». La crisi, sottolinea Kang, «ha colpito duramente l'Italia ma le ragioni della modesta crescita dell'Italia risalgono a prima della crisi a causa di un quadro difficile per gli investimenti». In attesa della ripresa le stime sull'andamento del Pil italiano per il 2013 sono state riviste al ribasso, all'1,8% dall'1,5% previsto in precedenza, ma ha migliorato quelle relative al 2014, con una crescita prevista che passa dallo 0,5% allo 0,7%. La crisi in Italia «non è scongiurata del tutto. Il mercato sente una certa fragilità e incoraggiare il percorso delle riforme devono avere la priorità per creare crescita e lavoro». Pertanto le prospettive di crescita dell'Italia restano «deboli e la disoccupazione è inaccettabilmente alta. Il sentiment dei mercati è ancora fragile». Il Fmi quindi sollecita un’accelerazione delle riforme per rilanciare la crescita e creare posti di lavoro. Bisogna quindi agire «attraverso tagli di spesa e minori tasse e pagare in modo efficace e tempestivo i debiti della P.a. può ridurre le difficoltà del credito delle aziende». Per gli economisti di Washington, tra le riforme, l’Italia dovrebbe mettere quella del «contratto unico, più flessibile per i nuovi lavoratori, che gradualmente accresca la protezione del posto di lavoro all'aumentare dell'età» per fare in modo di «ridurre il costo delle nuove assunzioni e sostenere l'apprendistato». Il ministro Saccomanni sottolinea «il pieno accordo con le conclusioni del Fondo Monetario che confermano la ripresa nella parte finale del 2013 e l'anno prossimo». Poi dice che «quanto prima riprendiamo il sentiero della crescita, più facile sarà il processo di aggiustamento della tassazione nel senso indicato» e cioè delle tasse sulle imprese e sul lavoro. La reazione del Pdl si è fatta sentire subito. «Qualla del Fmi è una interferenza intollerabile. Il Fmi si fccia gli affari propri» tuona senza tanti giri di parole su Twitter Maurizio Gasparri. Incalza un altro dei maggiorenti del Pdl, Fabrizio Cicchitto: «Proprio per ragioni di equità, e anche per potenziare la domanda, riteniamo che l’Imu debba essere abolita. Il premier Letta non ha nascosto le difficoltà sul reperimento delle risorse anche riguardo al blocco dell'aumento dell'Iva, ma siamo certi che alla fine riusciremo a trovarle dai tagli alla spesa pubblica». Daniela Santanchè parla di «attentato alla nostra sovranità nazionale» e avverte: «Se il ministro Saccomanni dovesse, come pare, dare seguito alle indicazioni del Fmi si prepari a cercare un'altra maggioranza per il suo governo».
Fmi contro lo stop dell’Imu Saccomanni: ci penseremo
Il parere Per l’istituto Usa «la tassa sulla prima casa va mantenuta È per equità. Avanti con la riforma del catasto». Il Pdl insorge
