Politica

Dalla gestione Marcinkus al memoriale di Gotti Tedeschi

Andrea Acalia.acali@iltempo.it Il giro di vite voluto da Papa Francesco con l’istituzione di una Commissione dotata di ampi poteri per indagare sulla situazione dello Ior è la diretta conseguenza...

Il giro di vite voluto da Papa Francesco con l’istituzione di una Commissione dotata di ampi poteri per indagare sulla situazione dello Ior è la diretta conseguenza di quella linea emersa durante le congregazioni preconclave. I guai della «banca vaticana» cominciano con la controversa gestione dell’arcivescovo americano Marcinkus tra il 1971 e il 1989. Secondo alcune ricostruzioni, la nomina di quello che in precedenza era stato l’organizzatore dei viaggi papali, fu voluta da Paolo VI come segno di gratitudine per aver sventato l’attentato nei suoi confronti nelle Filippine. Ma Marcinkus, che non aveva alcuna conoscenza finanziaria, entrò in rotta di collisione con i vertici dello Ior (e con quanti nutrivano l’ambizione di occupare il suo posto). Questo gli fu fatale: conobbe prima Sindona, poi Calvi e finì nel vortice delle inchieste sul riciclaggio di soldi della mafia newyorkese attraverso lo Ior e poi nella vicenda del crack del Banco Ambrosiano, evitando l’arresto grazie al passaporto diplomatico. Nel 1989 Giovanni Paolo II chiama a risanare i conti (e l’immagine) dello Ior l’economista Angelo Caloia. Per vent’anni guida l’Istituto con efficienza e discrezione: i guai provocati dalla gestione Marcinkus sembrano un lontano ricordo. Nel settembre 2009 gli subentra Ettore Gotti Tedeschi. Lo chiama il segretario di Stato card. Bertone ma ben presto i due entrano in contrasto, sostanzialmente su due fronti: il salvataggio del San Raffaele, su cui il banchiere emiliano, prima favorevole, cambia idea, e la legge vaticana sulle norme antiriciclaggio. Il presidente riteneva che alcune modifiche alla legge 127 sulla trasparenza limitassero i poteri di controllo dell’Autorità di informazione finanziaria, presieduta dal card. Nicora. La sfiducia di Gotti Tedeschi arriva il 25 maggio 2012, «ratificata» da un comunicato di una durezza inusuale per la S. Sede, firmato da Carl Anderson, segretario del Consiglio di sovrintendenza. Gotti Tedeschi, temendo per la sua vita, consegna alla segretaria un memoriale riservato da affidare a tre persone e a mons. Gaenswein. Da quel documento, emerso in una perquisizione disposta dalla Procura di Napoli nell’inchiesta su una presunta tangente di Finmeccanica alla Lega, viene fuori il quadro di una lotta feroce tra alti prelati e personaggi vicini ai vertici ecclesiastici per garantirsi il controllo dello Ior. Lo scorso 15 febbraio, quattro giorni dopo l’annuncio della rinuncia di Benedetto XVI , è nominato presidente dello Ior Ernst von Freyberg. Poco dopo, nella Commissione cardinalizia presieduta da Bertone, il card. Nicora è sostituito dal presidente dell’Apsa, il card. Calcagno. Nomine che, ancorché legittime, hanno fatto molto discutere. E infatti nelle congregazioni preconclave lo Ior è stato al centro del dibattito. Ripetuti poi gli interventi di Papa Francesco sul rapporto della Chiesa con il denaro. Ora la svolta definitiva, con la Commissione che preparerà i suggerimenti da sottoporre al giudizio del Pontefice.

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