Politica

Il Cav torna a FI: «Sarò ancora il numero uno»

Il Pdl resterà come coalizione del centrodestra Lealtà a Letta «ma la giustizia va riformata»

Rifarò Forza Italia e ne sarò ancora il numero uno. L’annuncio di Silvio Berlusconi, nell’aria da tempo e anticipato giovedì da Daniela Santanché, arriva nel Tg1 delle otto. Il Cavaliere spiega meglio qual è il suo disegno: il Pdl non scomparirà ma sarà l’«ombrello» sotto il quale si riuniranno i vari partiti, FI compresa: «Il Popolo delle Libertà resterà come coalizione del centrodestra – rivela – Forza Italia ne farà parte e temo che sarò ancora chiamato a essere il numero uno». Nell’intervista il Cavaliere affronta soprattutto il tema della giustizia, quello che gli sta più a cuore. «Sta succedendo che si cerca di portare a conclusione la guerra dei 20 anni contro Berlusconi – ribadisce – stanno cercando di andarlo a colpire sul piano patrimoniale, dell'immagine e dei suoi diritti politici e addirittura sul piano della sua libertà». Parole di fuoco sul processo Ruby: «È davvero grottesca quella sentenza: c’è una concussione con un concusso che nega di averla subita, c’è un'induzione alla prostituzione con una indotta che nega di aver avuto alcun rapporto. Oltretutto per arrivare a quella sentenza il collegio ha dovuto invitare la Procura a sottoporre ad indagine 32 testimoni a favore. Una cosa che davvero non si è mai vista». Ironica la risposta sulla «guerra» per l’acquisto di Mondadori: «Su Internet girano in questi giorni video in cui si vede com'ero addolorato io dopo il Lodo e video di un'intervista di De Benedetti subito dopo. Basta vedere che ride per capire chi è stato davvero danneggiato». Per questo, ha aggiunto «c’è bisogno di una profonda riforma della giustizia». Il governo Letta, però, ripete il Cavaliere, può continuare a lavorare tranquillo, perché «il nostro sostegno è assolutamente leale». Ma Berlusconi si impegna anche a fare il «pompiere» sugli attacchi arrivati da Renato Brunetta e Daniele Capezzone sulla politica economica: «Le dichiarazioni di qualche esponente del Pdl – sono uno stimolo a fare di più». All’interno del partito continua infatti la guerra tra chi sostiene il lavoro del governo – Alfano e la squadra che sta con lui nell’esecutivo – e i «duri e puri» che la strana maggioranza che sostiene Enrico Letta la vedono come il fumo negli occhi. Incassato il – mezzo – successo su Imu e Iva, la nuova frontiera del dissenso è infatti sui soldi che la pubblica amministrazione ha promesso alle aziende per i mancati pagamenti. Fondi necessari per ridare ossigeno a un settore strangolato dalla crisi e dalla chiusura dei canali di finanziamento delle banche. In mattinata a Enrico Letta arriva la prima «bordata» da parte di Daniele Capezzone che gela le parole di soddisfazione del premier sull’esito del vertice europeo di Bruxelles. «In tutta franchezza, non comprendo bene cosa ci sia da festeggiare. Tutte le questioni più serie restano sul tavolo, di fatto accantonate». Poi, nel pomeriggio, l’affondo insieme a Renato Brunetta per chiedere di sbloccare subito i fondi per pagare le imprese. «Ho depositato una mozione a doppia firma – spiega – che impegna il Governo a valutare tutte le possibili misure per massimizzare ed accelerare gli effetti positivi sul Pil determinati dalle norme in materia di pagamento dei debiti delle Pubbliche amministrazioni. Occorre procedere a concentrare nel secondo semestre 2013 tutte le risorse disponibili a tal fine stanziate anche per il 2014, fino ad esaurimento dello stock di debiti in essere». La risposta arriva da Beatrice Lorenzin, ministro della Salute: «Io rispetto e stimo le idee di molti colleghi che però stanno tenendo delle posizioni che non sono quelle di Berlusconi». E la guerra continua.

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