È il presidente del Senato Pietro Grasso a scaldare la domenica della politica italiana. In una lunga intervista a La Repubblica l’ex Procuratore nazionale Antimafia abbandona il profilo super partes e attacca senza mezzi termini i «falchi» del Pdl. «Esprimersi dentro una coalizione come una forza di opposizione al governo è quanto di più deleterio possa realizzarsi» accusa. E lancia un avviso a chi intravede la possibilità che si vada in pochi mesi a elezioni anticipate: «La durata della legislatura non è necessariamente legata alla durata del governo. Se venisse meno la fiducia a questo esecutivo, Napolitano non escluderà alcuna possibilità per altre possibili coalizioni». Parole che suonano come una minaccia per il Pdl, praticamente un’apertura a un eventuale accordo con il MoVimento 5 Stelle per la nascita di quel «governo di cambiamento» di bersaniana memoria. E il partito di Berlusconi non può che reagire in maniera compatta. «Grasso ignora i fondamentali della vita democratica e della funzione parlamentare» insorge il capogruppo alla Camera Renato Brunetta. «Da presidente del Senato - continua - pretende di dire lui quali sono i disegni di legge buoni e quelli che neanche vale la pena discutere. Da seconda carica dello Stato pretende di dettare la linea alla prima». Nell’intervista concessa a Repubblica, in realtà, Grasso tocca numerosi aspetti. E un altro di quelli destinati a far discutere è quello della legge elettorale. Attualmente, la riforma del voto è stata subordinata a quella della forma di Stato. Ma il presidente del Senato teme che questo rinvio preluda a un mantenimento del Porcellum. Sul quale pende, peraltro, la pronuncia della Corte Costituzionale che dovrebbe arrivare il prossimo autunno. «Tutti i partiti hanno tuonato contro l’attuale legge - spiega Grasso - e si sono impegnati a cambiarla al più presto. Se glio opposti schieramenti politici sono disponibili ad intese per riformare la Costituzione, perché non approfittare del momento favorevole per approvare parallelamente, con legge ordinaria, magari a iniziativa parlamentare se il governo non vuole prendere iniziative, la nuova legge elettorale?». Grasso si guarda bene dal suggerire l’ipotesi di legge a lui più gradita («la mia posizione istituzionale mi obbliga ad avere un ruolo super partes») ma poi riveste i panni di esponente del Partito democratico quando mette nel mirino l’emendamento presentato dal Pdl al ddl costituzionale sulle riforme, quello che inserisce anche la giustizia tra i temi da trattare: «I principi in questione, dalla separazione delle carriere alla direzione delle indagini, rappresentano un patrimonio insostituibile della democrazia che tutti dovrebbero difendere non come un odioso privilegio di casta, ma come le basi per il controllo della legalità». La replica del Pdl alle dichiarazioni del presidente del Senato è su tutta la linea: «Grasso parla addirittura di una legge elettorale da fare subito anche indipendentemente dalle riforme istituzionali il che è esattamente il contrario di ciò che in materia hanno detto il ministro Quagliariello e il governo» attacca Fabrizio Cicchitto. «E in più - continua - preannuncia già quelle che sono le intenzioni di Napolitano nel caso in cui cada l’attuale governo, bacchetta il Pdl per eccesso di prese di posizione polemiche. Più che un presidente del Senato al di sopra delle parti sembra un misto fra un arcigno "tutor" e un capo tifoso nettamente schierato in una parte del campo. A difesa della seconda carica dello Stato si schiera invece il Partito Democratico. «Le considerazioni di Grasso sono corrette - avvisa la presidente della commissione Affari costituzionali al Senato Anna Finocchiaro - perché è evidente che la nuova legge elettorale sarà la conseguenza della forma di governo e degli assetti parlamentari che sceglieremo. Ma il Parlamento, senza intaccare il percorso avviato con il Ddl costituzionale, deve impegnarsi con urgenza a votare una legge elettorale transitoria che, nel malaugurato caso di voto anticipato rispetto alla scadenza naturale e alla fine del percorso delle riforme, garantisca ai cittadini che non voteranno più col Porcellum». Immediata la controreplica del suo omologo alla Camera, Francesco Paolo Sisto del Pdl: «Per Grasso e Finocchiaro l’accordo sulle riforme e l’iter scandito dal governo contano poco o niente. Ma questo vale solo se lo decidono loro del Pd. Se noi del Pdl proviamo a presentare mezzo emendamento, invece, si grida allo scandalo».
Grasso tifa contro Berlusconi: «Possibili altre maggioranze»
Il Pdl insorge: «Non rispetta il suo ruolo, parla da dirigente del Pd»
