Politica

Santanchè e ritorno a Fi. Polveriera Pdl

Nervi tesi alla riunione del gruppo alla Camera. Alfano fa il mediatore I falchi contro il governo. Quagliariello: dimissioni se Silvio le chiede

Tre ore di discussione franca e a momenti tesa e l’ennesimo round di falchi contro colombe. La riunione del gruppo Pdl a Montecitorio prende le mosse dal caso Santanchè e certifica il malumore di una parte consistente del partito, quella appunto dei falchi, contro il governo di larghe intese guidato da Enrico Letta. Tanto che nella Sala Colletti della Camera, al vicepremier e segretario Angelino alfano è toccato ancora una vuolta il difficile ruolo di mediatore. «A nessuno sfugge che questa coalizione non ha precedenti nella storia. Se non per un caso simile, con De Gasperi e Togliatti - ha ricordato Alfano - C’è, quindi, la necessità di avvitare i bulloni di questa macchina». Il segretario ha poi ribadito la decisione del leader Silvio Berlusconi di tornare a Forza Italia, specificando che sulla tempistica sarà lo stesso Cavaliere a dare nuove indicazioni. «È una fase delicata - ha ammesso Alfano - Siamo in una fase di transito da un partito a una nuova formazione politica. La convocazione apposita degli organi avverrà quando la decisione sarà matura e sarà comunicata dal presidente Berlusconi». E sui rapporti tra partiti e membri del governo, il vicepremier ha aggiunto: «Sulle varie questioni ritengo che occorra un raccordo solido tra ministri, sottosegretari, presidenti delle commissioni del Pdl, con il territorio». «Quindi - ha aggiunto - un solido rapporto non solo con il gruppo parlamentare, ma anche con i singoli parlamentari, espressione dei vari territori. Occorre che sia un metodo di organizzazione scientifico». Le tensioni però restano. La riunione del gruppo Pdl, convocata ieri a mezzogiorno nel pieno del caso Santanchè, è servita per fare il punto della situazione, ma ben presto si è trasformata in un «vero e proprio sfogatoio». Con un nuovo scontro tra falchi e colombe sui rapporti con l’esecutivo. Alla riunione erano presente, per la prima volta, tutti i ministri e i sottosegretari azzurri. Tra gli interventi più duri, quello di Giancarlo Galan, uno dei più critici verso le larghe intese. «Abbiamo sbagliato, dovevamo andare fino in fondo e non subire il rinvio del voto. Alla fine dovevamo farci dire no in aula su Daniela per poi trarne le conseguenze». Una posizione che però non avrebbe convinto la maggior parte dei presenti, determinati a portare all’incasso l’accordo politico con il Pd anche sulla candidatura della «pitonessa». Tanto che il capogruppo Renato Brunetta (additato per aver avallato il rinvio del voto in aula) avrebbe ribadito il sostegno alla Santanchè: «Daniela non si tocca, andiamo avanti fino in fondo». Alfano e la stessa «pasionaria» avrebbero ascoltato senza prendere la parola. Ad accendere il dibattito anche Renata Polverini: «Ci piaccia o meno il nome di Daniela, è la nostra candidata e va difesa fino in fondo, tocca al Pd rispettare gli impegni come abbiamo sempre fatto noi». Intanto, crescono i malumori nella gestione del rapporto tra governo e partito. Raffaele Fitto resta tra i più determinati a chiedere un luogo di discussione dei provvedimenti, soprattutto in campo economico. Una «cabina di regia» perché ogni provvedimento venga prima discusso nel partito: «Non possiamo più accettare misure a scatola chiusa». Sulla stessa linea Francesco Sisto. Tra i ministri ha replicato Gaetano Guagliariello, puntando i piedi contro «il fuoco amico». «Tutti noi siamo al governo perché l’ha voluto Berlusconi. Noi siamo il partito delle riforme e le vogliamo fare sul serio. Non possiamo certo permetterci di frenare». Il ministro delle Riforme, messo sotto tiro da Bondi&Co. per l’apertura sull’abolizione del Porcellum avrebbe difeso a spada tratta la sua posizione rivendicando il lavoro svolto e respingendo al mittente le accuse di «remare contro». Tutto viene concordato con Berlusconi e lui, come tutti gli altri ministri, sarebbe pronto a fare un passo indietro se solo lo chiedesse il Cavaliere. A difendere Quagliariello Stefania Prestigiacomo. Ma tensioni ci sono state anche sul ritorno a Fi. La Polverini avrebbe chiesto più chiarezza ai vertici Pdl: «Nessuno ci dà indicazioni precise su cosa fare, nessuno ci ha informati né invitati alle manifestazioni di piazza Farnese e di Arcore. Così non va. Vorrei capire cosa sarà questa nuova Fi: un partito leggero e il Pdl resterà un contenitore o c’è qualcos’altro?». Anche Saverio Romano si sarebbe impuntato sollecitando più chiarezza sui temi etici e sulla «rinascita» di Forza Italia. «Voglio discutere di partito nelle sedi opportune e non farmi scegliere un modello di partito calato dall’alto. Non possiao apprendere della nuova Fi dai giornali. E la manifestazioni pro Cav si fanno con 30mile persone in piazza Duomo non con 300 ad Arcore», la posizione di Fabrizio Cicchitto, che difende il governo: «Non abbiamo alternative».

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