Politica

Nessuna alleanza contro Renzi. A parole

Oggi le correnti Pd si incontrano per discutere le regole del congresso Matteo teme l’imboscata. Franceschini: è una risorsa. Bettini lo difende

Nessuna «santa alleanza» contro Matteo Renzi. In difesa del sindaco di Firenze arriva Goffredo Bettini, primo coordinatore del Pd che però non risparmia critiche al «rottamatore». Una su tutte: «Non capisco perché insista nel chiedere la coincidenza obbligatoria tra la figura del segretario e quella del candidato premier». Bettini affida le proprie considerazioni a un articolo sul magazine on line RomaItaliaLab.it e annuncia: «Martedì presenterò un testo di contributo al congresso sul tema della crisi democratica e del futuro del Pd». Una discesa in campo bella e buona, annunciata da tempo. «Di tutto abbiamo bisogno tranne che di una santa alleanza contro Renzi», che «è la nostra vera e unica risorsa per dare un governo democratico all’Italia e sconfiggere Berlusconi con il voto popolare. Ed è per questo assurdo, irresponsabile, cinico volerlo affondare». Detto ciò, Bettini aggiunge: «Se Renzi vuole competere subito per il ruolo di segretario, non deve preoccuparsi delle successive scelte per la leadership: è evidente che una sua eventuale vittoria cambierebbe dal giorno dopo tutta la politica italiana. Difficilmente qualcuno potrebbe impedirgli di giocare le sue carte per cambiare la nazione». Se dovesse candidarsi al congresso, per Bettini Renzi si dovrebbe «piuttosto concentrare sulla delineazione della sua idea di Pd, di democrazia, di riforma della Repubblica. Alla quale conformare le alleanze interne, evitando di imbarcare protagonisti sempreverdi di tutte le stagioni e di realizzare compromessi nei territori che andrebbero tutti a suo danno e accordi con logiche che vanno spazzate via e non assecondate». Ad apprezzare le parole di Bettini è Angelo Rughetti, renziano: «Qualora Matteo deciderà di correre per la segreteria lavorerà come ha sempre fatto per portare il Pd a consolidare il ruolo di partito maggioritario fortemente innovatore. Entreremmo in una nuova era politica e finalmente avremo un Pd in grado di tornare allo spirito del lingotto e capace di parlare alla società civile senza pregiudizi e senza la puzza sotto il naso. È evidente che automatismo o meno il segretario del Pd eletto con una partecipazione ampia sarà il naturale candidato alla premiership». Ma Rughetti ammonisce sul «ricompattamento di un correntone unico: tutti contro Renzi». Sospetto rispedito al mittente dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, secondo cui non c’è «nessun correntone e nessuna santa alleanza anti-Renzi. Matteo è la principale risorsa del Pd e con lui bisogna discutere le regole e il percorso congressuale». Nessun tiro al piccione, quindi. Dopo l’ennesimo sfogo di Renzi, la vecchia e composita maggioranza Dem non ci sta ad accreditare la tesi che si stia saldando un correntone per sbarrare la strada al rottamatore. Proprio così è stato letto dai renziani l’incontro di oggi pomeriggio al Nazareno voluto dai promotori del documento bersaniano «Fare il Pd». Ma sia i partecipanti - come Franceschini - sia gli organizzatori chiariscono che si tratta di un dibattito aperto al quale sono state invitate tutte le anime: D’Alema, Fioroni, lettiani. Ma le parole di Bettini non fanno che accreditare quei sospetti di santa alleanza contro Renzi rilanciati da Rughetti. «Sono stato invitato - spiega Franceschini - come tutti i parlamentari e andrò ben volentieri perché penso che in questa fase di avvicinamento al congresso ci sia un grande bisogno di luoghi di riflessione e dibattito in cui ascoltarsi e discutere in modo trasversale». Tiene a sottolineare l’intento di aprire, e non chiudere, il dibattito anche Alfredo D'Attorre, che ha scritto il documento con Stefano Fassina (che però sentenzia: «Matteo, sulle regole scialla! Ci ha appallato») e Maurizio Martina. Al confronto assisterà, ma è probabile che non intervenga, Guglielmo Epifani. Il segretario non nasconde un certo fastidio per lo scontro in atto su statuto e primarie. «Con tutti i problemi che ha il Paese non si può parlare solo di regole» avverte. Quanto ai nodi, «saranno affrontati e sciolti, la commissione ha ancora un po’ di tempo».

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