Per quanti sforzi abbia cercato umanamente di fare per ridurne l’impatto istituzionale, per esempio negando la "invasione di campo" denunciata invece sul versante del centrodestra da critici più severi, il capo dello Stato non ha potuto fare a meno di prendere le distanze dalla stravaganza di una recente intervista del presidente del Senato Pietro Grasso. Che ha un po’ troppo sproloquiato, fra l’altro, su nuovi scenari politici in caso di crisi di governo, accreditando allusivamente l’ipotesi della sostituzione del Pdl con i grillini nella maggioranza. Sarebbe il ritorno al progetto inutilmente coltivato dopo le elezioni di fine febbraio dall’allora segretario del Pd Bersani. Al quale d’altronde Grasso deve, in ordine rigorosamente cronologico, prima la candidatura al Senato, dopo una lunga carriera giudiziaria, e poi la presidenza dello stesso Senato, grazie ad un pugnetto di "franchi tiratori" grillini, rivoltatisi nel segreto dell’urna agli ordini contrari del loro capocomico. Una Presidenza, quella di Palazzo Madama, che è la seconda, in ordine gerarchico, dopo quella della Repubblica. Cui supplisce in caso di impedimento del capo dello Stato. "Re Giorgio", come affettuosamente viene sempre più chiamato Napolitano per la meritata popolarità di cui gode nel Paese, per l’incisività e ora anche per l’inusuale lunghezza del suo mandato dopo la rielezione in aprile, ha definito "personali" le opinioni o vedute, pur "legittime", di Grasso. Dalle quali "chiunque di noi può pensarla diversamente, forse anch’io", ha detto il presidente della Repubblica con una stilettata che avrà fatto piacere al vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno, nonché segretario del Pdl, Alfano. Il quale con apparente bonomia ha osservato che Grasso "deve ancora prendere le misure con la sua nuova funzione", ricordandogli tuttavia che di fronte ad una crisi di governo "le scelte comporteranno alla prima carica dello Stato, non alla seconda". Già incorso in altri infortuni, fra i quali una malcelata e smaniosa disponibilità per Palazzo Chigi prima che Napolitano decidesse più saggiamente di affidare a Letta la guida del governo delle cosiddette larghe intese, il presidente del Senato rischia di diventare un gaffeur a Palazzo, sia pure sorridente.
A Palazzo Madama c’è un gaffeur
di Francesco DamatoPer quanti sforzi abbia cercato umanamente di fare per ridurne l’impatto istituzionale, per esempio negando la "invasione di campo" denunciata invece sul versante del...