Scena 1: il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, ospite di un convegno di Confindustria, risponde senza giri di parole alla domanda su quali siano le forze che frenano la riforme in Italia. «Gli avvocati... le grandi lobby - spiega - sono loro che impediscono che il nostro diventi un Paese normale». Scena 2, anche se in realtà si tratta di un flashback: sempre il ministro Cancellieri, sabato scorso, è a Napoli per l’incontro «Il Sabato delle idee». A un tratto esplode il caos. Una delegazione di avvocati napoletani interrompe la discussione e protesta a gran voce contro la riforma delle circoscrizioni giudiziarie varata dal governo Monti. La Cancellieri si alza e sussurra qualcosa a un relatore: «Li vado a incontrare così ce li leviamo dai piedi». Peccato che si sia avvicinata troppo al microfono e la frase venga catturata da una troupe di Sky , che ieri ha rilanciato il fuorionda proprio mentre il ministro si scagliava contro le «piccole e grandi lobby» del Paese. Sono bastate queste due frasi a provocare una reazione rabbiosa da parte delle associazioni di categoria: «Le parole della Cancellieri sono inaccettabili - ha tuonato l’Associazione nazionale forense - stia certa il ministro che gli avvocati italiani a "togliersi dai piedi" non ci pensano minimamente, ma anzi continueranno a far valere con sempre maggiore convinzione le ragioni della categoria. Ci auguriamo che il ministro voglia dichiarare il proprio rincrescimento per le sue frasi alquanto infelici, e dimostri d’ora in poi maggiore serenità nell’esercizio della sua funzione». A pentirsi, però, l’ex prefetto ed ex (apprezzato) ministro dell’Interno non ci pensa minimamente. Anzi, ribalta le accuse: «Loro hanno interrotto il procuratore generale e il presidente della Corte d’Appello mentre parlavano con una certa gazzarra». Peccato che, in pochi minuti, al mondo dei legali arrivi la solidarietà bipartisan della politica, dal Pd a Fratelli d’Italia, e che quindi la Cancellieri si trovi nuovamente isolata. Che l’argomento in questione sia molto delicato, peraltro, il Guardasigilli aveva dimostrato di esserne per prima perfettamente consapevole. Al convegno di Confindustria, infatti, aveva esplicitato ancora meglio le sue accuse alla lobby degli avvocati: «Sulle riforme, nel governo - aveva spiegato - non c’è sentimento comune, o meglio c’è solo a parole». A parole, quindi, tutti sarebbero d’accordo nel migliorare l’efficienza della giustizia civile, ma «quando poi si va a toccare il singolo posto scattano meccanismi come il campanilismo e l’azione delle lobby». Ovvio, verrebbe da pensare, in un Parlamento nel quale avvocati e giudici occupano diverse decine di seggi. Non abbastanza, in ogni caso, da scoraggiare il ministro: «Quello della giustizia civile è un grossissimo problema - attacca - l’Ocse ci chiede un processo dalla durata ragionevole e certezza della pene, alla fine lo faremo. Dopo quarant’anni si è iniziato a capire che la giustizia costa troppo ed è disorganizzata ma, apriti cielo, quando fai qualcosa c’è sempre qualcuno che dice che si poteva fare meglio. Se qualcosa nella riforma della giustizia non andrà bene la correggeremo ma non arretriamo». Al centro del dibattito, come detto, la riforma delle circoscrizioni giudiziarie, ma non solo. Anche il ritorno all’obbligo della mediazione inserito nel «decreto del fare» ha fatto storcere il naso a toghe e legali. Tagliare le cause, in fondo, significa togliere un bel po’ di lavoro alla categoria. Al punto che in Parlamento il provvedimento sarà presumibilmente bersagliato da decine di emendamenti. «Ricordiamo al ministro Cancellieri - avvisa Danilo Leva, presidente del Forum Giustizia del Pd (e avvocato) - che le riforme sono più forti ed efficaci quando ci sono condivisione e convergenza, non quando vengono fatte per penalizzare qualcuno. Auspichiamo un’apertura da parte del governo per introdurre correttivi necessari a eliminare contraddizioni insite nell’attuale testo normativo». «Il ministro parla di grandi lobby che frenano le riforme - attacca invece Enrico Costa, capogruppo del Pdl in Commissione Giustizia alla Camera (e avvocato) - ma il Parlamento dimostrerà che non è così, attraverso proposte costruttive e correzioni puntuali e non conservative dei provvedimenti in materia di giustizia. Il Guardasigilli dovrebbe, da parte sua, non trascurarle, nè svilirle». Agli avvocati arriva finanche la solidarietà di Giorgia Meloni: «Il loro contributo - spiega l’esponente di Fdi - è indispensabile per pianificare una riforma strutturale del sistema giudiziario che tenga conto sia delle istanze dei cittadini che delle esigenze di efficientamento e di riduzione della spesa pubblica. Un governo che intenda davvero centrare questi obiettivi non può non ascoltare le istanze della categoria forense». Non sarà logisticamente difficile. Basta affacciarsi in Parlamento.
Cancellieri contro le lobby E gli avvocati insorgono
ScontroIl ministro della Giustizia: «In troppi frenano le riforme» Una gaffe fuorionda fa infuriare i legali: «Chiarisca o si dimetta»
