Ottica smart green per una birra come «bio» comanda. È la risposta a quella metà degli italiani che crede, a torto, che la birra sia nata nel Nord Europa. A quei 20 milioni sicuri che la bionda sia colpevole di quel gonfiore al girovita o peggio ancora di qualche chilo di troppo nei punti sbagliati. A chi crede faccia ingrassare. E a quei 3 italiani su 4 che non la portano in tavola a casa propria, convinti stia bene solo con la pizza. Perché davanti a un bicchiere di birra non tutti gli italiani sanno veramente cosa bevono. Nonostante Renzo Arbore è dall’80 che invita i compaesani a fidarsi della bontà e genuinità di questa bevanda antica come la storia dell’uomo in una memorabile campagna pubblicitaria, ci pensa la Carlsberg Italia a chiudere il cerchio, recuperando un altro slogan ma nel nome del rilancio, del profitto e del beneficio ambientale. Chi beve birra campa cent’anni. Se poi la beve alla spina senza gas di spinta, rispetta l’ambiente. In tempi di politiche di riduzione di gas effetto serra, neanche la bionda per eccellenza può esimersi dall’impegno: come? Sostituendo il Pet all’acciaio. Ci ha pensato lo Stabilimento di Induno Olona: 85.000 mq dedicati alla produzione di 7800 ettolitri di birra prodotti al giorno. Nella stessa azienda fondata da Angelo Poretti il 26 dicembre 1877, oggi la riduzione nell’impiego di risorse (acqua, energia, riscaldamento) segna un meno 20%. Tutto sotto lo sguardo vigile di Alberto Fraustin AD Carlsberg Italia, impegnato a capitanare una ciurma di 320 dipendenti e 80 agenti, di cui il 69% è uomo, con un’età media di 43 anni. Per 4000 ore di formazione che contribuisce a un fatturato di 200 milioni di euro l’anno (+5% rispetto il 2011). Per oltre 1 milione di ettolitri venduti lo scorso anno. E Fraustin ne è orgoglioso: «Il nuovo sistema Modular 20 ha rivoluzionato il modo di spinare la birra, aumentandone la freschezza e azzerando l’utilizzo di CO2. È stato calcolato che con la sostituzione di tutti i fusti in acciaio di Carlsberg Italia con fusti in pet (polietilene tereftalato, materiale per contenitori alimentari) solo lo scorso anno abbiamo contribuito a un risparmio di CO2 (anidride carbonica) equivalente a 174 mila alberi. Carlsberg Italia grazie a questa innovazione è ai primi posti nel mondo della multinazionale della birra per investimenti in innovazione e ha lavorato sull’intero Life Cycle Assessment del suo prodotto, per tutte le tipologie e ogni tipo di contenitore. Unico ostacolo che incontra questa innovazione è la grande resistenza al cambiamento che riscontriamo, specialmente in Italia». È questa comunque la direzione in cui va l’azienda birraria, prima al mondo ad aver ottenuto la certificazione EPD.
Una birra italiana come «bio» comanda
La Carlsberg lancia un progetto pilota Nello stabilimento Poretti i fusti sono eco
