Politica

Meno Municipi ma più poltrone

Il paradosso della riforma degli enti territoriali di Roma Le giunte aumentano da 4 a 6, gli assessori da 76 a 90

I Municipi diminuiscono ma gli assessori aumentano. Sembra matematicamente impossibile, eppure è così. E avviene solo in Italia. Il riassetto di Roma Capitale varato dal Tuel e recepito nel nuovo Statuto del Campidoglio ha ridotto da 19 a 15 le ex circoscrizioni, prevedendo una riorganizzazione a metà: anziché varare un vero decentramento si è preferito accorpare alla buona quattro Municipi con altri. Così il Centro Storico si è fuso con Prati, il Flaminio con San Lorenzo e via discorrendo. Obiettivo: ridurre i costi. Sono stati così eliminati 24 consiglieri per ciacun Municipio più 4 presidenti e 16 miniassessori (4 per ciascuna circoscrizione). Considerato che ogni eletto prende un migliaio di euro lordi (800 se è lavoratore dipendente) il risparmio è di circa 1,2 milioni l’anno, 100mila euro al mese. Si è colpita, insomma, l’unica classe politica che casta non è per niente. Ma il nuovo Statuto di Roma Capitale prevede che la Giunta sia composta da un numero massimo di assessori non superiore a un quarto degli eletti. Tradotto: 48 consiglieri e 12 assessori. Lo stesso per i Municipi. Tradotto: un presidente, 24 consiglieri e 6 assessori. Così questi ultimi sono passati dai 76 che erano prima della riforma agli attuali 90 (anzi, 88, perché il XV Municipio è stato l’unico a interpretare alla lettera la norma statutaria e varare una Giunta «virtuosa» con soli 4 assessori). Ciascun minisindaco guadagna 3.000 euro lordi, mentre ogni assessore ne prende 2.600 (1.650 netti). Per ogni assessore si spendono 31.200 euro l’anno. Il che significa che prima per 76 assessori si spendevano 2.371.000 euro l’anno (31.200 per ogni assessore), ora se ne spenderanno 2.808.000. Cioè poco meno di milione l’anno in più. Il risparmio reale post-riforma al netto del taglio dei consiglieri e dell’aumento degli assessori è di 722mila euro. Spiccioli rispetto ai soldi che serviranno per pagare per cambiare carta intestata, insegne, cartelli e passi carrabili, secondo quanto denuncia il minisindaco della Garbatella, Andrea Catarci di Sel: «Il Campidoglio dovrà spendere milioni». C’è poi un particolare curioso. In Campidoglio per 12 assessori ci sono circa 120 dirigenti. Il che vuol dire che ogni assessore coordina mediamente 10 dirigenti apicali. E nei Municipi? Il rapporto s’inverte: 60 dirigenti per 90 assessori. Ce n’è abbastanza per mandare in tilt la burocrazia. Il tutto per garantire un posto di lavoro ai portatori d’acqua dei campioni delle preferenze. O a esponenti politici di secondo piano in difficoltà. Anche se non mancano tanti giovani che utilizzano il loro mandato nei Municipi per fare gavetta. Ma, salvo qualche eccezione, l’età media degli assessori municipali e anche di molti Consigli circoscrizionali non è verdissima. L’utilità delle Giunta, poi, è tutta da verificare. Mediamente - dati 2008-2013 alla mano - ogni esecutivo municipale produce una ventina di delibere l’anno, la cui maggioranza reca l’intestazione «conferimento incarico». Più produttivi i consigli, che si attestano su 70 approvazioni tra delibere e ordini del giorno. Dare la colpa agli eletti, però, sarebbe riduttivo. Non si può pensare, infatti, che ente territoriale di prossimità sforni atti e delibere senza averne gli strumenti. E a Roma, come in Italia, il decentramento è una chimera. I Municipi non hanno autonomia contabile, tanto per dirne una. Per qualsiasi impegno di spesa c’è bisogno di uno stanziamento del Campidoglio: o del segretario generale del Comune, o dell’assessore, o del direttore dei dipartimento di turno. L’autonomia amministrativa, inoltre, è poi al di là da venire. Tanto per dirne una: le giunte municipali, dopo la riforma, non potrebbero neppure essere nominate. Almeno nei Municipi accorpati: manca infatti il Regolamento previsto dallo Statuto di Roma Capitale. E non manca giuriprudenza amministrativa in tal senso. A riverlarlo è il consigliere munipale del Centro Storico della Lista Marchi - ed ex senatore del Pd - Lucio D’Ubaldo. «Ho formalizzato il mio netto dissenso alla Presidente Alfonsi per la nomina dei membri della Giunta quando, allo stato degli atti, manca uno strumento normativo fondamentale, quale il Regolamento municipale. È una procedura che sconfina nell’arbitrio e rivela arroganza politica. Spiace notare, in questo approccio davvero trasandato, come la sinistra non avverta il dovere di contenere la bulimia di potere. Inopinatamente, dopo aver ridotto sulla base di una legge della Repubblica da 19 a 15 i Municipi, si passa a una interpretazione disinvolta della norma per aumentare da 76 a 90 il numero dei miniassessori. Siamo allo spreco. È questa la moralizzazione annunciata?». Una presa di posizione che trova il plauso del capogruppo Pdl Luca Aubert: «La presidente Alfonsi non può sottovalutare le osservazioni di D’Ubaldo».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.