Politica

Renzi spacca il Pd anche sullo statuto

Chiti: «Indispensabile togliere l’automaticità tra segretario e candidato premier». È il modo per bloccare il sindaco di Firenze

Vannino Chiti, senatore e presidente della commissione politiche dell’Unione Europea lo dice chiaro e tondo: «Il Pd ha bisogno di cure e di impegno: per questo è indispensabile togliere dallo statuto l'automaticità tra il ruolo di segretario e quello di candidato premier. Alcuni mesi prima del voto, per scegliere il candidato premier, dovranno essere previste primarie aperte. Così del resto abbiamo fatto prima delle ultime elezioni». «Ai giorni nostri – aggiunge – nella politica la coerenza non è più una virtù: spesso prevalgono l'improvvisazione e la spregiudicatezza per cogliere l'interesse dell'attimo fuggente. La destra, dopo aver sostenuto l'esigenza di un governo di larghe intese, ora con un piede sta dentro e con l'altro da fuori agita la contestazione e l'opposizione. A lungo così non potrà durare». Ma da Vannino Chiti arriva anche la critica alle troppe candidature alla segreteria, quando ancora non è stata fissata la data del congresso: «Nel Pd stenta a decollare un dibattito sui valori e sulle regole condivise per un partito che voglia essere una sinistra riformista e plurale: senza questo confronto il congresso rischia di essere non un momento di rilancio ma il precipitare di una crisi. Chi guarda a noi chiede un progetto per la società: invece ogni giorno assistiamo al moltiplicarsi del numero dei candidati, quasi si volesse stabilire un record». La stessa critica arriva da Giorgio Merlo: «Ma quanti sono i candidati alla segreteria del Pd? E, soprattutto, quante sono le linee politiche che si confrontano per il futuro del Pd? È evidente a tutti, tranne agli sprovveduti e agli sciocchi, che le numerose candidature che stanno piovendo rispondono solo e soltanto ad un'esigenza di visibilità personale e di potere». Amara la conclusione: «Se fosse vero il contrario, semplicemente non ci sarebbe più il Pd». La presidente Rosy Bindi, invece, per una volta si schiera dalla parte di Matteo Renzi, anche se giura che non appoggerà mai la candidatura del sindaco di Firenze a segretario dei Democratici. «Sono d'accordo a non cambiare lo statuto – ha spiegato intervistata da SkyTg24 – Lo statuto per un partito è un po’ quello che la Costituzione è per un Paese, non si cambia per quelle che sono le convenienze politiche del momento. Infatti io non lo avrei cambiato lo scorso anno per far partecipare Renzi alle primarie e questa volta non dovremmo cambiare lo statuto perché non intendo ostacolare con una norma cambiata il percorso di qualche candidato, Renzi compreso». Poi però la precisazione, proprio sull’ex rottamatore: «Credo che non lo voterò perché, almeno ad oggi, non riesco a capire cosa voglia. E non perché io faccia fatica a capire ma perché Renzi ancora non ci ha mai detto in modo compiuto quale sia la sua idea di Pd e di Italia. Spero si potrà capire attraverso il congresso. Un congresso che mi auguro sia vero». Dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi arriva un «avvertimento» a Renzi: «Non si cambia l'Italia se non si cambia il Pd – ha scritto sul suo profilo Facebook – Questo è il vero tema del congresso. E il partito non può essere un taxi per la Presidenza del consiglio». Schierata con il sindaco di Firenze la giovane Governatrice del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani: «Come ho già detto in passato, anche con i piedi nel Friuli Venezia posso e voglio contribuire a creare un'autentica alternativa per il Governo nazionale». «Io credo – ha proseguito – che per questa sfida il Partito democratico debba mettere in campo i suoi migliori esponenti, primo fra tutti Matteo Renzi. E il mio impegno sarà quello di dare una mano per ottenere questo risultato, non certo per farlo saltare. Ed è anche ovvio che non sono disponibile a far mettere il mio nome in partite di corrente o in manovre interne di cui a me e soprattutto ai cittadini non interessa nulla. Perciò dico: proviamo a fermare le girandole dei nomi, che ora non servono alla serenità del percorso congressuale del Pd, e tantomeno aiutano il lavoro del Governo». E sul balletto di nomi per la segreteria del Partito Democratico è intervenuto anche il deputato del Pd Dario Ginefra: «Si definisca subito la data del congresso e si fissino le regole per la presentazione di candidature. Occorre evitare questa imbarazzante emorragia di candidati che si sta alimentando. Più idee e meno nomi».

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